The story
Ugo Rossi si collega a La Zanzara direttamente dalla Russia, dove racconta di trovarsi per seguire le elezioni della Duma come osservatore. Cruciani lo presenta ricordando il suo legame con Futuro Nazionale, la vicinanza politica a Roberto Vannacci e le sue posizioni apertamente favorevoli a Vladimir Putin. A David Parenzo basta questo per partire all’attacco: secondo lui quelle consultazioni non meritano nemmeno di essere chiamate elezioni. Le ribattezza infatti provocatoriamente “eRezioni”, sostenendo che servano soltanto a mostrare ancora una volta il potere di Putin e che gli osservatori internazionali chiamati a certificarne la regolarità siano in realtà persone politicamente già vicine alla Russia.
Elezioni o “eRezioni”?
Parenzo descrive il voto russo come una farsa priva di una vera opposizione e sostiene che alcuni osservatori stranieri vengano invitati proprio perché ideologicamente affini al Cremlino. Nella sua ricostruzione, viaggio e soggiorno diventerebbero parte di un meccanismo destinato a offrire una legittimazione internazionale a un processo già scritto. Rossi respinge completamente questa lettura. Dice che alle elezioni sono stati ammessi numerosi partiti e ribalta l’accusa parlando invece delle regole elettorali italiane, che considera costruite per ostacolare le forze minori.
Per Rossi il punto è semplice: Putin avrebbe un consenso autentico perché in Russia si vive bene. Racconta di aver visitato Mosca e altre città e descrive un paese ordinato, sicuro e con poca criminalità. Sostiene inoltre che non ci siano i problemi di immigrazione e delinquenza che, a suo giudizio, caratterizzano molte città europee, e attribuisce a Putin il merito di aver risollevato una Russia che alla fine degli anni Novanta si trovava in condizioni molto peggiori. Parenzo lo invita sarcasticamente a rimanere lì, arrivando a utilizzare contro di lui la stessa parola cara all’area vannacciana: “remigri” in Russia, se la considera tanto migliore dell’Italia.
Lavrov meglio di Tajani
Il confronto diventa ancora più duro quando Cruciani chiede a Rossi se, da italiano, preferisca Sergej Lavrov ad Antonio Tajani. Rossi non esita: dice di considerare Lavrov un grande ministro e sostiene che almeno il responsabile della diplomazia russa difenderebbe gli interessi del proprio paese, mentre accusa Tajani di preoccuparsi maggiormente dell’Ucraina.
Per Parenzo questa risposta conferma il problema politico rappresentato da Rossi: un esponente italiano di Futuro Nazionale che elogia apertamente il governo russo e preferisce un ministro di Mosca a quello del proprio paese. Il conduttore lega quindi Rossi direttamente al mondo politico di Vannacci e parla di un putinismo esasperato presente dentro quell’area.
«Zero LGBT, zero woke»
La discussione si sposta poi sulla società russa. Alla domanda sulla presenza di movimenti LGBT, Rossi risponde che proprio la loro assenza sarebbe uno degli aspetti che più apprezza. Racconta di aver partecipato a eventi, spettacoli e cerimonie nei quali, a suo dire, non avrebbe trovato contenuti LGBT o “woke” e descrive quell’ambiente come più elegante e tradizionale.
Il ragionamento si fa ancora più esplicito quando Rossi sostiene che, tornando in Italia, sarà ancora più convinto della necessità di combattere quella che definisce “ideologia woke” e i movimenti LGBTQ, che associa a finanziamenti di Soros e di non meglio precisati poteri stranieri. Parenzo gli chiede allora se approvi anche le restrizioni russe alle manifestazioni LGBT. Rossi risponde che tutta la propaganda che considera LGBT o woke dovrebbe essere eliminata dalle scuole e ridotta anche negli spazi pubblici e televisivi. Richiama inoltre il vecchio sistema delle fasce protette in TV e sostiene che ai giovani vadano trasmessi messaggi che considera positivi e non contenuti legati alla sessualità.
Parenzo: «Lei è un traditore della patria»
È qui che Parenzo alza definitivamente il livello dello scontro. Dice che Rossi gli fa ridere finché resta un personaggio marginale, ma che inizierebbe a preoccuparlo se entrasse in Parlamento. Lo definisce ripetutamente “traditore della patria”, perché considera inaccettabile che un politico italiano prenda la Russia come modello mentre Mosca viene descritta come un paese ostile agli interessi italiani.
Parenzo arriva a paragonare la posizione di Rossi a quella di chi, dopo l’8 settembre, fosse rimasto schierato con i nazisti. Richiama inoltre un episodio che attribuisce a un drone russo e al ministro Crosetto per rafforzare l’idea che la Russia rappresenti oggi un avversario dell’Italia. Rossi ribalta immediatamente l’accusa: per lui i veri traditori sarebbero invece gli esponenti politici italiani che inviano armi e denaro all’Ucraina e che, secondo la sua lettura, antepongono gli interessi di Kiev a quelli degli italiani.
Il blocco finisce quindi con due accuse perfettamente speculari. Parenzo considera Rossi un italiano che guarda a Mosca invece che al proprio paese; Rossi considera il sostegno italiano all’Ucraina una forma di tradimento degli interessi nazionali. In mezzo restano Putin, Vannacci, Lavrov, le elezioni della Duma e un modello russo che per Rossi rappresenta ordine e valori tradizionali, mentre per Parenzo è esattamente l’opposto: un sistema autoritario trasformato in esempio politico.













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