L’articolo
Modou Gueye e Jolly Time partono da un punto che, almeno sulla carta, potrebbe perfino unirli: il degrado va combattuto, chi delinque deve risponderne e le forze dell’ordine devono poter fare il proprio lavoro. Da lì, però, il terreno comune dura pochissimo. Jolly Time, influencer di origine nigeriana che vive a Bologna, racconta di girare per la città documentando spaccio, consumo di droga e situazioni di degrado, mentre Modou contesta radicalmente il metodo, le frequentazioni politiche e soprattutto la trasformazione di questi interventi in una battaglia contro l’immigrazione.
Jolly Time: «Uniamoci contro il degrado»
Cruciani presenta Jolly come un personaggio diventato molto discusso proprio per i video realizzati a Bologna. Lui sostiene di intervenire quando vede persone consumare droga nei parchi, anche davanti ai bambini, e dice di non picchiare né provocare nessuno. Racconta di essere stato accusato di essere fascista, razzista o provocatore perché alcune persone di destra ed estrema destra hanno iniziato a sostenerlo e a presentarsi accanto a lui durante le sue iniziative. Jolly respinge però l’idea che questo definisca automaticamente ciò che fa: per lui il problema dovrebbe essere smettere di dividersi tra destra e sinistra e “unirsi contro il degrado”.
Il suo attacco politico è soprattutto rivolto alla sinistra, che accusa di difendere o giustificare chi crea problemi invece di schierarsi con chi prova a contrastarli. Si dichiara favorevole alle forze dell’ordine e alla rimigrazione degli irregolari e di chi delinque, sostenendo che determinati comportamenti di una parte degli immigrati finiscano per danneggiare anche l’immagine degli stranieri onesti e integrati. Jolly dice inoltre di essersi trovato bene con il governo Meloni, pur precisando di non avere ancora diritto di voto in Italia.
Modou: «Le ronde le deve fare la polizia»
Modou entra nel confronto furioso, ma chiarisce immediatamente un punto: non ha alcun problema con carabinieri, polizia o vigili e riconosce anzi il ruolo delle forze dell’ordine nella sicurezza quotidiana. Ciò che contesta è che gruppi di privati possano trasformarsi in pattuglie informali. Per lui le ronde spettano allo Stato e la presenza di Jolly accanto a personaggi dell’estrema destra rende il fenomeno ancora più preoccupante. Arriva a parlare di una logica che gli ricorda lo squadrismo e accusa Jolly di frequentare persone che, nella sua lettura, non lavorano affatto per l’integrazione.
Lo scontro diventa particolarmente duro quando Modou contesta la generalizzazione tra immigrazione e degrado. Sostiene che il consumo di droga nei parchi non possa essere presentato come un problema esclusivamente straniero e ricorda il contributo di milioni di immigrati che lavorano e vivono regolarmente in Italia. Anche la critica indiscriminata alla sinistra viene respinta: secondo Modou, lavoro, sanità, istruzione e integrazione dovrebbero essere il centro del discorso politico, non una continua contrapposizione tra italiani e migranti.
Il paradosso dell’arrivo irregolare
Il punto più forte dello scontro arriva quando emerge la storia personale dello stesso Jolly. Nel corso della discussione viene ricordato che anche lui arrivò inizialmente in Italia in maniera irregolare e ottenne successivamente la possibilità di restare dopo aver raccontato la propria situazione alle autorità competenti. Modou utilizza immediatamente questo elemento contro di lui: se all’epoca fossero state applicate le politiche di respingimento che oggi Jolly sostiene, dice, probabilmente non avrebbe potuto costruirsi la vita che ha oggi in Italia.
Jolly non considera la propria vicenda una contraddizione. La sua posizione è che chi arriva debba rispettare le regole, integrarsi e non creare problemi; aggiunge che, se gli italiani decidessero democraticamente di non volere più determinati flussi migratori, avrebbero il diritto di farlo. Modou ribatte che proprio l’esperienza di Jolly dovrebbe renderlo più consapevole della complessità di chi arriva senza documenti e poi riesce a integrarsi.
Degrado, politica e integrazione
Cruciani cerca più volte di riportare il confronto alla domanda iniziale: qual è concretamente l’errore di Jolly quando filma una situazione di degrado? Modou risponde che il problema non è documentare lo spaccio o chiamare la polizia, ma il contesto politico costruito intorno a quelle immagini, le ronde e l’alleanza con ambienti che considera razzisti e di estrema destra. Jolly, invece, sostiene che non gli interessi l’appartenenza politica di chi lo appoggia e che sarebbe disposto a collaborare con chiunque voglia migliorare la sicurezza delle città.
Alla fine restano quindi due visioni che partono da una premessa comune e arrivano a conclusioni opposte. Jolly Time vede degrado, immigrazione irregolare e debolezza dello Stato come problemi strettamente collegati; Modou Gueye separa invece criminalità e provenienza e considera pericoloso lasciare che la sicurezza diventi terreno per ronde e mobilitazioni politiche private. Entrambi dicono di voler combattere il degrado. Il problema è che non sono minimamente d’accordo su chi debba farlo, con quali strumenti e soprattutto contro chi.













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