L’articolo
Flavia Restivo entra nello studio de La Zanzara e trova immediatamente David Parenzo pronto ad attaccarla e Giuseppe Cruciani deciso a presentarla come esponente di un femminismo estremo. Lei reagisce parlando di bullismo e ipotizzando che una parte dell’ostilità nei suoi confronti nasca anche dalle sue posizioni su Gaza.
Il terreno principale del confronto, però, è un altro: il corpo delle donne e chi abbia il diritto di decidere su di esso.
Vannacci, le donne e la battuta sulla gonna
Cruciani recupera alcune dichiarazioni di Restivo contro Roberto Vannacci e la sua battuta sulle donne “senza gonna”.
Per Cruciani resta semplicemente una battuta. Restivo la interpreta invece come una manifestazione di una cultura patriarcale nella quale la donna finisce continuamente ridotta al proprio corpo: da una parte la donna seria e rispettabile, dall’altra quella trasformata in oggetto del desiderio.
Il punto, secondo lei, diventa ancora più rilevante quando certe frasi vengono pronunciate da persone che ricoprono ruoli politici e possono influenzare un pubblico molto ampio.
Cruciani contesta questa impostazione: dire di preferire una donna senza gonna, sostiene, può essere volgare o provocatorio ma non dovrebbe trasformarsi automaticamente in un problema politico.
Restivo insiste invece sull’oggettificazione e sul modello trasmesso soprattutto ai ragazzi più giovani.
«Non si decide sul corpo delle donne»
Da Vannacci si passa direttamente all’aborto.
Restivo richiama le posizioni antiabortiste attribuite al generale e pronuncia la frase che sintetizza il blocco: sul corpo delle donne, sostiene, non possono essere gli uomini a decidere.
Cruciani distingue immediatamente tra opinione e decisione politica. Dice di essere personalmente favorevole all’aborto, ma difende il diritto di una persona a essere contraria e domanda se un parlamentare uomo debba essere escluso dalle decisioni legislative che riguardano quel tema.
Restivo precisa che un uomo può naturalmente avere un’opinione, ma contesta l’idea che possa decidere direttamente sul corpo di una donna.
Lo scontro diventa quindi anche una discussione sulla libertà di espressione. Restivo giudica pericoloso il peso pubblico di alcune posizioni di Vannacci; Cruciani considera invece più pericolosa la tentazione di impedire che quelle opinioni vengano espresse.
Nessuno dei due cede di un millimetro.
Il “mammo” e il lavoro di cura
Altro bersaglio di Restivo è la parola “mammo”, utilizzata da Caterina Balivo parlando di un padre particolarmente presente nella gestione dei figli.
Cruciani non comprende il problema: per lui è soltanto un modo di dire.
Restivo sostiene invece che le parole abbiano un peso culturale. Definire “mammo” un padre che si occupa dei figli, spiega, suggerirebbe che il lavoro di cura appartenga naturalmente alla madre e che un uomo impegnato allo stesso modo rappresenti qualcosa di eccezionale.
Per lei il punto è proprio superare questa divisione: la cura dei figli non dovrebbe ricadere prevalentemente sulle donne.
Cruciani replica che nella realtà accade ancora spesso che sia la madre a occuparsene maggiormente e considera sproporzionata una battaglia contro una singola parola televisiva.
Catcalling: complimento o molestia?
La temperatura sale ulteriormente sul catcalling.
Cruciani propone l’esempio più semplice: un uomo che per strada o da una macchina rivolge a una donna un commento esplicito sul suo aspetto fisico.
Per Restivo è una molestia verbale quando mette la donna a disagio e la fa sentire insicura. Arriva a sostenere che comportamenti di questo tipo dovrebbero essere sanzionati.
Cruciani non è d’accordo e considera eccessivo immaginare i tribunali impegnati a valutare apprezzamenti, commenti o perfino sguardi.
Restivo ribalta il punto di vista: per capire il problema, dice, bisognerebbe considerare cosa significhi vivere sentendosi continuamente osservate e giudicate fisicamente.
Sindaca, avvocata e quote rosa
Lo scontro passa quindi alla lingua italiana.
Restivo difende l’utilizzo di forme professionali al femminile come “sindaca”, sostenendo che siano linguisticamente corrette e che la loro diffusione rifletta anche l’ingresso delle donne in ruoli un tempo quasi esclusivamente maschili.
Cruciani rivendica invece il diritto di continuare a utilizzare forme come “sindaco” anche riferendosi a una donna e rifiuta l’idea che il linguaggio debba essere imposto per ragioni politiche.
La stessa distanza emerge sulle quote rosa. Restivo le considera ancora necessarie a causa della disparità nella rappresentanza politica; Cruciani le trasforma immediatamente in provocazione chiedendo perché non introdurre allora quote per calvi, persone sovrappeso o altre categorie.
Per Restivo la battuta banalizza una discriminazione che considera reale.
Educazione affettiva, LGBT e Gaza
Verso la fine compare anche l’educazione affettiva nelle scuole, sostenuta da Restivo. Ma basta nominare i diritti LGBT perché il confronto venga nuovamente trascinato su Gaza e Israele.
Restivo accusa Israele di utilizzare anche l’immagine di Paese attento ai diritti LGBT per migliorare la propria reputazione internazionale e parla di “rainbow washing”. Parenzo reagisce contestandole una lettura che considera ideologica e difende Israele sul terreno dei diritti delle persone LGBT.
Il confronto torna poi direttamente sulla guerra. Restivo utilizza il termine genocidio per Gaza e dichiara di considerare senza cuore chi sostiene Israele. Parenzo e Cruciani respingono la sua impostazione e la discussione finisce ancora una volta fuori dal terreno originario.
Restivo era arrivata per parlare di femminismo.
In poco più di venti minuti riesce a mettere sul tavolo Vannacci, aborto, maternità, catcalling, quote rosa, linguaggio di genere, educazione affettiva, LGBT e Gaza.
Ma il nodo centrale resta quello da cui parte tutto: per lei si può discutere quanto si vuole, ma sul corpo delle donne non devono decidere gli uomini.













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