L’articolo
Caterina Collovati entra a La Zanzara partendo da una testimonianza di una coppia che racconta di aver condiviso ad Amsterdam un’esperienza con una sex worker. La sua reazione è immediata: considera quel comportamento degradante e sostiene che, quando in una relazione viene meno lo stimolo sessuale, sarebbe meglio affrontare il problema o separarsi piuttosto che cercare altrove esperienze di quel tipo. Cruciani la definisce ancora una volta la “moralista” della trasmissione; Collovati respinge l’etichetta e rivendica invece di avere principi morali molto precisi, distinguendo nettamente tra amore, affetto e pulsioni sessuali.
Arriva Julia Roccuzzo
A quel punto Cruciani introduce Julia Roccuzzo, dominatrice professionista che lavora con clienti sottomessi all’interno di pratiche BDSM consensuali. Roccuzzo precisa che non ha rapporti sessuali con i propri clienti e descrive la sua attività come un lavoro fondato su dominazione, fetish e giochi di sottomissione concordati in anticipo.
Il dettaglio che incendia subito lo studio riguarda uno dei suoi presunti clienti: Roccuzzo afferma infatti che tra le persone che frequentano le sue sessioni ci sarebbe anche un noto conduttore televisivo, del quale però non fa il nome. Specifica che con lui non svolgerebbe pratiche particolarmente estreme, ma soprattutto fetish legati all’adorazione dei piedi e delle ascelle. È un racconto della stessa Roccuzzo, che non viene verificato nel corso della trasmissione.
Collovati reagisce con incredulità e dice di non credere che un personaggio televisivo conosciuto possa pagare volontariamente per essere sottomesso. Cruciani le fa notare che essere un conduttore TV non rende una persona diversa dalle altre e che, se un adulto desidera quel tipo di esperienza, non vede perché dovrebbe essere considerato impossibile.
Pagare per essere sottomessi
Il vero scontro comincia quando Roccuzzo spiega che i suoi clienti pagano proprio per ricevere un trattamento dominante. Alcuni scelgono pratiche leggere, altri cercano esperienze più intense, sempre secondo modalità che lei definisce concordate. Racconta anche di aver incontrato quella stessa mattina a Milano una persona conosciuta che avrebbe richiesto una sessione di sottomissione.
Collovati non riesce ad accettare il principio: per lei pagare qualcuno affinché ti maltratti o ti umili è una forma di perversione che non dovrebbe essere normalizzata. Roccuzzo ribatte che nessuno viene costretto, che i clienti la cercano volontariamente e che il BDSM si basa proprio sulla presenza di adulti consenzienti che conoscono in anticipo ciò che avverrà.
La dominatrice racconta inoltre di lavorare soltanto in location attrezzate e su prenotazione. Dice di non accettare neofiti o semplici curiosi, perché vuole persone che sappiano già che cosa significa entrare in una dinamica di sottomissione. Spiega anche di aver aperto una partita IVA per servizi alla persona, dettaglio che diventa inevitabilmente materiale per le battute dello studio.
Consenso, limiti e denaro
La discussione si sposta sulle pratiche fisicamente più impegnative. Roccuzzo insiste sul fatto che i clienti sappiano in anticipo che cosa stanno richiedendo e sostiene di conoscere i limiti necessari per evitare conseguenze serie. Collovati, al contrario, arriva a chiedersi se un’attività simile non debba essere vietata e parla di possibile approfittamento di persone che considera psicologicamente fragili.
Roccuzzo rifiuta completamente questa impostazione: secondo lei i clienti non sono vittime, ma persone che cercano consapevolmente proprio quelle sensazioni. Racconta inoltre che alcuni le pagano viaggi, biglietti e regali semplicemente perché traggono piacere dal compiacerla. Dice di essersi trasferita a Torino anche per essere più vicina alle città nelle quali organizza i propri tour professionali.
Il confronto si fa personale quando Collovati sostiene che chi chiede determinate esperienze dovrebbe farsi curare. Roccuzzo replica che mentre è in collegamento con La Zanzara continua a ricevere messaggi da persone che le chiedono sessioni, rivendicando quindi l’esistenza di una domanda concreta e molto più diffusa di quanto Collovati immagini.
Due idee opposte di normalità
Nel finale emergono anche richieste che la stessa Roccuzzo descrive come molto estreme. Lei sostiene però che chi le formula rappresenti soprattutto un pericolo per se stesso e non automaticamente per gli altri. Collovati è di opinione opposta e ritiene che davanti a certe richieste sarebbe necessario coinvolgere professionisti o autorità invece di trattarle come una normale fantasia.
Lo scontro resta quindi irrisolto fino alla fine. Per Caterina Collovati la sottomissione a pagamento è il sintomo di qualcosa che non funziona e non dovrebbe essere normalizzato; per Julia Roccuzzo è invece un’attività consensuale tra adulti, con regole, limiti e clienti perfettamente consapevoli di ciò che stanno chiedendo. In mezzo c’è il mistero del presunto conduttore televisivo “schiavizzato”, di cui Roccuzzo non rivela l’identità ma che diventa inevitabilmente il simbolo di tutto il blocco.













Commenti