L’articolo
Mimmo Scarcella torna a La Zanzara per parlare del caso Roberto Mollo, ma questa volta lo fa partendo da un’esperienza che considera molto vicina a quella dell’uomo di Alba. Scarcella ha 88 anni, è un ex finanziere e nel 2024 subì una rapina nella propria abitazione: secondo la ricostruzione ricordata in trasmissione, due uomini mascherati entrarono forzando una porta, lui prese il revolver che teneva sotto il cuscino e sparò. Uno dei rapinatori rimase ferito; Scarcella fu indagato per tentato omicidio e successivamente prosciolto.
Oggi dice di non avere più la pistola e di tenere in casa altri oggetti per difendersi, perché la paura non è tanto per se stesso quanto per i propri familiari.
«Mollo ha fatto benissimo»
Quando Cruciani gli chiede che cosa pensi di Roberto Mollo, Scarcella non ha esitazioni: «Ha fatto benissimo». Anzi, rincara subito la dose sostenendo che avrebbe dovuto “far fuori” anche gli altri uomini coinvolti.
La sua tesi è brutale ma lineare: chi entra in casa o nella proprietà altrui per rapinare accetta il rischio di una reazione. Secondo Scarcella, se quei ladri non fossero stati fermati avrebbero potuto colpire altrove e provocare altri danni.
Parenzo contesta immediatamente la logica. Scarcella replica tornando sulla propria vicenda personale: lui, dice, non uccise nessuno e sparò un colpo verso l’alto a scopo intimidatorio. Per questo ritiene che avrebbe dovuto essere premiato anziché processato.
Lo scontro coinvolge anche le autorità che successivamente gli hanno tolto l’arma. Scarcella le attacca duramente e sostiene che il vero problema non fosse lui, ma i malviventi che gli erano entrati in casa.
Vannacci e l’“uomo forte”
La conversazione scivola rapidamente sulla politica. Scarcella racconta di avere preso due tessere legate a Roberto Vannacci, una delle quali scherzosamente destinata a Parenzo.
Il motivo, spiega, è anche la formazione militare del generale. Scarcella dice di avere fatto il militare e arriva a sostenere che sarebbe meglio avere uomini di quel tipo alla guida del Paese. Quando Cruciani gli chiede direttamente se gli piacerebbe un “uomo forte”, risponde di sì: secondo lui l’Italia avrebbe bisogno di più ordine contro criminalità, rapine e violenze.
Parenzo gli ricorda l’esperienza dei colonnelli in Grecia e contesta radicalmente l’idea che la soluzione ai problemi di sicurezza possa essere una guida autoritaria. Scarcella insiste invece sulla necessità di una risposta molto più dura.
Adriano da Milano: «È Far West»
A questo punto entra Adriano da Milano, ex agente della polizia municipale, chiamato appositamente a confrontarsi con Scarcella.
Sul caso Mollo, Adriano si colloca dalla parte opposta. Dice che non avrebbe dovuto sparare contro gli uomini e che sarebbero bastati dei colpi in aria per farli scappare.
Quando Cruciani gli ricorda che Adriano, da agente, ha vissuto situazioni pericolose, lui risponde di averle affrontate proprio cercando di gestirle diversamente. La frase più netta arriva quando sente Scarcella sostenere che Mollo avrebbe dovuto uccidere tutti: per Adriano sarebbe “Far West”, una logica incompatibile con uno Stato moderno.
Non arriva però a pretendere una condanna immediata. Dice che sarà il processo a stabilire le eventuali responsabilità, ma ritiene comunque che, sulla base di quanto discusso, Mollo abbia sbagliato.
Scarcella risponde ancora una volta che il punto è la paura: non tutti reagiscono allo stesso modo e non tutti possiedono la stessa freddezza. Lui stesso riuscì a sparare verso l’alto, ma considera sbagliato pretendere che una persona assalita mantenga sempre il pieno controllo.
Il precedente Roggero
Il confronto si allarga anche al caso di Mario Roggero. Scarcella sostiene che non avrebbe dovuto finire in carcere, perché anche lì bisognerebbe considerare il momento psicologico di chi reagisce a una rapina.
Adriano rifiuta nuovamente questa impostazione automatica: paura e stress possono spiegare un comportamento, dice in sostanza, ma non possono cancellare ogni limite. Per lui serve comunque una valutazione oggettiva dei fatti.
Ed è proprio qui che emergono le due visioni opposte: Scarcella guarda prima di tutto alla vittima della rapina e alla sua paura; Adriano guarda anche a ciò che accade dopo, quando il pericolo può essere diminuito e la reazione deve comunque avere un limite.
Dal caso Mollo al 7 ottobre
Nel finale il confronto cambia completamente argomento e torna su Israele. Adriano sostiene che il 7 ottobre sarebbe stato organizzato o comunque conosciuto in anticipo dai servizi israeliani, rilanciando una ricostruzione complottista senza portare nel blocco elementi verificabili a sostegno.
Parenzo reagisce duramente, contesta l’accusa e respinge anche il modo in cui Adriano collega quelle tesi all’antisemitismo e alla politica israeliana.
Il blocco si chiude quindi con due scontri sovrapposti: prima quello sulla legittima difesa, con Mimmo Scarcella schierato senza esitazioni dalla parte di Mollo e Adriano da Milano contrario alla logica del “sparare sempre”; poi quello politico su Israele, dove il confronto perde definitivamente ogni possibilità di mediazione.













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