The story
Paco da Belluno torna a La Zanzara e questa volta il suo bersaglio principale non è Roberto Vannacci, ma Giuseppe Cruciani. Paco sostiene che il conduttore, nelle ultime settimane, sia diventato troppo nervoso con chi critica il generale: manda a quel paese gli ascoltatori, chiude le telefonate e, secondo lui, tratta molto meglio chi arriva in trasmissione per difendere l’area vannacciana.
Cruciani respinge l’accusa e rivendica esattamente il contrario: chiunque voglia attaccare Vannacci è benvenuto, purché accetti il linguaggio e il ritmo della trasmissione.
«Stai facendo propagando»
Paco insiste e lo accusa di essere salito ancora una volta sul carro di quello che considera il possibile vincitore del momento, come secondo lui sarebbe già accaduto in passato con Matteo Salvini e la Lega.
Nel mezzo nasce anche il tormentone linguistico del blocco. Paco, che dice di parlare soprattutto dialetto bellunese e di fare fatica con l’italiano, utilizza più volte “propagando” al posto di “propaganda” o “fare propaganda”. Cruciani glielo fa immediatamente pesare e il termine diventa una delle armi dello scontro.
Sul piano politico Paco ribadisce di avere già affrontato personalmente Vannacci in televisione e racconta di avergli detto che, a suo giudizio, il libro del generale sarebbe servito soprattutto come trampolino per entrare in politica. Non dice però di voler lasciare l’Italia in caso di successo di Vannacci e non mostra particolare paura per la rimigrazione.
La sua contestazione è più semplice: Cruciani dovrebbe trattare allo stesso modo vannacciani e anti-vannacciani.
«Questa è La Zanzara»
Cruciani non accetta la lezione. Quando Paco gli dice che dovrebbe essere più tranquillo con chi entra per contestare Vannacci, risponde che quella aggressività fa parte del programma: “Questa è La Zanzara”.
Paco ribatte che, se non sopporta più il contraddittorio, dovrebbe andarsene. A quel punto Cruciani propone provocatoriamente di portarlo in teatro contro un gruppo di fascisti.
L’idea dura pochi secondi, perché il fascista arriva direttamente al telefono.
Entra Mario da Massa
Cruciani passa la linea a Mario da Massa, che si dichiara apertamente fascista. Appena sente Paco, Mario lo liquida come “il nulla mescolato al niente” e gli dice che, quando la sua area politica andrà al governo, dovrà “rigare dritto”.
Il primo equivoco riguarda perfino la cittadinanza di Paco. Mario sembra non sapere che sia italiano e reagisce incredulo quando Cruciani glielo chiarisce. Paco, di origini senegalesi ma cittadino italiano, risponde immediatamente agli attacchi e lo deride per il suo fascismo e per il sostegno a Vannacci.
Da quel momento la discussione diventa quasi impossibile da contenere: Mario continua a parlare di disciplina, Paco lo provoca, Cruciani alimenta lo scontro e Parenzo osserva il confronto tra due personaggi politicamente agli antipodi.
Fascismo e Vannacci
Alla domanda diretta, Mario conferma senza problemi di essere fascista e anche di sostenere Roberto Vannacci. Paco reagisce ridendo e considera quell’abbinamento una conferma delle proprie critiche all’ambiente che ruota attorno al generale.
Mario, invece, non percepisce alcuna contraddizione. Rivendica apertamente le proprie idee e continua a ripetere che con un governo della sua parte politica persone come Paco dovrebbero “rigare dritto”.
Il confronto assume quindi un significato più ampio della semplice lite personale: Paco, che accusa Cruciani di favorire i vannacciani, si ritrova davanti proprio un sostenitore di Vannacci che si definisce fascista senza tentare di attenuare il termine.
«Ronde, manganelli e taser»
Cruciani decide allora di testare Mario sulla sicurezza. Gli chiede se parteciperebbe alle ronde che in alcune città vengono organizzate da gruppi di cittadini.
Mario risponde immediatamente di sì: starebbe “in prima linea”. Non si ferma alle ronde e invoca anche manganelli e taser, richiamando continuamente i concetti di ordine e disciplina.
Paco reagisce con una raffica di insulti e considera quelle parole la dimostrazione di una mentalità autoritaria. Mario lo accusa a sua volta di essere un buffone e i due continuano a sovrapporsi finché la regia è costretta a chiudere il confronto.
Nel finale interviene anche un altro ascoltatore, Sante da Monopoli, schierandosi dalla parte di Paco e attaccando Mario.
Il blocco finisce esattamente dove era iniziato: Paco accusa Cruciani di stare facendo “propagando” per Vannacci; pochi minuti dopo si trova a discutere con un ascoltatore che si dichiara contemporaneamente fascista, vannacciano e favorevole alle ronde. Una coincidenza che, per Paco, sembra valere più di qualsiasi argomento.













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