Recap

La puntata del 6 ottobre 2026 si apre ancora una volta con la cosiddetta legge Cruciani-Giordano sulla legittima difesa. Viene riproposto il principio sostenuto da Mario Giordano e Giuseppe Cruciani: chi entra nella proprietà altrui con l’intenzione di commettere un crimine dovrebbe perdere ogni tutela rispetto alla reazione della vittima, mentre i familiari dell’eventuale rapinatore morto non dovrebbero poter pretendere risarcimenti.

Cruciani continua a presentarla come una rivoluzione a favore delle vittime di furti e rapine e respinge l’etichetta di “Far West”. Per lui il problema è esattamente opposto: chi viene aggredito o derubato sarebbe oggi costretto a preoccuparsi troppo delle conseguenze giudiziarie della propria reazione.

Francia, proteste e ordine pubblico

Il primo grande scontro politico riguarda però la Francia.

Cruciani contesta la rappresentazione delle proteste come semplici manifestazioni studentesche e definisce criminali e delinquenti coloro che incendiano automobili, cassonetti e provocano scontri nelle città.

Attacca inoltre quella parte della sinistra italiana che, nella sua ricostruzione, guarderebbe con simpatia alla ribellione francese, tirando in ballo anche Ilaria Salis.

Parenzo non difende le violenze di piazza, ma sposta l’attenzione su un altro fronte: il pericolo politico rappresentato, a suo giudizio, da Roberto Vannacci.

Vannacci, Cerno e i “gusti invertiti”

Al centro della discussione ci sono le parole attribuite a Roberto Vannacci nei confronti di Tommaso Cerno, indicato come persona dai “gusti invertiti”.

Cruciani sostiene che utilizzare questa espressione non equivalga automaticamente a essere omofobi. Allo stesso tempo prende le distanze dall’idea che Cerno possa avere spazio televisivo in quanto omosessuale: secondo lui è in TV perché qualcuno considera interessanti le sue opinioni, non per una presunta “quota”.

Parenzo è molto più duro. Considera l’attacco di Vannacci vergognoso e sostiene che il problema diventi ancora più serio quando affermazioni di quel tipo provengono da un politico che potrebbe trasformare le proprie idee in azione legislativa.

È il solito cortocircuito della Zanzara: Cruciani rivendica innanzitutto la libertà di dire cose sgradevoli; Parenzo guarda invece alle conseguenze politiche di quelle parole.

Israele, antisemitismo e libertà di parola

Entra poi nel dibattito anche Alessandro Orsini, attraverso alcune dichiarazioni registrate sul disegno di legge contro l’antisemitismo.

Orsini sostiene che la proposta servirebbe a limitare la possibilità di definire Israele uno Stato terrorista o di paragonarlo al nazismo.

Cruciani contesta questa ricostruzione e afferma che, per quanto ha verificato, il testo non introduce nuovi reati. Ma aggiunge un punto importante: se davvero una legge arrivasse a impedire penalmente a qualcuno di esprimere un’opinione del genere, lui stesso sarebbe contrario e difenderebbe il diritto di pronunciarla, pur giudicandola radicalmente sbagliata.

La discussione torna così sul confine tra contrasto all’antisemitismo e libertà d’espressione, uno dei temi ricorrenti delle ultime puntate.

Il Romano della Zanzara e il modello australiano

A 36:40 entra il Romano della Zanzara, di passaggio a Milano dopo essere arrivato dall’Australia.

Il tema è ancora Vannacci.

Il Romano contesta l’utilizzo politico del cosiddetto “modello australiano”. Secondo lui chi cita l’Australia soltanto per il controllo rigido delle frontiere dimentica completamente che, una volta dentro il Paese, la società australiana è profondamente multiculturale e consente stili di vita, religioni e identità molto differenti.

La sua tesi è provocatoria: Vannacci, a suo giudizio, apprezzerebbe il sistema australiano di blocco degli ingressi ma molto meno la realtà sociale che esiste già nelle città australiane.

Il passaggio dura poco, ma serve a trasformare il “modello Australia” da slogan sull’immigrazione a confronto sul tipo di società che quel Paese rappresenta realmente.

La roba è vita

Prima dell’ingresso dell’ospite successivo torna anche la legittima difesa.

Un ascoltatore sostiene che quando qualcuno ruba un oggetto acquistato con un mese di lavoro sta, in un certo senso, rubando un mese di vita.

Cruciani aderisce alla logica: per molte persone denaro e beni accumulati rappresentano ore, mesi o anni della propria esistenza e non possono quindi essere trattati come qualcosa di completamente separato dalla vita personale.

È uno dei principi con cui continua a giustificare la sua linea durissima sulla proprietà privata.

Francesco Minutillo: “Anche i fascisti hanno diritti”

A 42:25 arriva Francesco Minutillo, avvocato di Forlì, esponente di Futuro Nazionale e autore del libro Anche i fascisti hanno diritti.

Si definisce apertamente fascista e rivendica la propria battaglia contro quello che considera il condizionamento del politicamente corretto.

Parenzo ricostruisce una precedente vicenda disciplinare legata a un termine offensivo scritto su una cartellina utilizzata per identificare un imputato nigeriano. In trasmissione viene ricordata una sospensione professionale di due mesi e il successivo passaggio in Cassazione.

Minutillo dà però una lettura differente dell’esito: sostiene che il termine non sarebbe stato considerato intrinsecamente discriminatorio, ma inopportuno nell’esercizio della professione forense. È la sua interpretazione della decisione, contrapposta alla ricostruzione fortemente critica di Parenzo.

Fascismo, Mussolini e saluto romano

Cruciani passa quindi in rassegna le posizioni politiche dell’avvocato.

Minutillo difende il diritto di dichiararsi fascisti, di commemorare i morti della Repubblica Sociale Italiana e, nei limiti che ritiene compatibili con la legge, anche di effettuare il saluto romano.

Conferma inoltre il proprio giudizio positivo su Benito Mussolini, che definisce il più grande statista italiano e al quale attribuisce un ruolo decisivo nella modernizzazione del Paese.

Rivendica anche una precedente definizione fortemente offensiva nei confronti dei partigiani, pur sostenendo che l’antifascismo dei costituenti fosse molto diverso da quello contemporaneo.

Secondo Minutillo, finché un individuo non ricorre alla violenza e rispetta le regole democratiche, anche il pensiero fascista dovrebbe trovare protezione nei principi costituzionali.

Parenzo ascolta e replica con sarcasmo, ma il confronto vero e proprio con Clizia De Rossi comincia soltanto successivamente.

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