L’articolo
Padre Davide Fabbri arriva nello studio de La Zanzara con in mano quello che viene presentato come un ordine di esecuzione per la carcerazione. Il provvedimento è collegato alla condanna per il danneggiamento di un murale a Rimini: secondo quanto raccontato in trasmissione, Fabbri rischia sei mesi di detenzione, con la possibilità che vengano applicate misure alternative come i lavori socialmente utili.
Fabbri non prende le distanze dal gesto. Al contrario, torna a spiegare perché quell’opera fosse diventata per lui un simbolo da combattere.
Il murale dell’uomo che allatta
Il dipinto raffigurava un uomo barbuto con un seno nell’atto di allattare un neonato. Fabbri lo descrive come rappresentazione di un sistema culturale che considera degradato e collegato, nella sua personale interpretazione, a massoneria, poteri forti e satanismo.
Parenzo gli ricorda che si tratta di un’opera artistica tratta da una fotografia. Fabbri respinge completamente questa lettura e costruisce attorno all’immagine una simbologia molto più ampia.
Arriva a evocare Moloch, richiamando i racconti biblici sui sacrifici di bambini, e sostiene che quell’immagine conterrebbe un significato nascosto riconducibile a forze oscure.
Sono interpretazioni espresse da Fabbri durante il confronto, senza elementi di verifica portati in trasmissione.
«Cacciatore di demoni»
Cruciani lo presenta ricordando le definizioni con cui Fabbri descrive se stesso: diacono, esorcista, cavaliere della milizia dell’Arcangelo Michele e “cacciatore di demoni”.
Fabbri non arretra.
Quando Parenzo ironizza sulla definizione, lui risponde di considerarsi soltanto un servo di Dio e sostiene che la lotta contro il male faccia realmente parte della propria vita.
Anche la mano fasciata diventa materiale da Zanzara. Alla domanda su come si sia ferito, Fabbri dice che l’incidente sarebbe avvenuto durante un esorcismo e lascia intendere di aver affrontato una delle sue “battaglie”.
Essi vivono
Il momento che dà il titolo al blocco nasce dal cinema.
Fabbri racconta di aver rivisto Essi vivono, il film di John Carpenter nel quale speciali occhiali permettono al protagonista di scoprire il vero volto di creature nascoste tra gli esseri umani.
Dice che, guardando uno dei personaggi rivelarsi attraverso gli occhiali, gli sarebbe venuto spontaneo pensare a David Parenzo.
Da lì il riferimento cinematografico diventa teoria personale.
Fabbri parla di rettiliani, persone “lobotomizzate”, esseri senza anima e “schiere del demonio” infiltrate nella società. Invita perfino gli ascoltatori a osservare con attenzione gli occhi e i volti delle persone per riconoscerli.
Il tono oscilla continuamente tra provocazione, convinzione religiosa e immaginario complottista.
Mussolini e il fascismo
Il confronto passa poi a Benito Mussolini.
Fabbri si dichiara apertamente ammiratore del Duce e gli attribuisce case popolari, politiche familiari, colonie per i giovani e pensioni. Presenta il fascismo del periodo di pace come una stagione durante la quale Mussolini sarebbe stato apprezzato anche all’estero.
Le affermazioni storiche vengono pronunciate da Fabbri come parte della propria difesa del fascismo e non vengono verificate nel corso del segmento.
Viene inoltre richiamata la sua affermazione di essere imparentato con la famiglia Mussolini attraverso donna Rachele: anche questo è un elemento riferito dal diretto interessato e non accertato durante la trasmissione.
Lo scontro sul murale
Nel breve confronto successivo viene sostenuto che la condanna sia perfino troppo lieve, perché il danneggiamento dell’opera avrebbe colpito un messaggio legato alla comunità LGBT.
Fabbri reagisce tornando esattamente al punto di partenza: per lui un uomo non può allattare un bambino e la rappresentazione artistica di quella scena sarebbe il simbolo di una società che considera completamente rovesciata.
Arriva ad associare l’immagine a una sessualizzazione del neonato e usa accuse estremamente pesanti, che restano esclusivamente sue interpretazioni.
Il confronto diventa così un concentrato di tutti i mondi che Fabbri porta abitualmente a La Zanzara: religione, fascismo, demonologia, complottismo, battaglie sull’identità di genere e convinzione che dietro alcuni simboli della società contemporanea si nasconda qualcosa di molto più oscuro.
La sintesi finale è già nel titolo scelto da lui stesso.
Essi vivono.













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