L’articolo

Sara Heels arriva nello studio de La Zanzara con una definizione già pronta: è la “regina del dangling”, il movimento con cui il piede fa dondolare una scarpa o una ciabatta, diventato per alcuni appassionati un vero e proprio contenuto fetish.

Sara è veneta, ha una figlia adolescente, un compagno di lunga data e un normale lavoro in una multinazionale. Parallelamente, però, dal 2023 vende online materiale dedicato soprattutto ai propri piedi: fotografie, video, contenuti con calze e calzini e richieste personalizzate.

Il dangling, racconta, non sarebbe nemmeno nato come una posa studiata. Dice di avere sempre avuto l’abitudine di dondolare inconsciamente la ciabatta mentre lavora o è seduta, scoprendo soltanto dopo che quel movimento aveva un nome e soprattutto un pubblico.

Dalle foto su Instagram al business dei piedi

L’inizio sarebbe arrivato quasi per caso: una ragazza la contatta su Instagram e le chiede fotografie dei piedi. Sara racconta che fino a quel momento non conosceva affatto quel mondo.

Da lì comincia a sperimentare e scopre una nicchia disposta a pagare. Un semplice video dei piedi, spiega, può costare circa 5 euro al minuto. Alla domanda su quanto riesca a guadagnare, evita di fornire una cifra mensile precisa e dice semplicemente di utilizzarlo per arrotondare.

Corregge anche una ricostruzione proposta in studio: non si sarebbe già “rifatta una casa” grazie ai piedi. Il suo obiettivo sarebbe piuttosto quello di finanziare una casa su un terreno dove tiene anche il proprio cavallo.

Sara dice inoltre di metterci la faccia, non soltanto i piedi, e di non considerare ciò che fa qualcosa di cui vergognarsi.

Attrice o “prostituzione virtuale”?

Il vero scontro nasce quando Sara si definisce attrice.

In studio la definizione viene contestata e il dibattito si sposta immediatamente sul significato della sua attività. Vendere immagini erotiche o fetish di una parte del proprio corpo equivale a prostituirsi?

Sara dice di no e sottolinea soprattutto un elemento: non fa incontri reali. Il rapporto con chi acquista i contenuti rimane virtuale.

La controparte insiste invece sulla mercificazione del corpo e parla apertamente di “prostituzione virtuale”. Sara respinge la definizione e sostiene che mostrare e vendere immagini dei propri piedi non possa essere equiparato a un rapporto sessuale in cambio di denaro.

La discussione diventa quindi molto più ampia del semplice fetish: libertà di utilizzare il proprio corpo, denaro, erotismo online e confine tra lavoro, performance e sessualizzazione.

«Ho iniziato per una questione economica»

Sara non nasconde il punto di partenza: dice esplicitamente di avere cominciato per una ragione economica.

Ma sostiene che in seguito il rapporto con quel mondo sia cambiato. Racconta di avere conosciuto persone interessanti e di aver cominciato a interpretare la propria attività anche come qualcosa capace, secondo lei, di produrre un effetto positivo su chi la segue.

È qui che arriva la parte più surreale del blocco.

Piedi e salute della prostata

Sara racconta di avere visto un servizio televisivo in cui un urologo parlava di una possibile associazione tra frequenza dell’eiaculazione e salute prostatica, citando il numero di 21 volte al mese.

Da questa informazione costruisce un ragionamento personale: suo padre è morto nel 2010 per un tumore alla prostata e, se i suoi contenuti spingono alcuni uomini a masturbarsi, lei sente in qualche modo di contribuire anche al loro benessere.

Si tratta del collegamento personale proposto da Sara durante la trasmissione, non di una dimostrazione medica che i suoi contenuti abbiano un effetto preventivo sul tumore alla prostata.

Lei stessa riconosce apertamente la componente sessuale: considera ipocrita negare che molti dei suoi follower guardino i suoi piedi proprio per eccitarsi e masturbarsi.

La discussione si accende ulteriormente quando le viene contestato di utilizzare una vicenda familiare dolorosa per giustificare o promuovere il proprio business. Sara replica di stare semplicemente raccontando la verità e di non provare alcuna vergogna per ciò che fa.

Finalmente il Feet Rating

A quel punto Cruciani arriva alla parte inevitabile: il Feet Rating della regina del dangling.

Sara toglie le scarpe e parte l’analisi. Numero 38. Il piede sinistro viene descritto come piccolo, con dita piuttosto corte e arco abbastanza regolare. Cruciani nota il mignolo leggermente piegato verso l’interno e quello che interpreta come un principio di alluce valgo.

Passa poi alla classificazione estetica della forma del piede, collocandolo a metà tra “egizio” e “greco”. Il giudizio non è particolarmente generoso: tra 5 e mezzo e 6.

Sul piede destro la valutazione cambia poco. Cruciani vede un alluce leggermente più inclinato, torna sulle dita corte e conferma sostanzialmente lo stesso voto.

Per una donna che ha costruito un secondo lavoro proprio sull’estetica dei piedi, la sentenza è spietata: la regina del dangling, secondo il tribunale podologico della Zanzara, non supera il sei.