The story

Augusto Bassi arriva nello studio de La Zanzara in doppio petto, 49 anni, presentato come giornalista e reduce da un recente viaggio in Russia. Cruciani lo introduce come un sostenitore di Vladimir Putin e basta pochissimo perché il confronto con David Parenzo degeneri.

Bassi definisce Putin uno statista con “nervi d’acciaio”, capace a suo giudizio di resistere a enormi pressioni internazionali, e richiama la propria esperienza in Russia per sostenere una visione molto positiva del Paese. Parenzo reagisce accusandolo di fare il cantore del regime e lo invita provocatoriamente a trasferirsi lì se considera la Russia migliore dell’Occidente.

Ma quello è soltanto l’antipasto.

La “cupola transumanista”

Cruciani introduce un precedente intervento di Bassi sulla cosiddetta “cupola transumanista”, che secondo lui starebbe modificando profondamente la società occidentale. Nel suo racconto, questa struttura avrebbe prima “mascolinizzato” la donna attraverso il modello della carriera e dell’indipendenza economica, e contemporaneamente “svirilizzato” l’uomo favorendo remissività e omosessualità.

Quando Cruciani gli chiede chi componga concretamente questa cupola, Bassi risponde che il vero potere sarebbe nelle mani di chi controlla il credito: una “oligarchia finanziaria” che, secondo la sua teoria, riuscirebbe attraverso la moneta a condizionare governi, popoli e famiglie.

Fa i nomi di grandi dinastie finanziarie e ambienti internazionali come Rockefeller, Rothschild, Morgan e Davos. Sono affermazioni presentate da Bassi come una propria ricostruzione, senza che nel blocco vengano fornite prove a sostegno dell’esistenza di una simile struttura coordinata.

Rockefeller dietro l’emancipazione femminile

Bassi porta il ragionamento ancora più avanti e sostiene che dietro una parte dell’emancipazione femminile ci sarebbe stata una precisa convenienza economica delle élite.

Richiama una storia secondo cui la famiglia Rockefeller avrebbe favorito l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro per poter tassare una porzione più ampia della popolazione e allontanare i figli dalla struttura familiare tradizionale.

Precisa di non essere contrario in assoluto alla carriera femminile: se una donna vuole lavorare e realizzarsi professionalmente, dice, è libera di farlo. La sua tesi riguarda invece quella che definisce la “direzione sociale” del fenomeno, che a suo giudizio punterebbe alla disgregazione progressiva di famiglia, comunità e Stati nazionali.

Parenzo esplode. Per lui è assurdo sostenere che una donna lavori perché qualcuno a Davos o una famiglia finanziaria abbia deciso di spingerla in quella direzione. Lo scontro diventa immediatamente personale e violentissimo.

Omosessualità e famiglia

Cruciani porta quindi Bassi su un altro punto della sua teoria: l’omosessualità.

Bassi sostiene che sia stata “nobilitata” e promossa dall’industria culturale e arriva a collegarne la maggiore visibilità contemporanea al medesimo progetto di indebolimento della famiglia tradizionale. Parenzo gli chiede se stia seriamente sostenendo che qualcuno possa diventare omosessuale perché vede determinati modelli nei film o nei media.

Bassi parla anche di “ferite narcisistiche” come possibile origine dell’omosessualità in alcuni individui, presentando una spiegazione personale che non viene accompagnata da evidenze scientifiche nel corso della trasmissione.

Quando Cruciani gli domanda apertamente se esista, secondo lui, una sorta di lobby omosessuale finalizzata alla distruzione della famiglia, Bassi torna alla “cupola transumanista”: l’omosessualità sarebbe uno degli strumenti utilizzati per indebolire il nucleo familiare.

Parenzo reagisce ricordando che rapporti omosessuali e culture non eterosessuali esistono da millenni e richiama provocatoriamente la Grecia antica e Saffo per contestare l’idea che si tratti di un fenomeno fabbricato dalla società contemporanea.

Aborto e libertà individuale

Il confronto passa poi all’aborto. Bassi lo definisce personalmente un omicidio, ma precisa un punto importante: pur essendo contrario, dice di non voler imporre la propria posizione agli altri.

È uno dei pochi momenti in cui il confronto rallenta e distingue tra convinzione morale personale e proposta politica. Subito dopo, però, si torna al consueto livello di scontro personale tra Bassi e Parenzo.

Dalla rimigrazione al “riapprodo”

Nel finale Cruciani chiede a Bassi della rimigrazione. Qui arriva la proposta lessicale più surreale del blocco.

Secondo Bassi, Vannacci sbaglia a utilizzare proprio quella parola perché “rimigrazione” ricorda troppo “segregazione”. Propone quindi di sostituirla con “riapprodo”, termine che dovrebbe evocare il ritorno alle origini degli immigrati.

Bassi costruisce intorno alla parola una vera narrazione: il migrante che torna alla propria terra d’origine, in particolare all’Africa nel caso degli africani. Quando il discorso arriva alle coppie miste, sostiene che anche il meticciato farebbe parte del processo di indebolimento delle identità nazionali.

Il piano Kalergi

Da qui il passaggio al piano Kalergi è immediato. Bassi sostiene che l’immigrazione di massa in Europa sarebbe collegata ancora una volta alla sua “cupola transumanista” e a un progetto delle élite volto a modificare la composizione delle popolazioni europee.

Parenzo respinge frontalmente questa ricostruzione e la definisce una teoria complottista priva di fondamento. Lo scontro termina con Bassi che ribadisce di non volersi rassegnare a un’Italia profondamente trasformata dall’immigrazione e Parenzo che giudica razzista il modo in cui descrive gli africani.

Il confronto si chiude così con due visioni totalmente incompatibili della società: per Augusto Bassi dietro femminismo, trasformazioni della famiglia, omosessualità e immigrazione esiste una regia economico-finanziaria globale; per David Parenzo si tratta di una costruzione complottista che trasforma fenomeni sociali complessi in un unico grande piano orchestrato dall’alto.