L’articolo
La cosiddetta “legge Cruciani-Giordano-Ruzza” compie il suo primo ingresso simbolico nelle istituzioni grazie a Jody Barichello, assessore alla sicurezza del Comune di Limena, che porta in consiglio comunale una mozione a sostegno dell’idea lanciata nelle settimane precedenti a La Zanzara. Il testo esprime attenzione verso il rafforzamento della tutela delle vittime di rapine, aggressioni e intrusioni illecite in casa o nei luoghi di lavoro, riprendendo la formula provocatoria secondo cui chi entra in un’abitazione o in un’attività con finalità criminali dovrebbe perdere gran parte delle tutele normalmente riconosciute. Cruciani celebra subito l’iniziativa come il primo passo di un percorso destinato, nella sua visione, ad arrivare fino al Parlamento. David Parenzo reagisce invece nel modo opposto: considera l’operazione una spettacolarizzazione della politica e attacca Barichello per aver trasformato una provocazione radiofonica in una mozione istituzionale.
Parenzo: «Una buffonata che sputtana la politica»
Parenzo contesta soprattutto il metodo. Secondo lui, un politico serio non dovrebbe prendere una proposta nata da due conduttori televisivi e radiofonici e trasformarla in un atto amministrativo, tanto più considerando che un Comune non ha alcuna competenza per cambiare la legislazione penale nazionale. Definisce quindi la mozione una “buffonata” e sostiene che iniziative di questo tipo contribuiscano a rendere la politica meno credibile, perché inseguono temi e slogan già forti sui social invece di guidare realmente i processi pubblici. Barichello non si lascia intimidire e rivendica di avere semplicemente mantenuto una promessa fatta in precedenza: aveva detto che avrebbe portato la questione in consiglio comunale e lo ha fatto. Per lui la mozione è solo un primo passaggio, utile a dare forza politica a una proposta che potrebbe essere raccolta da un parlamentare e trasformata in legge.
Nel mezzo dello scontro emerge anche la collocazione politica dell’assessore. Cruciani ipotizza un legame con la Lega, ma Barichello precisa di non appartenervi e racconta di essersi avvicinato a Futuro Nazionale, che considera più coerente con le proprie posizioni sulla sicurezza. Parenzo continua a incalzarlo sul ruolo reale di un assessore comunale alla sicurezza, ironizzando sulle dimensioni di Limena e chiedendo quali poteri concreti abbia davvero. Cruciani, invece, insiste sul valore simbolico della mozione e rilancia addirittura la nuova formula “Cruciani-Giordano-Ruzza”, includendo Lorenzo Ruzza come rappresentante degli imprenditori e dei commercianti favorevoli a un ampliamento della tutela per chi reagisce a rapine e intrusioni.
Il precedente dell’adesivo «Qui non spariamo ai ladri»
Barichello non è nuovo a provocazioni sul tema. Durante il confronto viene ricordata una sua precedente iniziativa: un adesivo con il messaggio “Io non sparo ai ladri”, pensato ironicamente per identificare chi, secondo la sua impostazione, sarebbe contrario a una normativa più favorevole alla legittima difesa. Parenzo usa l’episodio per rafforzare l’accusa di trasformare la sicurezza in comunicazione spettacolare; Barichello lo rivendica invece come uno strumento volutamente provocatorio per attirare attenzione su un problema che considera reale.
Il discorso arriva anche al caso di Mario Roggero, il gioielliere coinvolto in una vicenda giudiziaria dopo una rapina. Alla domanda se lo consideri un eroe, Barichello corregge il tiro: non un eroe, ma una vittima di uno Stato che, secondo lui, non sarebbe riuscito a proteggerlo e che successivamente lo avrebbe sottoposto a conseguenze giudiziarie e risarcitorie. È proprio questa la logica che Barichello vorrebbe cambiare: chi subisce un’aggressione dovrebbe, nella sua visione, avere un perimetro di difesa molto più ampio rispetto a quello attuale.
Massimo da Roma: «Limena non la conosce nessuno»
A quel punto entra Massimo da Roma, che trasforma lo scontro istituzionale in una demolizione ironica dell’intera operazione. Parte proprio da Limena, che descrive come un piccolo centro del Veneto al quale, a suo giudizio, viene attribuita un’importanza sproporzionata. Il suo punto, però, va oltre la battuta: Massimo contesta l’idea che la sicurezza domestica debba diventare una priorità assoluta in un territorio dove, a suo dire, bisognerebbe prima verificare quanti furti avvengano realmente. Sostiene che il dibattito pubblico venga costruito soprattutto sui casi che riguardano gioiellieri, commercianti e persone benestanti, mentre la maggioranza dei cittadini avrebbe problemi economici completamente diversi.
Barichello replica difendendo Limena come realtà industriale importante nella provincia di Padova e rifiuta l’idea che le dimensioni del Comune rendano irrilevante il tema della sicurezza. Massimo continua però a chiedergli una cosa molto precisa: quali risultati concreti abbia ottenuto come assessore e quali numeri possa mostrare sui furti. È qui che il confronto si fa più serrato, perché Barichello rivendica le proprie iniziative ma non entra nei dati richiesti da Massimo.
Il corso sulla sicurezza delle donne e il titolo di Cavaliere
Per dimostrare di non essersi limitato alla mozione, Barichello cita uno dei progetti realizzati come assessore: corsi sulla sicurezza rivolti alle donne, iniziativa alla quale collega anche il riconoscimento di Cavaliere al Merito della Repubblica. Massimo non si lascia convincere e trasforma la risposta nell’ennesima battuta, sostenendo che il vero nodo resti capire quanti reati siano stati prevenuti o ridotti durante il mandato dell’assessore. Parenzo torna a sua volta sulla sostanza: per lui il problema non è che Barichello si occupi di sicurezza, ma che una mozione comunale venga presentata quasi come l’avvio di una legge nazionale.
Barichello resta però fermo sulla sua posizione. Per lui il fatto che un consiglio comunale abbia approvato un documento sul tema è già un risultato politico, perché permette di portare la questione fuori dalla radio e dentro un’istituzione. Cruciani lo sostiene e considera proprio questo il punto decisivo: una proposta nata come provocazione mediatica ha trovato qualcuno disposto a tradurla in un atto formale. Parenzo e Massimo vedono nello stesso fatto la prova opposta: non la forza della politica, ma la sua tendenza a rincorrere slogan e personaggi mediatici.
Il blocco si chiude così su due letture inconciliabili. Per Barichello la mozione è il primo passo di una battaglia nazionale sulla legittima difesa; per Parenzo è una trovata senza reale efficacia legislativa; per Massimo da Roma, prima di parlare di nuove leggi bisognerebbe dimostrare con i numeri che il problema descritto abbia davvero la portata che gli viene attribuita.













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