L’articolo

Il professor Lorenzo Drago arriva nello studio de La Zanzara con un curriculum accademico serio: microbiologia clinica all’Università degli Studi di Milano e attività di laboratorio dedicata, tra le altre cose, allo studio del microbioma.

A Cruciani, naturalmente, basta una traduzione molto più semplice: il professore analizza la cacca.

Drago conferma che, in sostanza, una parte del suo lavoro consiste proprio nell’esaminare campioni fecali di persone sane e malate per studiarne la composizione microbica e comprendere cosa accade all’interno dell’intestino.

Ed è sufficiente questa premessa perché la divulgazione scientifica prenda immediatamente la direzione prevista.

La cacca dei politici

Cruciani propone un format televisivo: farsi inviare le feci dei principali leader politici e analizzarle in laboratorio.

Partono i nomi: Roberto Vannacci, Benjamin Netanyahu, Donald Trump e altri protagonisti della politica internazionale.

L’idea viene rilanciata come “la merda dei politici”, programma immaginario nel quale il microbioma diventerebbe uno strumento per confrontare personalità, comportamenti e perfino stili di governo.

Drago, pur stando al gioco, introduce il punto scientificamente interessante: esistono studi che esplorano le relazioni tra microbiota intestinale e comportamento, compresi aspetti legati alla socializzazione e all’irascibilità.

Quando però Cruciani gli chiede se dalla cacca sia possibile capire se una persona sia aggressiva, guerrafondaia o semplicemente una “testa di cazzo”, il professore riporta il discorso sul terreno corretto: servirebbero correlazioni scientifiche tra caratteristiche del microbioma e categorie di comportamento, non basta osservare un singolo campione per diagnosticare il carattere di qualcuno.

Trump potrebbe quindi avere una “cacca rivoluzionaria”, ma per ora resta soltanto una provocazione radiofonica.

Quanto tempo si può stare sul water?

Il primo vero quesito pratico riguarda il tempo trascorso seduti sulla tazza.

Drago indica circa cinque minuti come riferimento ragionevole.

Se non si riesce a evacuare, meglio alzarsi e riprovare successivamente piuttosto che rimanere seduti quindici o venti minuti continuando a sforzarsi.

La permanenza prolungata può aumentare la pressione e la congestione nella zona emorroidaria.

Il professore cita uno studio americano nel quale viene rilevata un’associazione tra tempi prolungati sul water e problemi emorroidari, ma precisa subito il limite: si tratta di un singolo studio osservazionale, quindi associazione non significa automaticamente causa-effetto.

Il nemico naturale diventa così lo smartphone.

Restare seduti dieci, quindici o venti minuti a scorrere il telefono può allungare inutilmente il tempo passato sul water. Drago non demonizza l’uso del cellulare, ma suggerisce semplicemente di limitarlo al tempo realmente necessario.

Carta igienica: sì o no?

Cruciani arriva quindi a uno dei grandi interrogativi della sua stagione radiofonica: la carta igienica va usata oppure no?

Racconta senza troppi filtri la propria routine, basata soprattutto sulla carta e molto meno frequentemente sul bidet, e chiede al professore una risposta non “democristiana”.

Drago spiega che la questione va affrontata soprattutto evitando gli eccessi.

Uno sfregamento ripetuto con la carta può irritare la zona. Lo stesso vale per l’uso troppo frequente di saponi e salviettine, che nel lungo periodo possono favorire irritazioni.

L’acqua rappresenta quindi una soluzione particolarmente delicata.

Non viene decretata l’abolizione assoluta della carta igienica, ma il principio è chiaro: meno aggressività possibile e attenzione soprattutto nelle persone che vanno in bagno più volte durante la giornata.

Cruciani traduce ancora una volta la letteratura medica nel proprio linguaggio: acqua, mano e niente ossessione per la sterilizzazione.

Le feci devono galleggiare?

Tocca quindi a Parenzo.

Il suo dubbio riguarda le feci galleggianti: bisogna preoccuparsi se invece di affondare rimangono minacciosamente sulla superficie dell’acqua?

Drago introduce la scala di Bristol, utilizzata per classificare forma e consistenza delle feci, e spiega che un episodio sporadico non rappresenta di per sé un segnale allarmante.

Consistenza e galleggiamento possono variare anche in relazione alla dieta, alla quantità di fibre e ad altri fattori.

Per valutare realmente un problema servono persistenza, sintomi e contesto clinico. Qualche giorno di variazioni, quindi, non basta automaticamente a indicare una patologia.

Depilarsi aiuta la pulizia?

Cruciani continua l’interrogatorio con la depilazione della zona anale.

Togliere i peli potrebbe apparentemente facilitare la pulizia, ma Drago ricorda che la depilazione può anche irritare il follicolo pilifero e, in alcuni casi, favorire ulteriori irritazioni o infezioni.

I peli, inoltre, hanno una propria funzione protettiva.

Quando Cruciani confessa che qualche residuo può restare attaccato anche durante la giornata, il professore lo tranquillizza: non è necessariamente un dramma e, soprattutto, l’eccesso di igiene non è automaticamente salutare.

Il vero inconveniente può essere soprattutto l’odore.

La peretta da viaggio

Terminato il consulto con Drago, interviene anche Claudio da Cagliari, perfettamente in tema con il blocco.

L’ascoltatore sostiene di aver trovato da anni la soluzione definitiva: la peretta con acqua, utilizzata regolarmente per la pulizia interna.

Descrive dettagliatamente la propria procedura e rivela addirittura di possederne una versione da viaggio.

Il passaggio segna definitivamente la trasformazione del segmento: partito dal microbioma e dalla ricerca universitaria, finisce con Cruciani che scopre l’esistenza dell’equipaggiamento portatile per l’igiene anale.

In mezzo, però, Lorenzo Drago riesce comunque a lasciare alcune indicazioni molto più sobrie: non restare troppo sul water, non sforzarsi inutilmente, non abusare di carta, saponi e salviettine e non trasformare la pulizia in un’ossessione.

Per tutto il resto c’è La Zanzara.