L’articolo

Gabriele Noceti arriva a La Zanzara dopo un video durissimo contro David Parenzo, accusato di difendere Israele e di essersi commosso ascoltando Benjamin Netanyahu all’ONU.

Cruciani fa riascoltare alcune delle sue dichiarazioni prima di metterlo direttamente a confronto con Parenzo. Noceti aveva definito quello guidato da Netanyahu un governo “criminale, genocida e nazista”, parlando inoltre di un “olocausto palestinese”.

Parenzo reagisce già durante l’ascolto: considera osceno l’utilizzo di quella terminologia e respinge radicalmente il paragone tra Israele e il nazismo.

Noceti: «Rivendico ogni parola»

Quando entra in diretta, Noceti non cerca di attenuare quanto detto.

Dice di sottoscrivere ogni singola parola pronunciata nel video e precisa un punto: sostiene di non aver definito nazista lo Stato di Israele nel suo complesso, ma il governo Netanyahu e il modo in cui sta conducendo la guerra.

Cruciani gli chiede allora di arrivare al cuore della questione: se parla di un governo che si comporta come i nazisti, sta implicitamente accostando Netanyahu a Hitler?

Noceti risponde di sì e afferma di vedere “evidenti punti di contatto” tra Netanyahu, esponenti del governo israeliano e il nazismo.

È il momento in cui Parenzo esplode.

Parenzo: «È un paragone osceno»

Per David Parenzo l’accostamento è inaccettabile.

La sua obiezione è storica prima ancora che politica: equiparare l’azione militare israeliana al nazismo, sostiene, significa mettere sullo stesso piano una guerra contro un’organizzazione terroristica e un sistema costruito deliberatamente per lo sterminio di un popolo.

Parenzo insiste sulla differenza fondamentale tra le vittime civili, anche numerosissime e tragiche, prodotte da una guerra e la volontà programmatica di eliminare un’intera popolazione.

Noceti prova a replicare, ma anche Cruciani su questo punto si avvicina alla posizione di Parenzo: il paragone con i campi di sterminio e con il progetto nazista, osserva, richiede la dimostrazione di una volontà specifica di annientamento.

«C’è un piano per annientare la popolazione palestinese?»

Cruciani pone allora a Noceti la domanda più diretta del confronto: ritiene che esista davvero un piano per annientare la popolazione palestinese?

Noceti risponde “assolutamente sì”.

A sostegno della propria tesi richiama dichiarazioni attribuite a esponenti politici israeliani come Netanyahu, Ben Gvir e Smotrich e sostiene che parti del governo neghino il diritto stesso a uno Stato palestinese e trattino indiscriminatamente i palestinesi come terroristi.

Noceti richiama inoltre la definizione internazionale di genocidio, insistendo sull’idea della distruzione totale o parziale di un gruppo.

È però la sua interpretazione politica e giuridica del conflitto: nella trasmissione non viene accertato che esista un piano deliberato di sterminio della popolazione palestinese.

Parenzo continua infatti a contestare proprio questo passaggio. Per lui si può criticare duramente la condotta militare israeliana senza trasformarla automaticamente in un progetto assimilabile alla Shoah.

Guerra e terrorismo

Il confronto si sposta quindi sulla differenza tra guerra e terrorismo.

Parenzo sostiene che il terrorismo abbia come obiettivo deliberato i civili, mentre in guerra le vittime civili possono derivare dalle operazioni militari senza che questo significhi necessariamente volerle sterminare.

Noceti replica citando bombardamenti, scuole, ospedali e abitazioni civili e contesta l’argomento secondo cui la presenza di infrastrutture di Hamas possa giustificare la devastazione di Gaza.

Parenzo ribatte che a Gaza infrastrutture civili e militari sarebbero state intenzionalmente sovrapposte da Hamas, circostanza che a suo giudizio cambia radicalmente il quadro.

Le due letture restano inconciliabili: Noceti parla di una politica genocidaria; Parenzo di una guerra contro Hamas che non può essere equiparata allo sterminio nazista.

Il limite della libertà d’espressione

Prima dell’ingresso di Noceti, Cruciani e Parenzo discutono anche di un altro problema: un paragone del genere deve restare legalmente esprimibile?

Cruciani difende il principio della libertà di parola anche davanti a un’opinione che giudica aberrante.

Parenzo ritiene invece che il paragone tra Israele e nazismo possa, in determinati casi, entrare nel terreno dell’istigazione all’odio, pur distinguendo questo tema dal disegno di legge sull’antisemitismo discusso in quei giorni.

Il contrasto aggiunge un secondo livello allo scontro: non soltanto se Noceti abbia ragione, ma fin dove una società democratica debba permettere paragoni storici estremi nel dibattito politico.

Il finale su Mario Roggero

Prima della chiusura Cruciani cambia improvvisamente argomento e utilizza Mario Roggero come ulteriore test politico.

Chiede a Noceti se consideri corretta la condanna del gioielliere.

Noceti risponde che la pena è per lui esemplare, perché Roggero sarebbe andato oltre i limiti della legittima difesa, ricordando il duplice omicidio e il tentato omicidio contestati nel caso.

Cruciani reagisce incredulo, coerentemente con la linea sulla legittima difesa sostenuta nelle ultime puntate.

Ma il centro del confronto rimane quello iniziale: Gabriele Noceti rivendica il paragone tra il governo Netanyahu e il nazismo e sostiene l’esistenza di un piano di distruzione della popolazione palestinese; David Parenzo respinge entrambe le tesi come una deformazione radicale della realtà e della storia della Shoah.