L’articolo
Chantal Cocciolo torna a La Zanzara con una posizione che manda immediatamente in cortocircuito lo schema politico più prevedibile: è una donna trans, sostiene Roberto Vannacci, ha la tessera di Futuro Nazionale e non vede alcuna contraddizione tra la propria identità e le idee del partito. Alla domanda su come possa una persona trans essere “vannacciana”, risponde che le opinioni politiche non dipendono dal genere o dall’orientamento sessuale. Anzi, osserva ironicamente che proprio la sinistra ha sostenuto per anni che l’identità personale non debba determinare automaticamente le idee politiche, salvo poi sorprendersi quando una persona LGBT sceglie la destra.
«Non credo nella comunità LGBT»
Cocciolo prende le distanze anche dal concetto stesso di comunità LGBT. Dice di non sentirsi parte di alcuna comunità costruita attorno all’identità sessuale o di genere e rifiuta l’idea che le persone trans debbano avere necessariamente una rappresentanza politica comune. Il punto più provocatorio arriva quando Cruciani le chiede se consideri la transessualità una malattia o un disturbo. Cocciolo risponde di sì nel senso della disforia, e sostiene che proprio il riconoscimento di una condizione medica sia, nella sua visione, alla base dell’accesso alle terapie ormonali gratuite. Non presenta quindi la propria posizione come un insulto verso le persone trans, ma come una lettura medica e personale della propria esperienza.
La sua impostazione è rigidamente binaria: per Cocciolo esistono uomo e donna e non sente il bisogno di introdurre ulteriori categorie. Racconta anche come abbia gestito concretamente la questione dei bagni pubblici: finché i suoi documenti riportavano il sesso maschile utilizzava quello degli uomini, mentre dopo la rettifica anagrafica utilizza quello delle donne. Cruciani porta la conversazione sul terreno più zanzaresco possibile e le chiede perfino come urini; Cocciolo risponde senza particolare imbarazzo.
Trans e favorevole alla rimigrazione
Il confronto si sposta rapidamente sulla rimigrazione. Cocciolo si dice favorevole all’allontanamento di chi delinque e degli irregolari, precisando però che chi vive e lavora regolarmente in Italia non rientra nella sua idea di rimigrazione. Per lei essere trans non significa quindi dover aderire automaticamente alle posizioni della sinistra su immigrazione, identità o sicurezza.
È proprio qui che racconta uno degli episodi che, a suo dire, l’avrebbero allontanata dagli ambienti progressisti. Cocciolo sostiene che a Milano una parte consistente degli episodi di omofobia e transfobia che ha conosciuto personalmente provenisse da persone straniere, in particolare da contesti culturali islamici. Racconta di aver segnalato un caso a un’associazione di sinistra e di essersi sentita rispondere che non poteva essere trattato pubblicamente in quei termini. È una ricostruzione personale, contestata immediatamente in studio, ma Cocciolo la utilizza per spiegare perché oggi dica di essersi sentita più discriminata a sinistra che dentro Futuro Nazionale.
Antifascismo e Futuro Nazionale
La discussione diventa poi apertamente politica. Cocciolo viene incalzata sull’antifascismo e sul fatto che Futuro Nazionale venga accusato dai suoi avversari di muoversi ai margini della tradizione costituzionale antifascista. Lei rifiuta l’idea di dover pronunciare una dichiarazione obbligatoria solo perché qualcuno gliela chiede: non accetta il principio secondo cui chi non si dichiara immediatamente antifascista debba automaticamente essere considerato fascista.
Cruciani difende il diritto di Cocciolo a sostenere Vannacci senza dover superare una sorta di esame identitario preventivo. La posizione della sua avversaria in studio è opposta e molto più rigida: senza una dichiarazione esplicita di antifascismo, sostiene, un movimento come Futuro Nazionale non dovrebbe nemmeno poter operare politicamente. Cocciolo liquida però questa impostazione e continua a rivendicare la propria autonomia: si può essere trans, favorevoli alla rimigrazione e sostenitori di Vannacci senza sentirsi un paradosso vivente.
Nel finale il confronto scivola anche sul tema della natalità. Viene ricordata una posizione critica verso chi mette al mondo molti figli per ragioni legate a crisi climatica ed ecoansia, e da lì parte l’ennesimo scontro sulla genitorialità e sulle coppie omosessuali. Cocciolo prova a rovesciare il ragionamento chiedendo perché, se avere figli viene descritto come irresponsabile, contemporaneamente si rivendichi con tanta forza il diritto alla genitorialità per tutti.
Il nucleo del blocco resta però un altro: Chantal Cocciolo rifiuta l’idea che essere trans comporti automaticamente un’identità politica progressista. Si definisce attraverso la propria esperienza personale, considera la disforia un disturbo, sostiene una concezione binaria del sesso e del genere, appoggia la rimigrazione di irregolari e criminali e continua a militare nell’area di Vannacci. Una combinazione che manda in tilt gli schemi degli interlocutori molto più della sua identità di genere.













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