L’articolo
Daniele Petillo arriva nello studio de La Zanzara con un curriculum e una serie di dichiarazioni che Giuseppe Cruciani presenta immediatamente come materiale perfetto per il finale di puntata. Ex appartenente alla Folgore, istruttore ed esaminatore nel mondo del paracadutismo, Petillo racconta di formare istruttori anche negli Stati Uniti e di stare aprendo una scuola nella Bergamasca. Sul piano politico non prova però a smussare nulla: si definisce apertamente fascista, mostra i tatuaggi legati alla Folgore e dichiara il proprio sostegno a Roberto Vannacci.
«Sono molto fascista»
Il confronto parte già con una provocazione sul saluto romano e sul pugno chiuso, ma Cruciani porta rapidamente Petillo sul terreno storico. Gli chiede direttamente se consideri Benito Mussolini un grande statista. La risposta è affermativa.
Petillo elenca quelle che considera realizzazioni positive del regime, citando infrastrutture, lavoro, pensioni e Patti Lateranensi. Dallo studio gli vengono immediatamente ricordati gli aspetti più oscuri del fascismo e la fine di Mussolini a Piazzale Loreto. Petillo, però, non arretra e racconta di essere già stato proprio a Piazzale Loreto, sostenendo di esserci andato per rendere omaggio a Mussolini e insultare i partigiani responsabili della sua uccisione.
Arriva anche a richiamare il motto “Dux mea lux”, confermando che la definizione di fascista non gli viene attribuita dall’esterno ma è rivendicata direttamente da lui.
Il maschilismo: sette mogli e una donna «sotto le indicazioni dell’uomo»
Cruciani passa quindi a un altro elemento della scheda dell’ospite: Petillo si definisce anche maschilista. Lui collega la propria posizione al fatto che, a suo giudizio, nel dibattito pubblico venga dato molto spazio ai femminicidi e troppo poco alla violenza psicologica che alcune donne eserciterebbero sugli uomini.
Quando gli viene chiesto quale modello familiare preferirebbe, il discorso diventa ancora più netto. Petillo dice che, se dipendesse da lui, un uomo dovrebbe potersi sposare con sette mogli. Cruciani gli fa notare che una simile impostazione richiama semmai alcuni modelli presenti nel mondo islamico; Petillo risponde provocatoriamente che qualcosa di buono dall’Islam lo importerebbe.
Il passaggio successivo riguarda il ruolo della donna. Può lavorare? Per Petillo sì, ma “sotto le indicazioni del proprio uomo”. Aggiunge che dovrebbe inoltre cucinare, lavare i piatti e adempiere ai doveri della vita sessuale di coppia. Una visione che nello studio viene immediatamente definita medievale e troglodita, mentre lui continua a sostenerla senza particolari correzioni.
Da Vannacci ai “maranza”
La conversazione torna poi sull’attualità milanese. Petillo racconta un episodio avvenuto su un mezzo pubblico diretto verso Bergamo: alcuni ragazzi che identifica come “maranzini” avrebbero fatto rumore e fumato una sigaretta elettronica davanti agli altri passeggeri, reagendo male quando due donne hanno chiesto loro di smettere.
Per Petillo l’episodio rappresenta un problema di rispetto e autorità. Sostiene provocatoriamente che comportamenti simili sarebbero molto meno tollerati in altri contesti sociali e culturali e utilizza il racconto per introdurre la propria ricetta contro chi crea disordini.
Cruciani gli chiede quindi senza giri di parole cosa farebbe concretamente con i cosiddetti maranza. La prima risposta è altrettanto diretta: «Ci vuole l’olio di ricino».
Olio di ricino, manganelli e parà a Milano
Cruciani gli fa notare immediatamente che l’olio di ricino richiama uno dei simboli della violenza squadrista fascista. Petillo passa allora a un’altra soluzione: “quattro manganellate”. La discussione si collega ai militari inviati a Milano e alla sua esperienza personale nella Folgore, compreso il periodo trascorso nell’operazione Strade Sicure a Firenze tra il 2013 e il 2014.
È qui che la proposta raggiunge il punto più estremo. Petillo immagina i paracadutisti schierati in zone come il Duomo con equipaggiamento militare ed evoca perfino l’utilizzo di un’arma per sparare alcuni colpi in aria come deterrente. Secondo lui, una dimostrazione di forza di quel tipo sarebbe sufficiente a far cessare immediatamente i disordini.
Cruciani lo incalza proprio sulla concretezza di questa visione: soldati armati, colpi in aria e armi successivamente puntate verso chi crea problemi. Petillo non presenta la scena come una semplice battuta e continua a sostenere la necessità di una presenza molto più intimidatoria rispetto a quella attuale.
Un personaggio che non cerca attenuanti
L’intervento di Daniele Petillo colpisce soprattutto perché quasi nessuna delle etichette utilizzate durante la trasmissione viene respinta dall’interessato. Fascista? Sì. Maschilista? Sì. Vannacciano? Sì. Mussolini grande statista? Anche. E quando si arriva all’ordine pubblico, la risposta resta coerentemente improntata alla forza: olio di ricino, manganelli e militari utilizzati come deterrente.
Non è quindi necessario che Cruciani estremizzi molto le sue posizioni: è Petillo stesso a farlo. Nel giro di pochi minuti riesce a mettere insieme nostalgia del fascismo, famiglia patriarcale, poligamia maschile e una concezione militarizzata della sicurezza pubblica.
La sua apparizione diventa così uno dei finali più radicali della puntata del 22 ottobre: un ex Folgore che non cerca di rendere più presentabili le proprie idee e che, al contrario, sembra divertirsi proprio nel portarle fino alle conseguenze più provocatorie.













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