L’articolo

Davide Pedretti arriva a La Zanzara perfettamente dentro il personaggio che lo ha reso popolare sui social: imprenditore bolognese, laureato in fashion design, contenuti dedicati al lusso e una passione dichiarata per abiti, automobili e soprattutto orologi di alta gamma.

Cruciani parte immediatamente dall’outfit. Pedretti indossa Louis Vuitton, porta con sé una borsa da circa 3.000 euro e al polso ha un Patek Philippe che valuta intorno ai 135 mila euro.

Alla domanda su quanto spenda quando esce, racconta di poter arrivare a cifre molto elevate anche al ristorante. Ma soprattutto chiarisce una cosa: quando compra, dice di non guardare quasi mai il prezzo.

La sua spiegazione diventa subito il cuore del confronto: bisognerebbe lavorare di più per potersi permettere ciò che si desidera.

«Perché si guardano i prezzi?»

Pedretti descrive una vita lussuosa, ma insiste sul lavoro che ci sarebbe dietro.

Dice di svegliarsi alle 6:30 e di essere operativo già alle 7 del mattino. La sua attività consiste nella compravendita di orologi di lusso e presenta quindi ciò che indossa non come denaro ricevuto senza merito, ma come il risultato dell’attività imprenditoriale.

Il problema nasce quando nello studio gli viene contestata l’ostentazione.

L’obiezione è semplice: in un periodo in cui molte persone faticano ad arrivare alla fine del mese, andare in giro con un orologio che vale quanto un appartamento e mostrare continuamente marchi di lusso può essere percepito come una provocazione.

Pedretti respinge completamente questa logica.

Per lui una persona deve essere libera di indossare ciò che vuole, quando vuole, indipendentemente dal valore dell’oggetto e dalle condizioni economiche degli altri.

«Chi non arriva a fine mese non vuole arrivarci»

È qui che Pedretti pronuncia la frase più forte del blocco.

Alla contestazione secondo cui esistono persone che non riescono ad arrivare a fine mese, risponde che spesso “non ci vogliono arrivare”.

Cruciani gli chiede di precisare: sta davvero dicendo che chi resta povero sceglie, in qualche modo, di restare povero?

Pedretti conferma.

La sua tesi è che tutti nascano con un cervello e abbiano la possibilità di sviluppare capacità, lavorare di più e cercare di migliorare la propria condizione per permettersi una macchina, un vestito o un ristorante migliore.

Non è un dato economico dimostrato durante la trasmissione, ma la visione personale dell’imprenditore: povertà e successo dipenderebbero in larga misura dalle scelte individuali.

Di fronte all’obiezione sui datori di lavoro che ostentano ricchezza e pagano poco i dipendenti, Pedretti sostiene che nella propria azienda i collaboratori siano pochi ma ben retribuiti. :chatgpt-content-reference{index="0"}

Un orologio da 135 mila euro è una provocazione?

La discussione torna sul Patek Philippe.

Secondo Pedretti si tratta di uno status symbol, e non vede perché dovrebbe rinunciare a portarlo solo perché altre persone possiedono meno.

Dall’altra parte gli viene contestato che esporre oggetti del genere significa anche assumersi consapevolmente un rischio maggiore, soprattutto se poi si denuncia il problema della sicurezza.

Pedretti non accetta però il rovesciamento della responsabilità: per lui chi possiede un bene costoso deve poterlo mostrare senza che questo diventi una giustificazione per chi tenta di rubarlo.

Ed è da qui che il confronto passa direttamente ai ladri.

Il nebbiogeno nel negozio

Pedretti racconta di aver installato nel proprio negozio un sistema nebbiogeno.

Quando scatta l’allarme, l’impianto riempie rapidamente l’ambiente di fumo, rendendo difficile vedere e muoversi all’interno del locale.

Dice di averlo installato controvoglia perché, dal suo punto di vista estetico, rovina un negozio nel quale sostiene di aver investito circa 140-150 mila euro per la ristrutturazione.

Pedretti racconta inoltre che il dispositivo avrebbe dovuto essere montato in modo da non impedire completamente la fuga di un eventuale intruso. Interpreta questa necessità come l’ennesimo esempio di un sistema che, a suo giudizio, finirebbe per tutelare eccessivamente il ladro.

È una sua ricostruzione delle responsabilità legali legate all’impianto, non una verifica giuridica compiuta durante il programma.

Mille euro di ciabatte, poi nel cestino

Il confronto torna quindi sul lusso puro.

Pedretti racconta di possedere anche ciabatte da circa mille euro. Cruciani tira fuori un episodio ancora più provocatorio: durante l’estate Pedretti le avrebbe buttate in un cestino.

Lui conferma e spiega il motivo con assoluta naturalezza: non stavano bene con il suo outfit.

Il passaggio scatena un nuovo scontro. Viene accusato di trasformare il lusso in ostentazione fine a se stessa e perfino di rendere volgari marchi costruiti sull’esclusività.

Pedretti reagisce attaccando a sua volta l’abbigliamento di chi lo critica e riassume la propria filosofia con un’altra frase: la vita è troppo corta per vestirsi male.

Cruciani, nel frattempo, racconta l’esatto opposto: le proprie ciabatte le compra da Decathlon e le usa per anni.

Due universi che difficilmente potrebbero essere più lontani.

Da una parte Pedretti, che considera il lusso il risultato legittimo di lavoro, ambizione e scelta personale e ritiene che anche la povertà dipenda in larga misura dall’atteggiamento individuale; dall’altra l’obiezione che ricchezza, opportunità e condizioni di partenza non siano distribuite allo stesso modo.

Nel mezzo resta un Patek da 135 mila euro. E, soprattutto, un paio di ciabatte da mille finite nel cestino perché non si abbinavano al resto.