L’articolo
Lorenzo Ruzza torna a La Zanzara con numeri da imprenditore e un’operazione commerciale costruita attorno a uno dei problemi più sentiti di Milano: la casa. L’idea è semplice da raccontare quanto efficace dal punto di vista promozionale: acquistando un Ruzza Watch da 150 euro si può partecipare a un concorso che mette in palio un appartamento.
Giuseppe Cruciani la ribattezza immediatamente “lotteria”. Ruzza precisa che tecnicamente si tratta di un concorso regolamentato, ma non prova affatto a nascondere l’aspetto commerciale dell’iniziativa.
Un business da oltre 40 milioni
Prima di arrivare alla casa, Ruzza racconta i numeri della propria attività.
Dice di aver superato 40 milioni di euro di fatturato nell’anno precedente e di puntare a oltre 50 milioni nell’anno in corso. Rivendica inoltre di essere un contribuente importante e racconta di avere versato, secondo la propria stima, quasi 10 milioni di euro di tasse nell’arco di dieci anni.
In studio indossa anche un Patek Philippe che valuta quasi un milione di euro.
Per Ruzza il punto è semplice: ha lavorato per guadagnarsi ciò che possiede e vuole poterlo utilizzare senza sentirsi colpevole o doversi nascondere.
Sicurezza e legittima difesa
L’intervento passa inizialmente anche dalla sicurezza.
Ruzza racconta che proprio quel giorno una persona che, a suo dire, lo perseguitava online da anni si sarebbe presentata nel suo negozio. Dice di avere chiamato immediatamente la polizia e di averla fatta allontanare.
Da qui parte una difesa molto netta della legittima difesa. Ruzza sostiene che un commerciante debba poter proteggere se stesso, la propria famiglia e il patrimonio costruito con anni di lavoro.
Arriva a sostenere che chi entra armato in una casa o in un’attività commerciale per commettere una rapina debba assumersi il rischio della reazione della vittima.
Cruciani trasforma provocatoriamente questa posizione nella futura “legge Cruciani-Giordano-Ruzza”.
La casa messa in palio
La vera notizia, però, è l’appartamento.
Ruzza racconta di avere acquistato un immobile a Milano e di aver costruito attorno ad esso un concorso legato ai suoi orologi. Per partecipare bisogna comprare un Ruzza Watch da 150 euro.
Lui insiste: non vuole definirla una lotteria. Parla di un concorso regolamentato e sostiene di avere investito una somma importante senza poter conoscere inizialmente il risultato economico dell’operazione.
Cruciani individua immediatamente il punto controverso: una persona viene attirata dalla possibilità di vincere una casa a Milano, ma nel frattempo Ruzza vende migliaia di orologi.
Ruzza non nega nulla.
«Non sono un benefattore»
È proprio qui che l’intervento diventa interessante.
Quando gli viene contestato di utilizzare l’emergenza abitativa per aumentare le vendite, Ruzza risponde senza cercare una giustificazione morale: è un imprenditore, non un benefattore.
Dice apertamente che il suo obiettivo è anche guadagnare.
Secondo quanto racconta in trasmissione, sarebbero già stati venduti circa 11-12 mila Ruzza Watch. Con un prezzo di 150 euro ciascuno, l’operazione avrebbe quindi già generato un volume di vendite considerevole.
Cruciani gli fa notare che l’investimento nell’appartamento sarebbe ormai stato ampiamente compensato.
Ruzza non vede il problema. La sua domanda è: alla persona che vincerà una casa acquistando un orologio da 150 euro importerà davvero sapere quanto ha guadagnato chi ha organizzato il concorso?
Un appartamento vicino a CityLife
Ruzza descrive anche l’immobile.
Dice di non aver scelto un appartamento economico o un sottoscala soltanto per massimizzare il ritorno commerciale. Parla invece di una casa nella zona Fiera-Portello, vicino a CityLife, che intende consegnare arredata e completa anche di televisore.
Nel corso della conversazione attribuisce all’appartamento un valore di circa 300.000 euro, pur parlando più in generale di un investimento complessivo molto superiore legato all’iniziativa.
La sua tesi è che avrebbe potuto mettere in palio qualcosa di molto più economico ottenendo probabilmente lo stesso effetto promozionale, ma avrebbe preferito offrire un premio capace di cambiare concretamente la vita del vincitore.
Beneficenza o marketing?
È questa la domanda che resta aperta.
Cruciani gli prospetta l’accusa più semplice: usare il problema delle case a Milano come leva commerciale per vendere orologi.
Ruzza la respinge soltanto in parte. Non nega il marketing, non nega il profitto e non cerca neppure di presentarsi come un filantropo.
Rivendica invece l’incastro tra le due cose: lui vende, guadagna e fa crescere il proprio marchio; qualcuno, alla fine, ottiene una casa a Milano con un acquisto da 150 euro.
Ed è probabilmente proprio questa assenza di retorica benefica a rendere l’operazione perfettamente zanzariana: una casa, migliaia di orologi, milioni di fatturato e nessuna intenzione di fingere che il business non sia business.













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