The story

Joe Formaggio torna a La Zanzara e questa volta arriva con tre bossoli appoggiati davanti a sé. Li ha raccolti il giorno precedente durante una battuta di caccia e li porta in studio come simbolo di un discorso molto più ampio: sicurezza, armi e difesa della proprietà privata.

Secondo Formaggio la pazienza di una parte dei cittadini sarebbe ormai al limite. Persone con porto d’armi e fedina penale pulita, sostiene, potrebbero arrivare sempre più spesso a tenere le armi non soltanto per la caccia ma per difendere casa, famiglia e beni dai ladri.

Alla domanda di Cruciani su quanto valgano gli averi rispetto alla vita di chi entra per rubare, Formaggio non mostra esitazioni: mette famiglia e proprietà al di sopra della tutela del rapinatore e sostiene che chi irrompe in casa altrui debba assumersi le conseguenze della propria scelta. :chatgpt-content-reference{index="0"}

Mollo e Roggero come “martiri”

Il ragionamento arriva rapidamente ai casi di Roberto Mollo e Mario Roggero.

Formaggio li definisce “martiri” di quella che considera un’ingiustizia dello Stato verso chi reagisce ai criminali. Prevede inoltre che casi simili aumenteranno finché, nella sua visione, la reazione armata contro chi entra illegalmente nelle proprietà non verrà considerata normale.

Lo stesso approccio viene applicato agli assalti ai portavalori. Formaggio rifiuta l’idea di modificare i percorsi dei mezzi blindati nelle zone più colpite e propone invece un intervento estremamente duro dello Stato, arrivando a evocare esercito e mezzi militari contro le bande armate.

Sono affermazioni che suscitano una reazione immediata in studio, dove vengono contestate come un’incitazione a rispondere alla criminalità con una violenza indiscriminata. :chatgpt-content-reference{index="1"}

La caccia e l’adrenalina

I bossoli portati in studio aprono inevitabilmente anche il capitolo caccia.

Formaggio racconta di andare soprattutto a lepri e descrive l’attesa, il momento del tiro e il recupero dell’animale. Alla domanda su cosa provi quando riesce a colpire una preda, parla di grande soddisfazione, passione e adrenalina.

Il confronto diventa quindi uno scontro più generale sulla legittimità della caccia e sul rapporto con le armi. Formaggio le considera anche strumenti di difesa; dall’altra parte vengono definite strumenti di morte.

Figli gay e relazioni interetniche

Il discorso cambia improvvisamente quando Cruciani gli pone alcune domande sulla famiglia.

Formaggio dice che un figlio omosessuale sarebbe per lui un grande dispiacere e, spinto sul tema, scherza sull’idea di provare a “recuperarlo”. Aggiunge comunque che ogni persona adulta può avere liberamente i rapporti che desidera.

Ancora più netta è la risposta sulla possibilità che una figlia si fidanzasse con un uomo nordafricano: sostiene che per lui sarebbe una tragedia e arriva a parlare di diseredarla.

Le sue affermazioni vengono contestate apertamente come omofobe e razziste, mentre Formaggio le presenta come preferenze personali e familiari. :chatgpt-content-reference{index="2"}

«Ladro morto non ruba più»

La trasmissione recupera poi alcune dichiarazioni precedenti di Formaggio.

Tra queste c’è quella che diventa il centro del blocco: “ladro morto non ruba più”.

Formaggio non la ritira. La presenta come una constatazione brutale e collega nuovamente la propria posizione alla difesa personale, arrivando a paragonare il diritto di reagire ai ladri alla logica con cui, secondo lui, Israele reagisce alle minacce contro la propria sicurezza. :chatgpt-content-reference{index="3"}

Nello stesso passaggio ribadisce anche precedenti dichiarazioni positive su alcune opere realizzate dal fascismo prima dell’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale e richiama la propria vicinanza politica al generale Vannacci e a Futuro Nazionale.

Una “ICE italiana” per la rimigrazione

Formaggio sostiene poi la creazione di una struttura italiana modellata sulla ICE statunitense, dedicata ai controlli sull’immigrazione e alla rimigrazione.

La sua proposta non si limita agli irregolari: nel confronto parla anche di stranieri regolarmente presenti che, nella sua visione, dovrebbero essere riportati nei Paesi d’origine.

Sostiene inoltre che l’immigrazione rappresenti un costo economico e di sicurezza per lo Stato e propone di ridurre sussidi e accesso gratuito ad alcuni servizi, arrivando a ipotizzare assicurazioni sanitarie obbligatorie per determinate categorie di stranieri.

Sono posizioni politiche sostenute da Formaggio nel corso della trasmissione, non dati economici verificati durante il confronto. :chatgpt-content-reference{index="4"}

Un ascoltatore gli contesta questa ricostruzione ricordando quanto il sistema produttivo italiano dipenda anche da lavoratori provenienti da Marocco, Filippine, Nigeria e altri Paesi.

Formaggio replica che, per lui, la questione centrale non è soltanto economica ma riguarda cultura, religione, integrazione e rispetto dell’identità italiana.

Armi nelle scuole

Nel finale si arriva a un’altra proposta destinata ad accendere lo studio: corsi di tiro nelle scuole.

Formaggio sostiene che non vedrebbe nulla di sbagliato nell’insegnare ai ragazzi una conoscenza controllata delle armi, ricordando la propria esperienza militare come armiere e aiuto artificiere.

Messo davanti all’alternativa provocatoria tra un corso sulle armi e una lezione sull’inclusione tenuta da una persona trans, sceglie apertamente la prima ipotesi.

Aggiunge inoltre che non vorrebbe un’insegnante trans per i propri figli. Anche in questo caso la posizione viene contestata frontalmente come discriminatoria. :chatgpt-content-reference{index="5"}

Da tre bossoli sul tavolo si arriva così a un concentrato quasi completo del pensiero di Joe Formaggio: armi, sicurezza, proprietà, immigrazione, rimigrazione, famiglia e identità nazionale. E sul motto che dà il titolo al video non arriva alcuna retromarcia: per lui, se il ladro non c’è più, non potrà tornare a rubare.