L’articolo

Gianmario Invernizzi e Modou Gueye trasformano il finale de La Zanzara in uno scontro frontale su cittadinanza, immigrazione e criminalità. Da una parte Invernizzi, capogruppo di Futuro Nazionale al Comune di Lodi e dirigente lombardo del movimento, propone una linea durissima contro i cosiddetti “maranza”: chi delinque dovrebbe essere rimpatriato e, anche quando possiede la cittadinanza italiana, questa dovrebbe poter essere revocata. Dall’altra Gueye, cittadino italiano di origine africana, rifiuta completamente la distinzione: chi commette un reato deve essere giudicato, non trasformato in un cittadino di serie B.

Invernizzi: «I maranza vanno cacciati»

Lo scontro parte mentre in collegamento c’è ancora Vittorio da Roma, che continua a giustificare la rabbia esplosa durante le manifestazioni e arriva a dichiararsi favorevole alle vetrine distrutte. Invernizzi lo attacca immediatamente: per lui chi considera accettabile devastare negozi non sta più difendendo una protesta, ma giustificando comportamenti criminali.

Cruciani gli chiede quindi quale sia la sua ricetta contro i “maranza”. Invernizzi li definisce un problema grave per il Paese e rivendica di avere organizzato a Lodi iniziative proprio contro il fenomeno.

Quando però deve arrivare alla soluzione concreta, la risposta diventa molto più radicale: chi delinque, sostiene, deve essere rimandato nel Paese d’origine.

Cruciani introduce immediatamente il problema più evidente: cosa succede se quei ragazzi sono italiani?

Per Invernizzi anche in quel caso esiste una soluzione. «La cittadinanza va revocata», afferma, trasformando il confronto da una discussione sull’ordine pubblico a uno scontro sulla natura stessa della cittadinanza.

«C’è un’invasione straniera in corso»

Invernizzi non limita il ragionamento ai singoli reati. Alla domanda se consideri l’Italia sottoposta a una vera e propria “invasione straniera”, risponde affermativamente e sostiene che chi non riconosce questo fenomeno non comprenda la situazione del Paese.

Vittorio da Roma reagisce sostenendo la tesi opposta: più i ragazzi di origine straniera vengono trattati come estranei, più diventa difficile farli sentire realmente parte dell’Italia. Per lui la marginalizzazione e il continuo richiamo alla loro origine finiscono per alimentare proprio quella distanza sociale che poi viene denunciata come emergenza.

Il confronto devia anche sulle differenze generazionali e sulle condizioni economiche dei giovani, ma il punto lasciato sul tavolo da Invernizzi resta quello più pesante: rimpatrio per chi delinque e possibilità di togliere la cittadinanza anche a chi formalmente è italiano.

Modou Gueye: «Uno che commette un crimine deve essere giudicato»

Quando entra Modou Gueye, il tono cambia immediatamente. Gueye non accetta nemmeno il presupposto della formula “mandiamoli a casa”.

Per lui chi commette un reato deve essere giudicato. Punto. L’origine della persona non può determinare un trattamento diverso davanti alla legge.

Il nodo per Gueye è proprio la cittadinanza. Se una persona di origine africana ha ottenuto quella italiana, lavora regolarmente, paga contributi e condivide diritti e doveri, non può diventare improvvisamente un cittadino provvisorio quando commette un illecito.

La sua domanda è diretta: che differenza dovrebbe esserci tra un italiano di origine straniera e qualsiasi altro italiano che commette lo stesso reato?

Gueye considera l’idea della revoca una distinzione tra cittadini di serie A e cittadini di serie B. Arriva quindi alla provocazione: se lo Stato pensa che la cittadinanza concessa a uno straniero non debba avere lo stesso valore di quella di chi è italiano dalla nascita, allora abbia il coraggio di eliminare direttamente la possibilità di ottenerla.

Lo sciopero degli immigrati

Il confronto si sposta poi sul ruolo economico dell’immigrazione. Invernizzi e alcuni ascoltatori parlano di stranieri favoriti rispetto agli italiani, mentre Gueye ribalta completamente il quadro.

La sua proposta è provocatoria: uno sciopero di un giorno di tutti i lavoratori di origine straniera.

Secondo Gueye sarebbe sufficiente fermarsi per ventiquattr’ore per capire quanto una parte del sistema produttivo e dei servizi italiani dipenda dal loro lavoro. Cita pulizie, imprese, mansioni fisicamente pesanti e attività svolte con orari e retribuzioni che molti italiani, sostiene, non accetterebbero.

Il suo bersaglio non sono quindi soltanto le parole di Invernizzi, ma l’idea che l’immigrazione possa essere raccontata esclusivamente attraverso criminalità e sicurezza. Se davvero gli stranieri rappresentassero soltanto un peso, sostiene, la loro assenza dal lavoro non dovrebbe produrre conseguenze. Lui è convinto del contrario.

«I problemi sono salute, lavoro e vita cara»

Cruciani porta allora Gueye sul terreno politico e gli chiede cosa pensi di Futuro Nazionale, il movimento al quale aderisce Invernizzi.

Gueye lo critica perché, secondo lui, concentra il dibattito su rimigrazione e “invasione” invece di affrontare le questioni che considera realmente decisive per il Paese. Elenca educazione, sanità, lavoro e costo della vita.

Invernizzi naturalmente respinge questa impostazione. Per lui immigrazione e sicurezza sono problemi reali e non possono essere liquidati come una distrazione. Lo scontro mostra così due gerarchie politiche opposte: da una parte chi mette al centro la presenza straniera e la gestione della criminalità; dall’altra chi considera quella narrazione sproporzionata rispetto alle difficoltà economiche e sociali.

Anna da Roma: «Sei un ospite, te ne devi andare»

Nel finale interviene Anna da Roma e il confronto perde definitivamente ogni residuo di diplomazia. Si rivolge direttamente a Gueye definendolo un ospite in Italia e sostenendo che dovrebbe lasciare il Paese.

La sua accusa va ancora oltre