The story
Gianluca Locicero entra a La Zanzara presentato come fighter di MMA, ex rapinatore ed ex ultras. Il tema scelto da Cruciani è quello delle ronde che nelle ultime settimane stanno comparendo in alcune periferie italiane, soprattutto nell’area milanese.
Il punto di partenza è una distinzione: esistono gruppi di cittadini che presidiano pacificamente il territorio e altri che finiscono invece per affrontare fisicamente persone considerate sospette o responsabili di aggressioni.
Locicero chiarisce subito da che parte sta.
«Venti persone, passamontagna e modo militare»
Alla domanda su quale tipo di ronde preferisca, Locicero immagina gruppi composti da una ventina di persone, con passamontagna e un’organizzazione molto rigida.
Dice che le ronde dovrebbero essere condotte in maniera “certosina” e “quasi militare”, senza cellulari, riprese o ricerca di visualizzazioni sui social. Nella sua visione il punto non è costruire un personaggio online, ma intervenire direttamente contro chi crea problemi nel quartiere.
Cruciani gli fa notare che, tradotto in pratica, il rischio è quello di passare dal presidio alla violenza. Locicero non sembra particolarmente interessato alla distinzione e insiste sul concetto di “insegnare l’educazione” a chi si comporta male.
Cicalone e Carabella
Il discorso finisce inevitabilmente su Cicalone, diventato un riferimento mediatico quando si parla di sicurezza urbana e degrado.
Locicero lo prende in giro sostenendo che, a forza di documentare situazioni violente, abbia finito anche per prenderle personalmente. Critica inoltre Simone Carabella, ricordando uno scontro avvenuto durante una manifestazione contro le restrizioni Covid e citando Giuliano Castellino.
Il tono è apertamente provocatorio: Locicero rivendica un modello molto diverso da quello del vigilante con la telecamera. Per lui una ronda efficace dovrebbe essere organizzata senza trasformarsi in contenuto social.
«Meglio un criminale italiano che uno straniero»
Il confronto si sposta quindi sull’immigrazione e sulle carceri.
Locicero sostiene apertamente di preferire un criminale italiano a uno straniero e motiva la posizione anche con la propria esperienza carceraria. Secondo il suo racconto, l’elevata presenza di detenuti stranieri contribuirebbe al sovraffollamento e peggiorerebbe le condizioni dei detenuti italiani.
La tesi diventa volutamente paradossale: le carceri italiane, dice, dovrebbero essere innanzitutto “per gli italiani”.
Cruciani ironizza trasformando la posizione in uno slogan: i criminali italiani vogliono stare più comodi.
Locicero racconta poi alcuni episodi della propria detenzione e ricorda un ex compagno di cella cinese con il quale dice di avere avuto un buon rapporto. Da lì il blocco devia per qualche minuto sulla vita quotidiana in carcere, dall’assenza del bidet fino alle modalità con cui i detenuti gestiscono la sessualità.
«Se toccano mia madre arriviamo noi»
Quando la discussione torna finalmente alle ronde, arriva il passaggio più netto.
Locicero racconta che sua madre vive in una zona popolare di Padova e sostiene che, se venisse importunata o rapinata mentre va a fare la spesa, lui e i suoi sodali arriverebbero nel giro di mezz’ora per “sistemare la situazione”.
In studio gli viene fatto notare che questo compito dovrebbe spettare alla polizia. Ma Locicero respinge il modello istituzionale e continua a presentare l’intervento diretto del proprio gruppo come risposta concreta alla criminalità.
È qui che emerge la vera distanza tra semplice controllo di quartiere e giustizia privata.
Le provocazioni su Parenzo
Il finale si sposta su David Parenzo. Locicero scherza sull’idea di aiutarlo politicamente simulando addirittura un attentato contro la sua automobile per farne aumentare il consenso.
Parenzo respinge duramente la provocazione e dice di non volere alcun rapporto con una persona che definisce criminale.
Cruciani chiede quindi a Clizia De Rossi se consideri Locicero un pericoloso fascista. Lei ridimensiona la questione e lo liquida soprattutto come un personaggio grottesco, ma da lì il confronto tra i due precipita rapidamente negli attacchi personali.
Locicero la colpisce sull’identità e sull’abbigliamento; De Rossi replica ricordando i propri studi e accusandolo di essere un delinquente. La discussione diventa sempre più personale fino alla chiusura forzata del collegamento.
Al netto della rissa verbale, il punto politico resta chiarissimo: Locicero non propone ronde simboliche o semplicemente dissuasive, ma gruppi organizzati con disciplina quasi militare e pronti a intervenire direttamente. Ed è proprio questa trasformazione del cittadino da osservatore a soggetto che “sistema” i problemi a rendere il confronto uno dei più estremi della puntata.













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