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Lino Polimeni torna a La Zanzara direttamente dal cuore delle proteste che stanno interessando la Calabria e Giuseppe Cruciani lo accoglie con un’etichetta destinata a diventare il centro dell’intero confronto: “capopopolo”. Polimeni, giornalista e volto noto dell’emittenza calabrese, non sembra particolarmente infastidito dalla definizione. Rivendica anzi il proprio sostegno ad autotrasportatori, agricoltori, pescatori e categorie che, a suo giudizio, non riescono più a sostenere l’aumento dei costi e la perdita del potere d’acquisto. Cruciani vede però una cosa completamente diversa: non una semplice protesta, ma un movimento che attraverso i blocchi rischia di paralizzare il Paese.
Cruciani: «State bloccando l’Italia»
Il primo scontro riguarda le conseguenze concrete delle mobilitazioni. Cruciani accusa gli autotrasportatori di impedire il passaggio delle merci e di lasciare cittadini e attività economiche senza rifornimenti. Se una categoria vuole protestare, sostiene, può farlo davanti alle sedi istituzionali, ma non ha il diritto di fermare chi vuole lavorare.
Polimeni respinge l’accusa e sostiene che la Calabria stia reagendo a una condizione economica ormai insostenibile. Parla di persone che non riescono più a sostenere il costo della vita, denuncia il crollo del potere d’acquisto e porta come esempio i prezzi di frutta e verdura, con pomodorini che arriverebbero sugli scaffali a otto o nove euro al chilo.
Per Cruciani, però, la crisi economica non cambia il principio: bloccare le strade e impedire la circolazione delle merci significa danneggiare anche chi non ha alcuna responsabilità per quella situazione.
«Siamo in una guerra civile»
Il tono cambia definitivamente quando Polimeni allarga il discorso oltre gli autotrasportatori. Dice di essere dalla parte delle “persone per bene” che protestano in Calabria, Sicilia, Puglia, Campania e Basilicata e arriva a descrivere la situazione come una “guerra civile”.
Cruciani lo interrompe immediatamente e considera quelle parole irresponsabili. Polimeni prova a precisare parlando anche di una “rivoluzione culturale”, ma il conduttore gli contesta proprio la contraddizione tra quel termine e i blocchi stradali: quale rivoluzione culturale, domanda, può nascere impedendo alle merci di circolare?
Dietro le parole resta comunque il cuore della posizione di Polimeni. Secondo lui nel Sud esiste una parte della popolazione che non si sente più rappresentata dalle associazioni tradizionali e che vede nell’interruzione dei trasporti uno dei pochi strumenti rimasti per esercitare pressione sulle istituzioni.
«Vuoi una rivolta popolare?» «Assolutamente sì»
Cruciani continua a incalzarlo fino a porgli la domanda senza più sfumature: vuoi la rivolta? Polimeni risponde di sì e, quando l’espressione viene precisata in “rivolta popolare”, conferma ancora: «Assolutamente sì».
Da quel momento la discussione esplode. Cruciani urla che Polimeni dovrebbe essere arrestato, lo accusa di istigare la protesta e lo presenta come il simbolo di una mobilitazione che avrebbe superato il confine della normale manifestazione. Anche Parenzo interviene, mentre nel confronto riemerge il tema dei blocchi sostenuti negli anni passati da movimenti di orientamento politico diverso.
Cruciani rivendica di essere sempre stato contrario ai blocchi stradali, indipendentemente da chi li organizzi. Quando gli vengono ricordate alcune posizioni assunte durante il Covid, ammette di non ricordare ogni dichiarazione di quel periodo ma insiste sul principio generale: bloccare una strada è un reato e la protesta deve restare pacifica.
Polimeni: «Bisogna svegliare le coscienze»
Richiamato poco dopo, Polimeni non abbassa i toni. Dice che in Calabria sarebbero ancora attivi numerosi blocchi e parla della necessità di “svegliare le coscienze” e rompere le catene di un sistema che considera incapace di rispondere alle esigenze dei cittadini.
Cruciani lo accusa nuovamente di stare istigando alla rivolta e arriva a rivolgersi direttamente a polizia, carabinieri e Guardia di Finanza chiedendo provocatoriamente che intervengano. Polimeni replica sostenendo di godere della stima delle forze dell’ordine per il lavoro svolto sul territorio durante la propria carriera e invita i conduttori a informarsi sulla sua storia professionale.
Il confronto passa continuamente dai temi economici agli attacchi personali. Polimeni accusa Cruciani di non conoscere il costo reale della spesa; Parenzo ricorda che la sera precedente il collega aveva cenato a casa sua; Cruciani ribatte che raccontare la fame mentre si conduce una vita normale non autorizza nessuno a trasformarsi nel capo di una rivolta.
Dai pomodori a 8 euro all’autotrasportatore Leonardo Golia
La discussione produce anche un risultato concreto: Cruciani chiede a Polimeni di procurargli un autotrasportatore realmente coinvolto nei blocchi, trasformandolo ironicamente in un inviato de La Zanzara. Polimeni mette quindi in contatto la trasmissione con Leonardo Golia, autotrasportatore calabrese che racconta di avere partecipato a un presidio con centinaia di mezzi.
Golia difende la protesta sostenendo che il settore del trasporto non venga ascoltato né adeguatamente rappresentato dalle associazioni di categoria. Cruciani gli riconosce il diritto di manifestare, ma torna sul confine che considera invalicabile: le merci devono arrivare negli scaffali e nessuno può impedire agli altri camionisti di continuare a lavorare.
Golia sostiene che il presidio abbia espresso democraticamente la sofferenza della categoria e nega di avere impedito indiscriminatamente la circolazione. Il confronto mostra così anche la distanza tra il racconto di chi vive la protesta sul territorio e quello di Cruciani, che vede soprattutto le ripercussioni dei blocchi sul resto dell’economia.
Polimeni contro Cruciani fino all’ultimo minuto
Quando Polimeni torna nuovamente in collegamento, lo scontro è ormai personale. Accusa Cruciani di utilizzare il suo nome per fare ascolti; Cruciani ribatte di averlo addirittura segnalato alle “più alte autorità” per le frasi sulla rivolta. Polimeni lo definisce un giornalista lontano dalla realtà e lo accusa di frequentare i salotti invece di difendere chi non riesce più ad arrivare a fine mese.
Cruciani continua invece a descriverlo come un “capopopolo finto”, convinto che il disagio economico non abbia bisogno di un leader che incoraggi blocchi e rivolte. Nel finale arriva perfino a evocare provocatoriamente il vecchio concetto di “sedizione”, mentre Polimeni ribadisce la propria indipendenza e il ruolo che sostiene di avere nel dare voce a chi non viene ascoltato.
Il punto politico resta irrisolto fino alla fine. Per Polimeni una protesta incapace di creare pressione reale è destinata a essere ignorata; per Cruciani, nel momento in cui quella pressione diventa blocco del Paese, la protesta perde la propria legittimità. In mezzo ci sono camion fermi, prezzi alle stelle e una parola — “rivolta” — che trasforma un confronto sul caro vita in uno degli scontri più accesi della puntata.













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