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La puntata del 23 settembre parte da uno dei terreni ormai permanenti dello scontro tra Giuseppe Cruciani e David Parenzo: la legittima difesa. Al centro c'è il caso di Roberto Mollo, camionista indagato per omicidio volontario dopo aver sparato contro un uomo che, secondo la ricostruzione discussa in trasmissione, stava entrando nella sua proprietà. Cruciani prende una posizione durissima: per lui la distinzione tra chi aggredisce e chi subisce deve essere netta e chi viene assalito in casa non può essere chiamato, nel momento della paura, a valutare traiettorie, proporzioni e intenzioni del ladro. Parenzo, al contrario, richiama il principio della proporzionalità della difesa e viene mandato in onda anche un intervento di Piercamillo Davigo secondo cui, se l'aggressore sta fuggendo, viene meno la situazione che giustifica la legittima difesa.
Vannacci, gonne e integrazione
Il discorso scivola rapidamente su Roberto Vannacci. Cruciani difende come semplice provocazione la battuta del generale sulle donne “senza gonna” e attacca quella che considera un'indignazione sproporzionata. Nella stessa apertura nasce anche un confronto su Paolo Mieli e sull'integrazione linguistica: Cruciani respinge l'idea che l'integrazione passi anche attraverso una maggiore conoscenza dell'arabo da parte degli italiani, sostenendo che chi arriva in Italia debba innanzitutto imparare l'italiano. Parenzo considera invece la riflessione più interessante e meno assurda di come viene presentata dal collega.
Nel mezzo trovano spazio anche il programma Roast in Peace, le battute di Stefano Rapone contro i due conduttori e la reazione di Cruciani alle letture secondo cui sarebbe stato “demolito”: ricorda che il format impone agli ospiti di stare zitti mentre vengono bersagliati dai comici e contesta quindi l'idea di un vero confronto perso sul campo.
Jonatan da Prato: «Il ladro ha sempre torto»
A 22:50 torna Jonatan da Prato, questa volta completamente concentrato sulla legittima difesa. La sua posizione è ancora più radicale di quella di Cruciani: se qualcuno entra in una proprietà per rubare e il proprietario reagisce per paura, sostiene, la vicenda dovrebbe chiudersi lì anche nel caso in cui l'intruso muoia.
Jonatan se la prende soprattutto con la politica di centrodestra, accusata di parlare da anni di sicurezza e difesa domestica senza avere prodotto, secondo lui, una normativa sufficientemente chiara. Cruciani ne raccoglie lo sfogo e rilancia: arriva a sostenere che, anziché risarcire i familiari di un ladro morto, bisognerebbe capovolgere il principio e prevedere forme di risarcimento per chi ha subito il furto o la rapina. È una proposta politica formulata in trasmissione, non la descrizione della legge vigente.
Il tema si incrocia nuovamente con Vannacci quando una chiamatrice accusa il generale, per la battuta sulle gonne, di contribuire a una cultura dannosa nei confronti delle donne. Cruciani respinge con forza il collegamento.
Simone Leoni contro Vannacci
A 36:48 entra in studio Simone Leoni, esponente dei giovani di Forza Italia. Parenzo lo accoglie quasi come il rappresentante di una destra liberale alternativa a quella di Vannacci. Il primo terreno di scontro è il reato di femminicidio: Leoni lo difende e sostiene che non tutti gli omicidi possano essere trattati allo stesso modo, perché movente e rapporto tra vittima e autore hanno rilievo nel diritto penale.
Cruciani considera invece la nuova fattispecie il risultato di una battaglia ideologica e teme che costruisca una categoria penale fondata sul sesso. Leoni replica che il punto non è criminalizzare gli uomini, ma colpire in modo specifico chi uccide una donna in un contesto di possesso, violenza e rifiuto della libertà della vittima.
Lo scontro si allarga poi direttamente a Futuro Nazionale. Leoni definisce “gentaglia” chi porta avanti determinate posizioni e cita in particolare le dichiarazioni su disabili, persone nere e omosessuali. Sostiene inoltre che un'alleanza con Vannacci possa fare perdere al centrodestra più voti di quanti ne porterebbe, spingendo parte dell'elettorato moderato altrove.
Sul piano dei diritti civili Leoni si dice personalmente favorevole anche al matrimonio tra persone dello stesso sesso e rivendica la libertà di coscienza tradizionalmente concessa da Forza Italia sui temi etici.
Shane Samuele Proshka e il “test di vannaccismo”
A 51:05 entra Shane Samuele Proshka, 22 anni, esponente di Futuro Nazionale e di origini albanesi, messo immediatamente a confronto con Leoni. Cruciani lo sottopone a una sorta di “test di vannaccismo”.
Proshka si dichiara favorevole alla rimigrazione, specificando di voler espellere criminali, irregolari e persone che, nella sua visione, non si integrano nella società italiana. Parlando di Islam precisa poi di riferirsi agli estremisti e a chi vorrebbe imporre la sharia.
Le posizioni diventano ancora più nette sui temi civili. Proshka afferma di non considerare l'omosessualità “normale”, collegando la propria idea alla procreazione e alla relazione uomo-donna. Leoni lo contesta immediatamente. Alla scelta secca tra Putin e Zelensky, Proshka indica Putin; parlando di Mussolini lo definisce uno “statista” pur riconoscendo gli errori del regime, suscitando la reazione di Parenzo.
Sull'aborto dice di non voler eliminare la legge, ma personalmente descrive l'interruzione di gravidanza come soppressione di una vita e sostiene l'idea di far ascoltare il battito prima della decisione. È contrario inoltre alla trasformazione dell'identità LGBT in spettacolo pubblico, critica il Gay Pride e mostra forti riserve sulla presenza di persone transgender in determinati ruoli televisivi o scolastici.
Il confronto finale fotografa due destre quasi inconciliabili. Leoni vuole tenere Vannacci e Futuro Nazionale fuori dalla coalizione per battere la sinistra; Proshka rivendica invece proprio quelle posizioni identitarie che Leoni considera un ostacolo politico e culturale. La puntata, in questa versione, si ferma a 58:40.













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