L’articolo

Samantha Galloppa, divulgatrice sui temi delle relazioni e dichiaratamente antifemminista, arriva a La Zanzara per mettere sotto accusa quelli che considera i doppi standard del femminismo contemporaneo. Giuseppe Cruciani parte da un esempio semplice: se una donna preferisce un uomo più grande viene spesso considerata attratta dalla maturità; quando invece un uomo preferisce una donna più giovane, può essere immediatamente descritto come viscido o bavoso.

Galloppa concorda e da quel momento lo scontro diventa continuo. La sua tesi di fondo è che uomini e donne vengano giudicati con criteri differenti a seconda di chi compie la stessa scelta.

Donne giovani, uomini maturi e accuse di body shaming

La prima esplosione arriva proprio sull’età. Galloppa sostiene che molti uomini preferiscano donne più giovani anche perché, a suo giudizio, tendono a essere maggiormente in forma. Aggiunge provocatoriamente che molte donne oltre i cinquant’anni sarebbero frustrate, tristi o eccessivamente polemiche, precisando comunque di non riferirsi a tutte.

La replica è immediata: generalizzare in questo modo sulle donne mature viene accusato di essere esattamente quella forma di discriminazione che Galloppa dice di voler combattere.

Lei ribalta però il ragionamento e pronuncia la frase che sintetizza l’intervento: «Le femministe offendono le donne di oggi». Secondo Galloppa, il femminismo finirebbe per presentare le donne come fragili, costantemente discriminate e bisognose di protezione.

«Quale diritto ha l’uomo che la donna non ha?»

Cruciani le chiede quali siano le sue principali contestazioni al femminismo.

Galloppa sostiene che molte femministe si descrivano come donne forti ma, nella sua esperienza, non accetterebbero critiche o opinioni non allineate. A suo giudizio tutto verrebbe ricondotto a un unico schema: patriarcato, privilegio maschile e necessità di “decostruire” l’uomo.

Arriva quindi alla domanda più radicale: quale diritto possiede oggi un uomo che una donna non possiede?

La sua interlocutrice porta sul tavolo precarietà lavorativa e differenze salariali, sostenendo che le disparità concrete esistano ancora. Galloppa respinge però la rappresentazione di una società nella quale la donna sarebbe strutturalmente priva di diritti rispetto all’uomo.

Femminicidio e «donne tossiche»

Il punto più duro riguarda il femminicidio.

Galloppa dice che, a suo giudizio, il termine non avrebbe senso come categoria distinta e critica il modo in cui molti episodi di violenza vengono automaticamente letti attraverso una contrapposizione fra genere maschile e genere femminile.

La posizione viene contestata duramente con il richiamo a casi di donne uccise da partner o ex partner che non avrebbero accettato la fine della relazione.

Galloppa insiste però su un principio: esistono anche donne tossiche capaci di distruggere psicologicamente o materialmente la vita degli uomini, e parlare soltanto di “educare i maschi” produce a suo giudizio una rappresentazione incompleta dei rapporti.

Cruciani rilancia un intervento di Mario Biondi sulle donne tossiche, che Galloppa accoglie come conferma della propria tesi.

L’uomo tradizionale e il doppio standard

Un altro terreno riguarda la famiglia.

Galloppa osserva che una donna può dichiarare di volere un “uomo tradizionale”, capace di occuparsi economicamente della famiglia e di assumersi determinate responsabilità, senza suscitare particolare scandalo. Quando invece è l’uomo a desiderare una donna più tradizionale e maggiormente orientata alla casa o alla famiglia, quella preferenza viene spesso interpretata come arretrata o maschilista.

Secondo Galloppa, qui si crea una contraddizione: si chiederebbe parità assoluta nei diritti mantenendo però aspettative differenti quando si parla di responsabilità e ruoli all’interno della coppia.

La contestazione è che questa immagine della donna moderna non rappresenti affatto tutte le donne italiane e che i social amplifichino modelli che non necessariamente descrivono la società reale.

Catcalling: molestia o semplice complimento?

Il confronto termina sul catcalling.

Galloppa distingue nettamente fra un fischio o un apprezzamento occasionale e una vera molestia. Se qualcuno le fa un complimento per strada, dice, non considera automaticamente quell’episodio violenza. Il confine arriva dopo: insistenza, persecuzione o comportamenti che continuano nonostante il rifiuto.

La posizione opposta considera invece anche determinati commenti sessuali non richiesti una forma di aggressione e contesta l’idea che una donna debba necessariamente apprezzare di essere valutata fisicamente da uno sconosciuto.

Galloppa resta ferma: un complimento non diventa automaticamente una molestia soltanto perché riguarda il corpo.

È il punto finale di un confronto nel quale quasi ogni tema — età, lavoro, violenza, relazioni, attrazione e linguaggio — viene ricondotto alla stessa domanda: il femminismo contemporaneo protegge davvero le donne oppure, come sostiene Samantha Galloppa, finisce qualche volta per descriverle come più fragili di quanto siano?