The story
Omar Ramo, rapper italiano di origini marocchine, arriva a La Zanzara per spiegare una vicenda diventata rapidamente politica: il video musicale girato bloccando per alcuni minuti la Milano-Meda, una delle strade più trafficate dai pendolari lombardi.
Cruciani parte da una domanda molto semplice: non c’era davvero un altro posto dove girare il video?
Omar non nega l’errore. Parla di una “bravata”, anche se aggiunge che, dal suo punto di vista artistico, potrebbe essere considerata una “performance”. Precisa di scrivere e produrre personalmente la propria musica e rivendica quindi l’idea di aver voluto creare qualcosa di visivamente forte.
Il punto, però, resta la strada bloccata.
Quattro o cinque minuti sulla Milano-Meda
Omar sostiene che il blocco sia durato circa quattro o cinque minuti e contesta le ricostruzioni secondo cui la circolazione sarebbe stata paralizzata molto più a lungo.
Dice inoltre che la strada fosse già molto trafficata e che, durante le riprese, non avrebbe visto automobilisti particolarmente aggressivi: alcuni, racconta, erano incuriositi e qualcuno perfino sorrideva.
Cruciani non accetta la minimizzazione.
La Milano-Meda, ricorda, è una strada utilizzata quotidianamente da migliaia di persone che vanno a lavorare. Anche pochi minuti possono creare problemi a chi deve rientrare a casa, rispettare un appuntamento o affrontare un’emergenza.
Il video, pubblicato sui social, arriva comunque a circa 250 mila visualizzazioni, trasformando quella che Omar descrive come una bravata in un caso nazionale. :chatgpt-content-reference{index="0"}
L’espulsione di Bratan
La conseguenza più pesante riguarda Bratan, amico di Omar e cittadino moldavo coinvolto nel video.
Secondo quanto raccontato in trasmissione, il suo permesso di soggiorno viene revocato e viene disposto il rimpatrio.
Omar considera la misura completamente sproporzionata.
Descrive Bratan come una persona che vive in Italia da 17 anni, lavora, paga contributi, ha un mutuo, una compagna italiana e un figlio italiano. Per lui un episodio del genere, per quanto sbagliato, non può cancellare tutto ciò che una persona ha costruito nel Paese.
Cruciani sostiene invece il principio opposto: chi vive in Italia con un permesso di soggiorno deve sapere che determinate condotte possono avere conseguenze molto più gravi rispetto a quelle affrontate da un cittadino italiano.
Parenzo si schiera più vicino a Omar. Anche secondo lui bloccare una strada è una cosa sbagliata, ma non può essere equiparato a reati violenti e non dovrebbe automaticamente portare all’espulsione. :chatgpt-content-reference{index="1"}
«Una vittima sacrificale»
Omar interpreta il provvedimento anche politicamente.
Sostiene che Bratan sia diventato una sorta di “vittima sacrificale”, utile a lanciare un messaggio politico sull’immigrazione.
Racconta inoltre che inizialmente alcune ricostruzioni lo avevano definito “rapper marocchino”, salvo poi correggersi una volta emerso che lui è cittadino italiano.
Per Omar è il segno di una narrazione costruita innanzitutto sulle origini.
Rivendica comunque l’errore commesso: non sostiene che bloccare la strada fosse corretto, ma considera la reazione pubblica e politica enormemente superiore alla gravità della sua azione.
Arriva Gio Urso
A questo punto entra Gio Urso e la temperatura sale immediatamente.
Urso non vuole sentir parlare né di bravata né di performance.
La sua obiezione è concreta: come potevano sapere che, tra le automobili bloccate, non ci fosse qualcuno con un figlio ferito o una persona che doveva raggiungere urgentemente un ospedale?
Nel confronto viene ricordato anche un episodio personale di Cruciani, che anni prima aveva dovuto percorrere la Pontina con le quattro frecce per portare rapidamente uno dei figli in ospedale.
Per Urso è sufficiente questo: chi blocca una strada decide arbitrariamente del tempo e delle necessità degli altri.
«Remigrazione tutta la vita»
Sull’espulsione di Bratan, Gio Urso è ancora più duro.
Per lui il provvedimento è giusto e dovrebbe rappresentare soltanto l’inizio. Invoca la rimigrazione, propone il ritiro della patente per chi partecipa a simili blocchi e sostiene che la risposta dello Stato debba essere esemplare.
Poi sposta il bersaglio direttamente su Omar.
Quando viene ricordato che il rapper è italiano, Urso contesta la definizione sul piano identitario: essendo figlio di genitori marocchini, secondo lui Omar non sarebbe “completamente 100% italiano”.
È una posizione personale di Urso, contestata immediatamente dagli altri presenti.
Arriva quindi a dire che rimanderebbe anche Omar in Marocco, nonostante sia cittadino italiano.
Omar reagisce accusandolo di qualunquismo di destra e gli ricorda che cittadinanza e origini familiari sono due cose differenti. :chatgpt-content-reference{index="2"}
Precedenti e riscatto
Durante lo scontro emerge anche il passato di Omar.
Il rapper ammette di avere avuto precedenti, senza però entrare nel dettaglio di tutti gli episodi. Precisa di aver pagato per gli errori commessi, di non essere stato in carcere e di aver sempre lavorato.
Cruciani insiste su un punto: proprio perché oggi Omar vuole presentarsi come una persona che si è riscattata, dovrebbe evitare di trasformare comportamenti illegali in “performance artistiche”.
Omar accetta in parte l’obiezione e ribadisce di non voler glorificare i propri errori.
Il problema, per lui, resta la proporzione tra responsabilità e conseguenze.
Italianità, “maranza” e 40 mila euro al polso
Il confronto termina in pieno stile Zanzara.
Urso continua a chiamare Omar “maranza” e a insistere sulle sue origini marocchine. Omar gli risponde osservando che, per abbigliamento e atteggiamento, sembra quasi più “maranza” lui.
Urso replica esibendo un orologio che dice valere circa 40 mila euro.
Omar chiude il punto con una risposta semplice: avere soldi non significa automaticamente avere ragione.
Da una strada bloccata per pochi minuti si arriva così a discutere di espulsioni, cittadinanza, rimigrazione, origine familiare e appartenenza nazionale.
Omar ammette di aver fatto una sciocchezza ma considera eccessive le conseguenze inflitte a Bratan. Gio Urso non concede nulla: per lui chi blocca una strada deve pagare pesantemente e le origini straniere restano centrali anche quando davanti ha un cittadino italiano.













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