L’articolo

Clizia De Rossi torna a La Zanzara e il confronto con David Parenzo riparte immediatamente da Israele, Palestina e dalle elezioni americane. Il tono è quello consueto, ma questa volta Clizia spinge ancora più avanti la propria posizione: dice di auspicare l’ascesa di un presidente musulmano negli Stati Uniti apertamente vicino alla causa palestinese e, parlando del futuro di Israele, arriva a immaginare una trasformazione radicale del territorio. Parenzo la incalza chiedendole se voglia semplicemente la fine dello Stato israeliano; Clizia corregge la formula, ma la sostanza della sua posizione resta estrema: Israele, secondo lei, dovrebbe essere restituito ai palestinesi e gli israeliani dovrebbero affrontare una nuova diaspora, distribuiti in altri Paesi. Parenzo respinge questa prospettiva e la interpreta come un progetto di cancellazione dello Stato ebraico.

«Tutto cemento» e una nuova diaspora

Il passaggio più netto arriva quando Clizia descrive il proprio scenario ideale per Israele come una sorta di territorio completamente trasformato, arrivando a parlare di una “bella piazza pulita” e di un grande parcheggio. La provocazione viene immediatamente ricondotta da Parenzo al tema della distruzione di Israele, mentre Clizia insiste sul fatto che non parlerebbe di distruzione ma di restituzione del territorio ai palestinesi. Nel suo ragionamento, gli israeliani dovrebbero affrontare una nuova diaspora, venendo accolti anche nei Paesi europei. È una posizione che Parenzo considera inaccettabile e che diventa il centro del loro scontro. Clizia lo accusa inoltre di essere schierato con un governo che considera responsabile di un genocidio, mentre Parenzo continua a contestare sia quella definizione sia l’idea di cancellare l’attuale assetto dello Stato israeliano. Lo scontro resta interamente politico e identitario, senza alcuna possibilità di convergenza.

La discussione tocca anche il rapporto tra Islam e società occidentale. Clizia sostiene provocatoriamente che l’arabo dovrebbe diventare addirittura la seconda lingua ufficiale dell’Italia e racconta di voler introdurre corsi di arabo per insegnanti. È una posizione volutamente estrema, inserita dentro una più ampia esaltazione della crescita del peso politico e culturale musulmano. È proprio su questo terreno che poco dopo entra Ferenc Venturelli, conosciuto online come Eterno, portando nella stessa conversazione una posizione esattamente opposta.

Entra Eterno: dalla chat ai messaggi fascisti

Venturelli viene presentato come un influencer di destra, già noto alla trasmissione per aver bruciato una copia del Corano. Il primo tema affrontato riguarda una chat da lui creata in occasione di iniziative politiche a Milano. Secondo Eterno, il gruppo era nato con l’obiettivo di organizzare persone intenzionate a scendere in piazza e “difendere” la città; nel corso della discussione, però, emerge che all’interno della chat erano comparsi messaggi riconducibili al fascismo e contenuti estremi. Cruciani gli chiede direttamente se fossero presenti messaggi fascisti, nazisti e incitazioni alla violenza. Venturelli ammette la presenza di contenuti fascisti e prende le distanze dalle incitazioni violente, sostenendo però che non possano essergli attribuite automaticamente le responsabilità per ciò che altri utenti hanno scritto.

Clizia ribalta completamente il ragionamento e lo accusa di avere costruito proprio lo spazio nel quale quei messaggi hanno potuto circolare. Dice di aver visto screenshot contenenti minacce, riferimenti alla violenza e contenuti ancora più pesanti, mentre Eterno insiste sul fatto di non avere personalmente scritto o eseguito quelle minacce. Il confronto diventa quindi una discussione sulla responsabilità di chi crea e amministra una comunità online: per Clizia, non basta dissociarsi dopo che i contenuti sono comparsi; per Venturelli, invece, la responsabilità resta individuale e non può essere trasferita automaticamente a chi ha aperto la chat.

Eterno: «Voglio rendere illegale l’Islam»

Lo scontro diventa ancora più netto quando Cruciani chiede a Eterno quale sia realmente la sua posizione sull’Islam. Venturelli risponde senza attenuanti: vorrebbe rendere illegale l’Islam. Non limita quindi la propria critica all’Islam politico o alle correnti fondamentaliste, ma sostiene che la religione stessa rappresenti un pericolo e afferma che, dove esistono comunità musulmane numerose, emergerebbero inevitabilmente problemi sociali. Cruciani prende le distanze e prova a distinguere tra religione islamica e islamismo politico, mentre Clizia reagisce con una serie di attacchi personali e lo accusa di trasformare una battaglia politica in ostilità verso un’intera comunità religiosa.

Eterno racconta inoltre di avere utilizzato un sistema provocatorio per selezionare gli ingressi nel proprio gruppo: chiedere alle persone di insultare Maometto. La giustificazione è che, in questo modo, avrebbe potuto evitare l’ingresso di possibili infiltrati musulmani ostili al gruppo. Cruciani considera il metodo eccessivo e sottolinea che chiedere esplicitamente a qualcuno di insultare una figura religiosa non è una normale verifica politica. Venturelli rivendica però il diritto di decidere chi ammettere in uno spazio privato e sostiene che quella provocazione servisse esclusivamente a filtrare gli accessi.

Due estremismi che si alimentano a vicenda

Il confronto tra Clizia ed Eterno finisce così per funzionare quasi come uno specchio. Da una parte Clizia propone una visione radicale del conflitto israelo-palestinese, arriva a immaginare la fine dell’attuale Stato israeliano e una nuova diaspora degli israeliani; dall’altra Eterno considera l’Islam in sé un problema e arriva a proporne l’illegalizzazione. Entrambi trasformano questioni politiche reali in formule assolute e identitarie, mentre Cruciani e Parenzo cercano, con approcci diversi, di riportare il confronto sui limiti concreti di quelle posizioni.

Il risultato è uno dei blocchi più estremi della puntata: Israele da cancellare nella forma attuale, Islam da rendere illegale, chat con messaggi fascisti e accuse incrociate di violenza e radicalizzazione. Clizia ed Eterno partono da due fronti apparentemente opposti, ma finiscono nello stesso punto: una visione del conflitto politico nella quale non esistono quasi più zone intermedie.