L’articolo
Tony da Milano torna a La Zanzara nel pieno delle polemiche per una manifestazione contro il disegno di legge sull’antisemitismo.
Il punto di partenza è un coro intonato in piazza da due donne e diventato rapidamente oggetto di discussione sui giornali e sui social. Tony prende subito posizione: manda il proprio saluto alle protagoniste e contesta l’attenzione mediatica concentrata sul coro invece che sulla situazione dei palestinesi.
Lo scontro con David Parenzo parte praticamente dalla prima frase.
Il coro per Hamas, Hezbollah e Nasrallah
"Viva Hamas, Hezbollah
gloria eterna a Nasrallah
Con i caccia e con i MIG
Bombardiamo Tel Aviv"
Cruciani ricostruisce il coro e chiede a Tony di chiarire la propria posizione.
Tony non si tira indietro. Dice apertamente di sentirsi vicino alla resistenza palestinese e contesta la narrazione secondo la quale ogni forma di opposizione armata debba essere ridotta unicamente ad Hamas.
Secondo lui esistono diverse organizzazioni palestinesi, comprese formazioni di orientamento differente, e Hamas sarebbe soltanto una delle componenti di quel fronte.
Parenzo reagisce ricordando che Hamas è considerata un’organizzazione terroristica e rifiuta completamente l’idea di descriverla come semplice movimento di liberazione.
Tony replica sostenendo che ogni popolo abbia diritto a vivere nella terra in cui nasce e paragona la pluralità delle formazioni palestinesi alla presenza di diverse anime politiche nella Resistenza italiana.
Il confronto diventa immediatamente feroce.
Tony: «Sto con la resistenza palestinese»
Cruciani gli chiede di essere ancora più chiaro.
Tony risponde senza ambiguità:
«Io ho detto che sto con la resistenza palestinese e Hamas fa parte della resistenza palestinese».
Precisa però che, nella sua visione, la resistenza non coincide interamente con Hamas e comprende anche altre organizzazioni.
È il centro dell’intervento.
Tony non cerca di prendere le distanze dall’etichetta di “resistenza”, anzi la rivendica. Parenzo, dall’altra parte, continua a contestare radicalmente questa lettura e attribuisce ad Hamas la responsabilità delle conseguenze seguite agli attacchi contro Israele.
«Parlate del coro mentre continua il genocidio»
Tony sposta poi il discorso sul modo in cui la vicenda è stata raccontata.
Dice di aver visto giornali, esponenti politici e siti concentrarsi per giorni sul coro e sulle due donne che lo avevano intonato.
Per lui il problema è proprio questo: sostiene che mentre i media discutono di una provocazione cantata in piazza, in Palestina continuerebbe quello che definisce un genocidio.
È una definizione usata da Tony nel confronto e contestata dallo studio.
Nel suo ragionamento, l’attenzione dovrebbe essere rivolta soprattutto alle vittime palestinesi e alla condizione di Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme, invece di trasformare il coro nel tema principale del dibattito.
Parenzo non accetta questa impostazione e continua a riportare la discussione sulle responsabilità delle organizzazioni armate palestinesi.
Nasrallah e Hezbollah
Lo scontro si allarga poi a Hassan Nasrallah e Hezbollah.
Tony parla di Nasrallah come di un “compagno” e contesta la rappresentazione uniforme di Hezbollah come semplice organizzazione terroristica, insistendo sul suo ruolo politico e militare nella regione.
Parenzo e Cruciani reagiscono duramente.
Tony ricorda inoltre le vittime civili provocate dall’attacco in cui è stato ucciso Nasrallah e accusa i suoi interlocutori di applicare criteri diversi a seconda di chi esercita la violenza.
Dall’altra parte gli viene risposto che chi milita in quelle organizzazioni conosce il rischio di essere individuato e colpito.
Tony arriva anche a salutare Nasrallah e gli Houthi, che presenta come forze impegnate contro quello che definisce imperialismo americano.
L’attacco alla sinistra
Nella parte finale Tony cambia bersaglio e se la prende con una parte della sinistra.
La sua accusa è precisa: secondo lui molti progressisti solidarizzano con i palestinesi soltanto quando vengono bombardati o uccisi, ma prendono immediatamente le distanze quando reagiscono con la forza.
Tony considera questa posizione contraddittoria.
Sostiene che, se un popolo viene considerato oppresso, chi si dichiara solidale dovrebbe riconoscergli anche il diritto di ribellarsi.
Cruciani lo incalza allora sul punto inevitabile:
il 7 ottobre è stato giusto?
Tony non risponde con un sì netto. Dice però che, dopo decenni di conflitto e occupazione, la reazione palestinese debba essere letta all’interno di quel contesto storico.
Ed è qui che resta la distanza insanabile con Parenzo.
Da una parte Tony, che rivendica apertamente la propria vicinanza alla “resistenza palestinese” e rifiuta di identificare l’intero fronte con Hamas; dall’altra Parenzo, che considera inaccettabile usare quella categoria per giustificare o attenuare la responsabilità delle organizzazioni coinvolte negli attacchi contro Israele.
Una telefonata che parte da un coro di piazza e finisce nel cuore dello scontro su Palestina, Hamas, Hezbollah, Israele e diritto alla resistenza.













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