L’articolo

La puntata parte da una lunga serie di editoriali nei quali Giuseppe Cruciani e David Parenzo tornano a confrontarsi sui temi politici e di cronaca che hanno segnato l’inizio della nuova stagione.

Tra i primi casi affrontati c’è quello delle parole attribuite ad Aurelio De Laurentiis su Elly Schlein. Cruciani contesta le accuse di sessismo e difende la possibilità di utilizzare espressioni anche molto dure nei confronti di un personaggio politico. Parenzo considera invece quel linguaggio una forma di maleducazione che non aggiunge nulla alla critica politica.

Si torna poi sul caso dell’uomo bengalese accusato di aver molestato una tredicenne a Torino, sulla decisione giudiziaria che ha evitato la detenzione e sulle reazioni che ne sono seguite. Cruciani insiste sul tema della sicurezza e sull’esasperazione di una parte dell’opinione pubblica; Parenzo rifiuta invece di trasformare l’origine dell’accusato nell’elemento centrale del caso.

Nello stesso blocco entrano anche il confronto tra Roberto Vannacci e Mario Monti, il caso di un borseggiatore morto a Venezia e le polemiche per la presenza di Simone Cicalone al seguito dei Carabinieri durante un intervento a Bologna.

Fausto da Genzano e l’8 settembre

Con Fausto da Genzano la trasmissione entra direttamente nella storia del fascismo italiano.

Nel giorno dell’anniversario dell’8 settembre 1943, Fausto definisce quella data il momento in cui, secondo lui, “i vili” sarebbero diventati eroi. Si dichiara apertamente fascista, rivendica la propria vicinanza a Roberto Vannacci e difende perfino l’alleanza dell’Italia fascista con la Germania nazista.

Le sue parole scatenano una reazione violentissima di Parenzo e di alcuni ascoltatori.

La discussione culmina alle 19:42, quando la trasmissione manda in onda il proclama con cui Pietro Badoglio annunciò l’armistizio con gli Alleati. Il documento storico diventa a sua volta parte della provocazione radiofonica, con Fausto e Parenzo collocati su fronti completamente opposti nella lettura dell’8 settembre.

Simone Carabella e la protesta durante la preghiera islamica

Il blocco più lungo riguarda Simone Carabella, tornato in trasmissione dopo la protesta organizzata in un parco di Mestre durante una preghiera islamica.

Carabella racconta di essersi presentato con un panino contenente carne di maiale, di aver cantato l’inno italiano e di essersi rivolto ai presenti. Rivendica tutto come una provocazione deliberata e sostiene di voler reagire a ciò che considera una progressiva occupazione degli spazi pubblici da parte della comunità islamica.

Alla base della protesta, secondo Carabella, ci sarebbero anche testimonianze di donne che avrebbero avuto difficoltà ad attraversare il parco durante le preghiere e dichiarazioni attribuite all’imam locale. Si tratta di affermazioni riportate da Carabella durante l’intervento, non verificate autonomamente nella trasmissione.

Parenzo lo accusa invece di essere andato deliberatamente a disturbare persone che stavano esercitando il proprio diritto di pregare.

Carabella conferma di essere andato lì proprio per disturbare simbolicamente quella situazione e contesta anche il Daspo da Venezia ricevuto dopo l’episodio.

Stojanovic contro Carabella: Islam, Costituzione e provocazione

L’arrivo di Igor Stojanovic trasforma la discussione in uno scontro frontale.

Stojanovic accusa Carabella di costruire provocazioni per ottenere visibilità e guadagni sui social. Il punto centrale della sua posizione è il diritto costituzionale alla libertà religiosa: se delle persone vogliono pregare in un luogo nel quale è consentito farlo, sostiene, devono poterlo fare senza essere disturbate.

Carabella replica sostenendo che il problema non sia soltanto la singola preghiera, ma la presenza dell’Islam nella società italiana. Arriva a dichiararsi contrario a manifestazioni pubbliche legate al Ramadan e ad altre espressioni della religione islamica che considera incompatibili con la tradizione italiana.

Il confronto si sposta così dalla singola provocazione di Mestre a una questione molto più ampia: fino a dove arriva la libertà religiosa e dove comincia il conflitto culturale?

Livio Ghidelli, Lega Nord e borseggiatrici

Più avanti arriva Livio Ghidelli, che auspica un ritorno alla vecchia Lega Nord e un ridimensionamento della leadership di Matteo Salvini.

Il confronto prende rapidamente una piega ancora più radicale quando si parla di criminalità e borseggiatrici. Ghidelli approva l’utilizzo di vernice per marcare chi viene sorpreso a rubare e arriva a proporre l’isolamento dalla società di chi non lavora e delinque.

Stojanovic reagisce richiamando continuamente lo Stato di diritto e contestando l’idea di attribuire responsabilità collettive ai Rom.

Lo scontro prosegue sul caso del borseggiatore morto a Venezia. Stojanovic sostiene che, se una terza persona gli avesse provocato illegittimamente la caduta o delle lesioni, sarebbe corretto accertarne la responsabilità indipendentemente dal fatto che la vittima avesse appena commesso un furto.

Ghidelli porta invece il discorso sul terreno della responsabilità personale, sostenendo che chi delinque non possa utilizzare il bisogno economico come giustificazione.

Rita De Crescenzo e la scimmietta Mimì

Nel finale il tono cambia completamente con il collegamento di Rita De Crescenzo dall’Egitto.

La protagonista mostra Mimì, una piccola scimmia acquistata sul posto e accudita con latte, pannolino e altre attenzioni. De Crescenzo spiega di volerla portare in Italia e dice di essersi rivolta a un avvocato per capire come riuscirci.

A contestarla interviene Riccardo Manca, che concentra la propria critica sul benessere dell’animale e sulle norme che regolano il commercio e il trasferimento di specie protette.

Per Manca la scimmia non dovrebbe diventare un animale domestico né un elemento da mostrare sui social: dovrebbe invece essere affidata a una struttura adeguata e, quando possibile, ricondotta a un ambiente compatibile con la sua natura.

Lo scontro si allarga quando Manca ricorda anche alcuni video nei quali De Crescenzo mostrava dei granchi destinati alla cucina. Rita respinge completamente la critica, sostenendo che mangiare granchi sia una pratica normale.

La puntata termina così nel più classico cortocircuito della Zanzara: da Badoglio e il fascismo alla libertà religiosa, dai Rom alle borseggiatrici, fino alla battaglia per il destino di una scimmietta egiziana.