L’articolo

Mai tenersi per mano, mai sfiorarsi e nessun rapporto prima del matrimonio. Saif Eddine Abouabid arriva a La Zanzara e difende senza esitazioni il precetto illustrato da un imam di Sesto San Giovanni: due fidanzati, finché non diventano marito e moglie, restano religiosamente estranei e non dovrebbero avere contatti fisici.

Giuseppe Cruciani considera quella concezione quasi “contro natura”. Abouabid risponde portando il proprio caso personale: con la donna che sarebbe diventata sua moglie, sostiene, non ci sarebbe stato neppure uno sfioramento delle mani prima delle nozze.

«Non ci siamo mai toccati»

Abouabid racconta di avere seguito quelle regole alla lettera. Niente contatti fisici durante il fidanzamento e nessun rapporto sessuale fino al matrimonio.

Secondo lui non si tratta di una costrizione, ma di una scelta volontaria compiuta da chi aderisce pienamente alla fede islamica. Ricorda inoltre che l’astinenza prematrimoniale non appartiene esclusivamente all’Islam e richiama analoghe prescrizioni presenti in altre tradizioni religiose.

Cruciani insiste però sul punto più estremo: qui non si parla soltanto di rapporti sessuali. Abouabid afferma di non avere mai nemmeno tenuto per mano la futura moglie.

Lui conferma: «Le nostre mani non si sono mai sfiorate».

«È amore e obbedienza al Signore»

Cruciani definisce quella condotta folle e gli chiede se non si tratti, in fondo, di fondamentalismo religioso.

Abouabid respinge l’etichetta e parla invece di “adesione totale”, amore e obbedienza nei confronti di Dio. Nella sua visione, il matrimonio rappresenta il vincolo che rende lecito ciò che prima non lo è.

Quando Cruciani gli domanda come reagirebbe se una figlia avesse rapporti sessuali prima del matrimonio, Abouabid dice che ne sarebbe profondamente dispiaciuto. Non parla però di punizioni: sostiene che si chiederebbe soprattutto dove abbia sbagliato come padre nel trasmetterle la propria educazione morale.

Arriva anche a sostenere che una società con maggiore continenza sessuale avrebbe meno problemi familiari e meno malattie sessualmente trasmissibili: una sua convinzione che presenta come supportata dalla “scienza”, senza fornire nel confronto dati specifici.

Il numero della futura moglie? Prima il permesso del padre

Il racconto diventa ancora più sorprendente quando Abouabid spiega come sarebbe iniziato il rapporto con la futura moglie.

Dice di avere ottenuto il suo numero di telefono soltanto dopo aver chiesto il permesso al padre di lei, che descrive come figura di riferimento della famiglia.

Cruciani e Parenzo reagiscono contestando una struttura familiare che considerano fortemente patriarcale. Abouabid replica che si tratta di una tradizione ancora presente anche fuori dalle comunità islamiche e rivendica ancora una volta il carattere volontario della propria scelta.

È uno dei punti centrali dello scontro: per Abouabid quelle regole rappresentano libertà religiosa; per i conduttori mostrano invece quanto una concezione religiosa della sessualità possa entrare in conflitto con abitudini considerate normali nella società contemporanea.

Parenzo porta lo scontro su Israele

La discussione cambia completamente terreno quando entra David Parenzo. Il confronto passa rapidamente dall’Islam alla situazione israeliana.

Abouabid contesta l’immagine di Israele come Stato pienamente laico e cita il peso delle componenti religiose nella società e nelle istituzioni. Parenzo risponde sottolineando la possibilità, per i cittadini israeliani, di vivere religiosamente oppure in maniera laica.

Abouabid interpreta inoltre i risultati elettorali come la prova che Benjamin Netanyahu non sia isolato rispetto alla società israeliana. Accusa una parte consistente dell’elettorato di sostenere la prosecuzione della guerra e rivendica come elemento positivo l’aumento della rappresentanza politica araba.

Il confronto degenera rapidamente tra accuse reciproche, Gaza e responsabilità israeliane e palestinesi.

Youssef e l’accusa di discriminazione

Nel finale Cruciani porta Abouabid sul caso di Youssef, il giovane coinvolto nell’inchiesta sulle proteste e successivamente rimesso in libertà.

Abouabid lo definisce apertamente un “prigioniero politico” e sostiene che l’arresto avrebbe avuto una funzione esemplare: «colpirne uno per educarne cento».

Va oltre sostenendo che l’etichetta del terrorismo venga utilizzata più facilmente quando il soggetto coinvolto ha pelle scura, cognome straniero ed è musulmano. È un’accusa dell’ospite, duramente contestata in studio.

L’intervento si chiude così molto lontano dal punto da cui era partito. Quello che comincia come un confronto surreale sul divieto di sfiorare la propria fidanzata prima del matrimonio finisce dentro religione, integrazione, Israele, Gaza e terrorismo.

Ma la frase che resta è quella più semplice e forse più difficile da immaginare per Cruciani: Saif Eddine Abouabid sostiene che, prima delle nozze, lui e sua moglie non si fossero mai nemmeno sfiorati le mani.