L’articolo
Michele da Bologna richiama La Zanzara ancora furioso per l’intervento del pastore Luigi Carollo nella puntata precedente. Il bersaglio iniziale è Giuseppe Cruciani, accusato di offrire troppo spazio a personaggi che, secondo Michele, finiscono per legittimare idee ostili verso le persone omosessuali.
Michele parla in prima persona: è gay, vive da dieci anni con il proprio compagno e rivendica apertamente la propria identità. Per lui le affermazioni di Carollo non possono essere liquidate come semplici opinioni religiose.
«Alimenta l’odio verso i gay»
Il punto centrale dell’accusa è molto chiaro.
Michele ricorda che Carollo ha definito l’omosessualità “contro natura”, ha sostenuto che sarebbe possibile cambiarla attraverso un percorso di fede e si è espresso contro l’adozione da parte delle coppie omosessuali.
Secondo Michele, mettere in circolazione continuamente questo tipo di messaggi contribuisce a creare un clima ostile verso le persone LGBT e può persino favorire la violenza.
Cita inoltre alcune aggressioni omofobe avvenute recentemente e accusa Cruciani di dedicare più spazio a personaggi come Carollo che alle persone che subiscono quelle violenze.
Cruciani richiama quindi direttamente il pastore, che risponde alla telefonata e accetta lo scontro.
Carollo non arretra
Il confronto diventa immediatamente durissimo.
Michele racconta di stare da dieci anni con un uomo cattolico che, a suo dire, lavora anche nell’ambiente della Chiesa. La risposta di Carollo è netta: secondo la sua interpretazione, un vero credente non dovrebbe vivere una relazione omosessuale.
Per il pastore, quindi, fede cristiana e relazione tra due uomini restano incompatibili.
Michele reagisce accusandolo di utilizzare la religione per giudicare la vita privata degli altri. Non accetta neppure l’idea che quelle affermazioni possano essere messe sullo stesso piano delle normali opinioni personali.
La discussione viene sommersa dagli insulti, ma il punto di fondo resta chiarissimo: Michele rivendica la possibilità di essere omosessuale e vivere accanto a una persona credente; Carollo sostiene che quella relazione sia incompatibile con un’autentica adesione religiosa.
Il demonio torna nella discussione
Cruciani riporta poi il pastore sulle dichiarazioni della sera precedente, quando Carollo aveva associato determinate esperienze legate all’omosessualità e alla transizione all’“opera del diavolo”.
Carollo non ritratta.
Richiama ancora la Bibbia e sostiene che attraverso i rapporti sessuali possano essere trasmesse anche influenze spirituali. Nel tentativo di spiegare la propria posizione fa riferimento anche all’unione con una prostituta e al concetto di condivisione dello stesso spirito.
Cruciani gli chiede quindi senza molti giri di parole come definisca un rapporto sessuale tra due uomini.
Carollo risponde parlando di un atto “contro natura” e arriva a definirlo una “perversione”.
È il punto in cui lo scontro con Michele diventa definitivamente inconciliabile.
Michele: «Queste non sono semplici opinioni»
Per Michele, affermazioni di questo tipo dimostrano esattamente ciò che stava sostenendo all’inizio della telefonata.
Non vede una semplice differenza religiosa, ma un linguaggio che considera degradante nei confronti delle persone gay. Il problema, nella sua prospettiva, non è che Carollo pratichi una religione conservatrice: è che descriva pubblicamente l’omosessualità come qualcosa da correggere, guarire o associare al male.
Michele risponde con una serie di attacchi personali, arrivando a mettere in discussione anche l’equilibrio del pastore. Cruciani prova più volte a riportare il confronto sulle idee, ma la telefonata resta quasi interamente dominata dagli insulti reciproci.
Il lavoro di Carollo e la provocazione di Parenzo
Nel mezzo della discussione emerge anche una curiosità.
David Parenzo si chiede come faccia Carollo a essere sempre immediatamente disponibile quando la trasmissione decide di richiamarlo. Il pastore chiarisce allora di non vivere esclusivamente della propria attività religiosa: dice di lavorare come tecnico e di occuparsi della riparazione di camere per prove ambientali, apparecchiature utilizzate per test legati alla temperatura.
È una parentesi surreale che dura poco.
La discussione torna immediatamente alla questione principale: può un pastore affermare che l’omosessualità sia una perversione e contemporaneamente sostenere di non avere nulla contro le persone omosessuali?
Per Michele la risposta è no.
Per Carollo, invece, è possibile distinguere la persona dal comportamento: ritiene di poter rispettare l’individuo continuando però a giudicare moralmente sbagliata la sua vita sessuale.
Ed è precisamente questa distinzione che Michele rifiuta.
Lo scontro termina senza alcun avvicinamento: Michele accusa Carollo di alimentare l’odio verso i gay; Carollo continua a rivendicare integralmente la propria lettura religiosa dell’omosessualità.













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