L’articolo

Sybil Shiddell, country manager di Gleeden, arriva a La Zanzara per parlare di un business costruito su uno dei tabù più antichi delle relazioni: il tradimento.

L’app, spiega Shiddell, è dedicata agli incontri extraconiugali e nasce con una particolare attenzione alle donne. Secondo i dati forniti in trasmissione, gli iscritti sarebbero circa il 60% uomini e il 40% donne, una distribuzione che Sybil considera comunque meno squilibrata rispetto ad altre piattaforme di dating.

Cruciani riassume la funzione in maniera molto meno aziendale: Gleeden facilita la vita a chi vuole avere una relazione fuori dalla coppia. Shiddell non nega il punto. La tecnologia, dice in sostanza, rende più semplice anche questo tipo di incontro.

L’app che si nasconde dietro una calcolatrice

Il primo elemento che scatena lo studio riguarda la discrezione.

Come fa una persona sposata a tenere Gleeden sul telefono senza farsi scoprire dal partner? Shiddell racconta che l’app dispone di funzioni studiate proprio per rendere meno evidente la navigazione. Anche l’icona può essere modificata: in una delle versioni utilizzate appare, per esempio, come una normale calcolatrice.

Cruciani si diverte immediatamente all’idea e immagina partner intenti a controllare le applicazioni installate sul telefono.

Sybil non presenta però Gleeden soltanto come uno strumento tecnico per nascondere una relazione. La filosofia dell’azienda, almeno nel racconto fatto in studio, ruota intorno alla libertà personale e in particolare a quella femminile.

Tradire come scelta femminista?

Cruciani legge una formula attribuita alla comunicazione dell’azienda: l’idea di permettere alle donne di tradire in sicurezza.

Shiddell rivendica una lettura femminista del servizio: le donne sposate o conviventi possono avere desideri, fantasie ed esigenze che non coincidono necessariamente con quelle della relazione ufficiale.

La posizione incontra una contestazione netta in studio. La critica è che presentare il tradimento come emancipazione non faccia altro che replicare nei comportamenti femminili gli aspetti peggiori storicamente attribuiti agli uomini.

Sybil risponde che l’app non è limitata alle coppie eterosessuali: al momento dell’iscrizione è possibile indicare il genere delle persone che si vogliono incontrare. Il punto, per lei, non è il modello di coppia ma la possibilità di scegliere.

Monogamia contro tecnologia

Il dibattito diventa quindi quasi filosofico.

Da una parte c’è chi difende fedeltà e monogamia come valori fondamentali: se una relazione non funziona più, la soluzione dovrebbe essere lasciare il partner, non costruire una vita parallela attraverso un’app.

Dall’altra Shiddell osserva che viviamo in un’epoca in cui la tecnologia semplifica qualsiasi attività e non vede perché gli incontri extraconiugali dovrebbero essere l’unica eccezione.

Porta anche l’esempio dell’India, che indica come uno dei mercati più importanti per Gleeden. In un Paese dove esistono ancora molti matrimoni combinati dalle famiglie, sostiene, l’app può offrire uno spazio personale a chi non ha scelto liberamente il proprio partner.

«Un amante costa meno degli antidepressivi»

Poi Cruciani tira fuori il claim destinato a incendiare definitivamente il confronto: “Un amante costa meno al servizio sanitario nazionale degli antidepressivi”.

Shiddell conferma che si tratta di una campagna pubblicitaria utilizzata dall’azienda a Parigi.

Il messaggio suggerisce provocatoriamente che una relazione extraconiugale possa migliorare il benessere di una persona insoddisfatta della propria vita sentimentale.

In studio la reazione è durissima: viene contestato soprattutto l’utilizzo della depressione, patologia seria, come strumento pubblicitario per promuovere un servizio di incontri. Viene inoltre sottolineato che il tradimento può produrre separazioni, conflitti e conseguenze emotive anziché rappresentare una soluzione.

Il claim resta quindi ciò che è: una provocazione pubblicitaria di Gleeden, non un’affermazione medica dimostrata durante la trasmissione.

Quanto si tradisce in Italia?

La conversazione passa infine alle statistiche.

Shiddell cita un osservatorio sull’infedeltà realizzato attraverso ricerche commissionate dall’azienda e parla di una quota intorno al 40%. Il dato viene immediatamente contestato in studio e va quindi considerato per quello che è: una statistica richiamata dalla rappresentante di Gleeden, non verificata autonomamente nel corso del blocco.

Cruciani le chiede poi quale sia la città italiana con maggiore presenza sulla piattaforma. In termini assoluti, risponde Shiddell, sarebbe Milano. Rapportando invece gli iscritti alla popolazione, indica Varese, con una quota che quantifica intorno al 12%.

Non significa che quella percentuale della popolazione tradisca effettivamente il partner: il numero, come precisa la stessa Shiddell, deriva dagli iscritti a Gleeden rapportati agli abitanti.

Ed è sufficiente per l’ultima provocazione di Cruciani: a Varese, dopo quella rivelazione, tutti a controllare se sul telefono del partner è comparsa improvvisamente una misteriosa calcolatrice.