L’articolo
Youssef Siher diventa il centro di uno scontro frontale tra Clizia De Rossi e Matteo Lanfredi. Per la prima è addirittura un “eroe nazionale”, un cittadino italiano che avrebbe espresso posizioni politiche radicali senza incitare alla violenza. Per il secondo rappresenta invece il tipo di persona che, in presenza di gravi reati contro lo Stato, dovrebbe perdere il diritto a restare nel Paese.
A La Zanzara il confronto parte già ad alta tensione, dopo una discussione su Israele e Palestina. Poi Giuseppe Cruciani presenta Matteo Lanfredi, ventenne, studente di Scienze politiche e volto di The Right Side Podcast, definito in trasmissione un influencer di destra e sovranista.
La domanda è immediata: cosa pensa di Youssef Siher?
Clizia: «È un grande eroe nazionale»
Clizia non ha dubbi e utilizza più volte la stessa definizione: “grande eroe nazionale”.
Sostiene che Siher sia italiano a tutti gli effetti: è cresciuto nel Paese, ha frequentato qui le scuole e possiede la cittadinanza. Contesta inoltre la lettura secondo cui avrebbe inneggiato a una vera e propria rivolta armata.
Quando vengono ricordati riferimenti all’“intifada studentesca contro l’Occidente”, Clizia distingue tra violenza e disobbedienza civile e sostiene di avere letto il documento contestato senza trovare, nella sua interpretazione, un'esplicita chiamata alle armi.
Arriva quindi alla provocazione politica: auspica che AVS possa candidarlo, trasformando la vicenda giudiziaria e politica del giovane in una futura esperienza parlamentare.
Lanfredi: «Lo rimigrerei volentieri»
Matteo Lanfredi si colloca sulla posizione opposta.
Quando Cruciani gli domanda se una persona che commettesse gravi reati contro lo Stato dovrebbe essere rimigrata, risponde affermativamente. Alla successiva provocazione del conduttore — se sarebbe favorevole alla rimigrazione di Siher anche sulla base delle dichiarazioni contestate — risponde: «Volentieri».
Lo stesso Lanfredi riconosce però nel dialogo che i reati evocati non risultano ancora accertati.
Il suo ragionamento si estende quindi ai giovani di seconda generazione coinvolti in reati gravi: sostiene la possibilità di togliere il passaporto e allontanare anche chi possiede formalmente la cittadinanza italiana, una posizione che Clizia contesta radicalmente.
Per lei il punto non è l’origine familiare ma lo status giuridico: se una persona è cittadina italiana, deve essere trattata come tale.
Due idee opposte di cittadinanza
È questo il vero centro politico del confronto.
Per Clizia, nascita, crescita e cittadinanza rendono Youssef pienamente italiano indipendentemente dalle sue opinioni politiche. Se dovesse risultare responsabile di un reato, dovrebbe essere giudicato attraverso gli stessi strumenti applicati a qualsiasi altro cittadino.
Lanfredi introduce invece una concezione più condizionata dell’appartenenza: chi commette determinati reati contro lo Stato o la collettività, soprattutto se appartenente a famiglie di origine straniera, potrebbe secondo lui essere espulso e privato del passaporto.
La discussione supera quindi rapidamente il singolo caso Siher e investe il tema della rimigrazione applicata ai cittadini di seconda generazione.
Polizia: troppo dura o troppo frenata?
Cruciani porta poi Lanfredi sulle manifestazioni e sull’operato delle forze dell’ordine.
L’influencer sostiene inizialmente che la polizia faccia “il giusto”, ma precisa che il vero problema sarebbe uno Stato troppo debole nel trattenere e punire chi viene fermato. Parla anche di maggiore severità nei confronti dei minorenni responsabili di reati.
La posizione viene contrapposta a quella attribuita a Clizia, che vede invece un uso eccessivo della forza nelle piazze.
Il tema si lega nuovamente alle proteste delle ultime settimane: vetrine distrutte, giovani fermati, manifestazioni e limiti dell’intervento della polizia.
«Qual è il grande reato di aver spaccato queste vetrine?»
Clizia minimizza anche il peso delle vetrine distrutte durante i disordini, sottolineando che si tratta spesso di grandi multinazionali e che i dipendenti non avrebbero perso definitivamente il proprio posto di lavoro.
Per lei il problema principale rimane la condizione di chi protesta e non arriva alla fine del mese.
La discussione torna così esattamente al punto di partenza: quanto può essere radicale una protesta prima di trasformarsi in un reato e quanto può intervenire lo Stato prima che il controllo diventi repressione?
Nel finale si inserisce anche Andrea da Roma, ex appartenente alle forze dell’ordine, con una posizione molto più dura sulla gestione delle manifestazioni. Propone scioglimento dei cortei in caso di disordini, utilizzo di idranti e strumenti marcatori. Nel confronto emerge anche l’ipotesi di bodycam e identificativi obbligatori per gli agenti.
Ma la frase che domina l’intervento resta quella di Clizia: Youssef Siher, per lei, è un “eroe nazionale”. Matteo Lanfredi parte dall’estremo opposto: se le condotte più gravi fossero accertate, lo vorrebbe fuori dall’Italia.













Commenti