L’articolo
Francesco Sciortino è già nello studio de La Zanzara quando arrivano Frank e Alex Theory, imprenditori legati al mondo delle palestre e del marketing. Il confronto parte da due visioni della società praticamente inconciliabili: da una parte i Theory, che fondano il proprio discorso su disciplina, sacrificio, lavoro e responsabilità individuale; dall’altra Sciortino, insegnante precario e anticapitalista, che insiste su salari insufficienti, precarietà, sfruttamento e persone che, pur lavorando, non riescono a vivere dignitosamente.
«Il lavoro c’è, bisogna avere voglia di lavorare»
Frank e Alex sostengono di avere quasi 500 clienti nella propria agenzia di marketing e raccontano che molte aziende siano continuamente alla ricerca di personale. Portano esempi di camerieri pagati circa 1.800 euro per otto ore e di operai richiesti nell’edilizia: secondo loro il problema non sarebbe quindi l’assenza di lavoro, ma la disponibilità a sudare, faticare e accettare determinati impieghi. Sciortino contesta immediatamente questa fotografia e richiama il lavoro nero, gli stipendi bassi, la precarietà e le persone costrette ad accettare condizioni molto diverse da quelle descritte dai due imprenditori. Per lui dire semplicemente “cambia lavoro” significa ignorare che non tutti partono dalle stesse condizioni e che un sistema economico può produrre sfruttamento anche quando formalmente le offerte esistono. I Theory ribattono che chi è insoddisfatto deve intervenire sulla propria situazione invece di limitarsi a lamentarsi.
L’insegnante sottopagato deve cambiare mestiere?
Il caso degli insegnanti diventa uno dei punti centrali dello scontro. Frank e Alex sostengono che, se una professione viene retribuita troppo poco, la soluzione individuale sia cercarne un’altra. Sciortino rifiuta il ragionamento: una persona può avere studiato per anni, investito tempo e denaro nella propria formazione e scegliere un mestiere perché lo considera una vocazione, senza per questo dover rinunciare a chiedere uno stipendio migliore. Fare l’insegnante per passione, sostiene, non significa accettare qualsiasi condizione economica. Ai Theory attribuisce invece una concezione della vita troppo concentrata sulla produttività e sul risultato: lavorare, guadagnare, migliorarsi e produrre sempre di più. Loro rivendicano in larga parte proprio questa filosofia. Quando un ascoltatore li indica come esempio di determinazione e cultura del sacrificio, viene tirato in ballo perfino il workaholic: per i Theory, se lavorare moltissimo è una scelta personale finalizzata a raggiungere obiettivi, non c’è necessariamente nulla di sbagliato. Sciortino replica che può essere una scelta individuale, ma non l’unico modello con cui giudicare tutti.
Protestare è un diritto, saccheggiare è un furto
La discussione torna inevitabilmente agli scontri di Milano. Sciortino continua a leggere le proteste dentro un quadro più ampio fatto di caro vita, salari, affitti e difficoltà economiche. Frank e Alex cercano invece di separare nettamente protesta e reato: manifestare è legittimo, entrare in un negozio, spaccare una vetrina e portarsi via della merce significa rubare. Per loro non serve trasformare un saccheggio in un gesto politico: chi prende qualcosa senza pagarlo è un ladro, punto. Sciortino insiste sul fatto che il contesto non possa essere cancellato e che fermarsi al singolo episodio significhi ignorare le ragioni che hanno portato le persone in piazza. I Theory non cedono e chiedono anche una risposta più dura da parte delle forze dell’ordine, citando idranti, manganelli e proiettili di gomma come strumenti per fermare chi commette reati. La loro logica è che lo Stato debba proteggere prima di tutto cittadini e commercianti che rispettano le regole. Sciortino vede invece in questa impostazione il rischio di ridurre ogni conflitto sociale a una questione esclusivamente di ordine pubblico.
Lo scontro scivola sul corpo di Sciortino
A un certo punto il dibattito abbandona quasi completamente il terreno politico e diventa personale. Frank e Alex spostano l’attenzione sul peso di Sciortino, utilizzandolo come esempio della stessa filosofia che applicano al lavoro: se una condizione non piace, secondo loro bisogna intervenire per cambiarla. Uno dei due associa il sovrappeso all’idea di una persona che “molla”, ironizza su cibo e forma fisica e provoca Sciortino chiedendogli perfino di fare delle flessioni. Sciortino considera l’attacco meschino e fuori tema. Dice di stare bene e di non avere problemi legati alla propria condizione, ma soprattutto contesta l’utilizzo del corpo come strumento per screditare un interlocutore sul piano politico. Allarga quindi la risposta a tutte le persone che potrebbero sentirsi umiliate da giudizi simili sul proprio aspetto. I Theory mantengono invece la propria impostazione: anche sul fisico, come nel lavoro, conterebbero disciplina, scelte personali e capacità di migliorarsi.
Due idee opposte di successo e responsabilità
Alla fine lo scontro totale promesso dal titolo riguarda molto più di stipendi, palestre o manifestazioni. Da una parte Frank e Alex Theory vedono nella responsabilità individuale, nella disciplina e nella disponibilità a cambiare i principali strumenti per ottenere risultati: se un lavoro paga poco, si cambia; se manca una competenza, la si acquisisce; se una condizione personale non soddisfa, si lavora per modificarla. Dall’altra Francesco Sciortino sostiene che questa visione cancelli rapporti di forza, condizioni di partenza, precarietà e sfruttamento, trasformando problemi collettivi in colpe individuali. I Theory accusano Sciortino di costruire una filosofia della lamentela; lui li accusa di giudicare il mondo da una posizione privilegiata e di applicare a tutti un modello che non tiene conto delle disuguaglianze. È questo il vero centro dello scontro: non soltanto quanto bisogna lavorare, ma quanto del successo dipenda dal singolo e quanto invece dal sistema in cui vive.













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