L’articolo

Savino Balzano entra in collegamento da Roma e il clima si incendia prima ancora di arrivare al tema principale. Cruciani gli segnala che David Parenzo si è commosso ascoltando l’intervento di Benjamin Netanyahu alle Nazioni Unite. Balzano parte subito all’attacco, ironizza sulla kippah indossata da Parenzo nei giorni precedenti e trasforma il siparietto in uno scontro frontale su Israele.

Parenzo spiega di essersi emozionato vedendo alcuni diplomatici abbandonare l’aula mentre parlava Netanyahu, dopo che altri leader autoritari erano stati ascoltati senza la stessa protesta. Balzano reagisce con accuse pesantissime nei confronti del premier israeliano e del suo governo, arrivando a utilizzare paragoni con il nazismo e sostenendo che Netanyahu fosse a conoscenza in anticipo del 7 ottobre. Nel blocco queste affermazioni restano accuse di Balzano e non vengono dimostrate. Parenzo le respinge completamente e rivendica invece Israele come democrazia.

Ma il vero terreno dello scontro è un altro: Roberto Mollo.

Balzano: «Non si può scandagliare il panico»

Cruciani introduce Balzano come sostanzialmente vicino alla propria posizione sul caso Mollo e molto distante da quella di Parenzo e di Igor Stojanovic, già presente in studio.

Balzano costruisce il suo ragionamento partendo da una distinzione netta: da una parte una persona che si trova nella propria proprietà, dall’altra persone entrate lì per rubare. Sostiene che la morte di uno dei ladri non cancelli automaticamente la responsabilità iniziale di chi si è introdotto illegalmente nella proprietà altrui.

Il punto centrale, per Balzano, è però la paura. Richiama una frase di Mario Giordano secondo cui non potrebbe esistere una “paura volontaria” e insiste sul fatto che, in una situazione notturna e improvvisa, non sia possibile analizzare a freddo ogni gesto della persona che reagisce.

Secondo Balzano non si può pretendere di “scandagliare il panico” dopo i fatti come se chi impugna un’arma in quel momento stesse ragionando con lucidità assoluta. Per lui proprio questa condizione psicologica rende sbagliato saltare immediatamente alla conclusione che ci sia stata la volontà di uccidere.

Stojanovic: tredici colpi non sono autodifesa automatica

Igor Stojanovic è di parere opposto. Torna sui punti già discussi durante la puntata: il numero dei colpi, la distanza e il fatto che, secondo la ricostruzione richiamata in trasmissione, gli uomini si trovassero a decine di metri.

Stojanovic non nega che chi entra a rubare commetta un reato e definisce a sua volta negativamente il comportamento dei ladri. Il suo punto è un altro: questo non significa che qualsiasi reazione armata diventi automaticamente legittima.

Secondo lui, sparare tredici volte in quelle condizioni rende necessario verificare se Mollo stesse davvero reagendo soltanto per paura oppure se ci fosse una volontà diversa. La valutazione, insiste, deve spettare alla magistratura.

Il paragone con Schindler's List

Lo scontro esplode quando Stojanovic pronuncia il paragone che dà il titolo al video. Descrivendo Mollo che avrebbe sparato numerosi colpi dalla propria posizione, lo accosta al cecchino nazista di Schindler’s List che spara dal balcone.

Cruciani e Balzano reagiscono immediatamente. Gli contestano di avere paragonato un uomo ancora al centro di un procedimento giudiziario a un criminale nazista che uccide deliberatamente persone innocenti. Cruciani gli chiede più volte di ritirare il paragone e lo invita a scusarsi.

Stojanovic non ritratta davvero. Dice che può anche vergognarsi del paragone, ma ribadisce il concetto che vuole esprimere: a suo giudizio, tredici colpi sparati a distanza fanno pensare a un’intenzione di colpire, non semplicemente a un gesto incontrollato di difesa.

Balzano ribatte che proprio qui starebbe l’errore: Stojanovic starebbe trasformando una propria interpretazione in una conclusione prima che magistrati e periti abbiano stabilito che cosa sia realmente accaduto.

«Chi va in galera lo decide il giudice»

La discussione si fa ancora più violenta quando Stojanovic sostiene che Mollo dovrebbe andare in carcere. Balzano gli ricorda che in uno Stato di diritto non è un ospite radiofonico a decidere chi debba essere condannato: sono magistratura e giudici a ricostruire responsabilità, intenzione e dinamica dei fatti.

Stojanovic rivendica comunque il diritto di esprimere la propria opinione e continua a sostenere che Mollo abbia sparato per colpire. Cruciani e Balzano lo accusano invece di pronunciare una sentenza prima ancora dell’esito delle indagini.

Alla fine il blocco resta sospeso esattamente sul punto da cui era partito: quanto può spingersi la reazione di chi si sente minacciato nella propria proprietà? Per Balzano il panico rende impossibile giudicare quella notte come un’azione lucida e premeditata. Per Stojanovic il numero dei colpi e la distanza impongono invece di non nascondere tutto dietro la parola “paura”.

E il paragone con Schindler’s List, più ancora del caso giudiziario, diventa il detonatore definitivo dello scontro.