The story

Simone Leoni arriva nello studio de La Zanzara dopo un intervento pubblico che David Parenzo aveva particolarmente apprezzato. Presentato in trasmissione come responsabile dei giovani di Forza Italia, Leoni aveva attaccato frontalmente l’area politica di Roberto Vannacci: parlando di femminicidio aveva invitato chi contesta quella fattispecie a ripetere le proprie posizioni davanti alle famiglie delle vittime, per poi contrapporre la tradizione berlusconiana della politica fondata su “amore, sogni e speranza” a quella che attribuisce a Vannacci, fatta invece di “odio, disprezzo e paura”. La frase più pesante arriva subito dopo: «Noi con questa gentaglia non dobbiamo avere nulla a che fare».

Lo scontro sul femminicidio

Cruciani lo mette immediatamente alla prova proprio sul reato di femminicidio. Leoni lo difende sostenendo che il diritto penale distingue già gli omicidi in base a modalità, motivazioni e circostanze e che anche l’uccisione di una donna in un contesto di possesso, violenza e rifiuto della sua libertà possa quindi ricevere una qualificazione specifica.

Cruciani contesta completamente l’impostazione e considera quella distinzione una battaglia ideologica che rischia di discriminare gli uomini. Per lui l’omicidio deve essere punito duramente indipendentemente dal sesso della vittima. Leoni insiste invece sul movente e sul fenomeno che la norma intende colpire. Nel confronto cita anche un dato di oltre 500 femminicidi negli ultimi cinque anni, cifra presentata da lui in trasmissione e contestata sul momento da Cruciani.

«Vannacci ci fa perdere»

Il punto politico diventa ancora più netto quando Cruciani propone la propria formula per il centrodestra: Meloni, Tajani e Vannacci insieme. Leoni è contrario. Il suo ragionamento è elettorale: sostiene che una candidatura comune con Vannacci allontanerebbe una parte degli elettori moderati e finirebbe per favorire proprio Schlein, Conte e il centrosinistra. Per questo definisce provocatoriamente quella possibile alleanza un “accordo Schlein”.

Quando Cruciani gli chiede perché utilizzi la parola “gentaglia”, Leoni precisa che non sta parlando genericamente degli elettori, ma di un certo modo di fare politica. Richiama dichiarazioni e proposte che associa all’area vannacciana su disabilità, persone nere e omosessualità e sostiene che la politica non dovrebbe costruire consenso andando direttamente contro determinate categorie di persone.

Sul fronte dei diritti civili la distanza è ancora più evidente: Leoni si dice personalmente favorevole anche al matrimonio tra persone dello stesso sesso e rivendica la libertà di coscienza sui temi etici all’interno di Forza Italia. La sua domanda è molto semplice: se due uomini o due donne si sposano, che cosa tolgono agli altri?

Entra Shane Samuele Proshka

A quel punto viene presentato Shane Samuele Proshka, 22 anni, di origini albanesi ed esponente di Futuro Nazionale. Il primo argomento è la rimigrazione. Proshka si dice favorevole all’allontanamento degli stranieri che delinquono, degli irregolari e anche di chi, nella sua visione, rifiuta di integrarsi nella cultura italiana.

Quando Cruciani lo porta sull’Islam, Proshka precisa di riferirsi soprattutto agli estremisti e a chi vorrebbe imporre la sharia o la propria religione agli altri. Leoni gli contesta comunque che molte delle misure che propone coincidano almeno in parte con rimpatri e politiche già sostenute dal centrodestra, mentre Proshka giudica insufficiente quanto fatto finora.

Poi parte il vero “test di vannaccismo”.

Gay, Putin e Mussolini

Alla domanda se essere gay sia normale, Proshka risponde di no. Motiva la propria posizione sostenendo che la relazione uomo-donna e la procreazione rappresentino il modello naturale della sessualità. Cruciani e Leoni lo incalzano immediatamente, facendogli notare che il sesso non viene praticato esclusivamente per avere figli.

Alla scelta secca tra Putin e Zelensky, Proshka sceglie Putin e dice che preferirebbe essere governato dal presidente russo. Sul fascismo sostiene che Mussolini sia stato un dittatore ma anche uno “statista” che, pur avendo commesso gravi errori, avrebbe fatto a suo giudizio anche cose positive. Parenzo reagisce duramente, mentre il confronto arriva anche alla Decima MAS, verso la quale Proshka dichiara rispetto.

Sull’immigrazione ribadisce che chi arriva dovrebbe adottare la cultura italiana e che chi vuole imporre modelli religiosi radicali dovrebbe essere allontanato.

Aborto, trans e Gay Pride

Il test continua sull’aborto. Proshka non propone di abolire la legge, ma dice di condividere l’idea di far ascoltare alla donna il battito e, parlando a titolo personale, descrive l’interruzione di gravidanza come soppressione di una vita.

Sulle persone LGBT le distanze con Leoni diventano enormi. Proshka sostiene che non bisognerebbe trasformarne la presenza in uno “spettacolo”, esprime forti riserve sull’idea di un conduttore transgender in televisione e, parlando di un insegnante trans, dice che dipenderebbe dal “messaggio” trasmesso. Considera inoltre il Gay Pride inutile ed esibizionista, sostenendo che le persone gay abbiano già tutti i diritti.

Nel finale Cruciani chiede a Leoni se i due possano politicamente andare d’accordo. La risposta sintetizza tutto il blocco: Leoni vuole battere la sinistra, ma pensa che proprio Futuro Nazionale possa far perdere il centrodestra. Proshka respinge completamente questa lettura.

Due ragazzi poco più che ventenni, entrambi collocati a destra, ma con idee quasi opposte su alleanze, femminicidio, diritti LGBT e modello politico. È questo il vero centro dello scontro: non destra contro sinistra, ma due idee completamente diverse di che cosa debba essere la destra italiana.