L’articolo
Bianca Evangelista, donna trans di 33 anni, arriva a La Zanzara per confrontarsi con il pastore pentecostale Luigi Carollo. Il terreno è quello più esplosivo possibile: omosessualità, identità di genere, transizione, fede e presunta influenza del demonio.
Prima ancora dell’ingresso di Bianca, Carollo chiarisce le proprie posizioni. Considera l’omosessualità “contro natura”, estende lo stesso giudizio alle persone transgender e si dichiara contrario alle unioni civili e agli interventi di affermazione di genere.
Poi Bianca entra in studio e il confronto diventa personale.
Carollo: «Tra le opere di Satana c’è l’omosessualità»
Cruciani fa riascoltare una precedente dichiarazione del pastore: «Tra tutte le opere di Satana c’è anche l’omosessualità».
Carollo conferma sostanzialmente la propria impostazione religiosa. Per lui l’orientamento omosessuale e la transizione non rappresentano condizioni da accettare come parte dell’identità della persona, ma situazioni sulle quali sarebbe possibile intervenire.
Quando gli viene chiesto se una persona possa “guarire” dall’omosessualità, propone un percorso basato anche su fede, digiuno e preghiera, sostenendo che attraverso quel cammino si possa riscoprire l’identità che, nella sua visione, sarebbe stata assegnata da Dio.
Bianca gli risponde con la propria esperienza: dice di essersi sentita donna fin da piccola.
«Il diavolo viene a rubarti l’identità»
Il passaggio centrale arriva quando Cruciani chiede al pastore come interpreti concretamente la condizione di Bianca.
Carollo precisa di non voler definire Bianca stessa “demoniaca”, ma sostiene che determinate scelte e comportamenti sarebbero compatibili con “l’opera demoniaca”.
Spiega quindi la propria interpretazione: il diavolo agirebbe sulla personalità e sull’identità delle persone. Richiama un passo biblico nel quale il ladro viene per “rubare, distruggere e uccidere” e applica quella metafora al tema dell’identità.
Per Carollo, dunque, uno dei grandi problemi contemporanei sarebbe proprio quello di avere “rubata l’identità”.
La sua formula ribalta completamente quella utilizzata da molte persone transgender. Non sarebbe, secondo lui, un “corpo sbagliato”, ma un “pensiero sbagliato in un corpo giusto”.
Bianca contesta frontalmente questa lettura.
Bianca: «Sono sempre stata donna»
Bianca racconta di aver modificato legalmente i propri documenti e di identificarsi come donna da sempre. Spiega inoltre di avere intenzione di sottoporsi in futuro a un intervento chirurgico di affermazione di genere.
Descrive i propri genitali attuali come un elemento che non sente appartenere alla propria identità e che vorrebbe modificare.
Carollo le dice invece che, indipendentemente dalla percezione personale e dagli interventi, la genetica non cambierebbe. Per lui Bianca rimarrebbe biologicamente uomo e la transizione rappresenterebbe una scelta sbagliata e potenzialmente irreversibile.
Quando Cruciani gli chiede direttamente se vorrebbe impedirle di operarsi, Carollo risponde che preferirebbe convincerla a non farlo, proponendole ancora una volta preghiera e un percorso spirituale.
Cresciuta in una famiglia evangelica
Durante il confronto emerge un elemento decisivo: Bianca è cresciuta proprio in una famiglia evangelica.
Racconta che gran parte della famiglia paterna apparteneva a quell’ambiente religioso e che, già durante l’infanzia, avvertiva attrazione verso i ragazzi. Ricorda il contrasto fra ciò che sentiva e gli insegnamenti ascoltati in chiesa.
Secondo Bianca, è stato proprio quel tipo di impostazione religiosa a causarle sofferenza durante la crescita.
Carollo interpreta invece la vicenda in maniera opposta e cerca l’origine del disagio in un possibile trauma precedente. Bianca respinge questa lettura e insiste: non sono stati i genitori in quanto tali, ma un’ideologia religiosa che considerava sbagliato ciò che lei sentiva di essere.
Due sessi e nessuna transizione
Cruciani porta quindi Carollo sul tema dell’identità di genere.
Per il pastore esistono soltanto uomo e donna. Alla domanda su come definisca Bianca, risponde che sarebbe un uomo che ha attraversato un processo di transizione, ma che rimarrebbe comunque uomo.
Carollo dice inoltre di preferire, almeno rispetto alla semplice autodeterminazione, percorsi nei quali intervengano professionisti. Ma continua a sostenere che la soluzione dovrebbe essere una “cura” psicologica anziché la transizione.
Bianca, che racconta di studiare psicologia e di essere educatrice sessuale, considera invece questo tipo di ideologia pericoloso, soprattutto quando propone percorsi finalizzati a modificare orientamento sessuale o identità di genere.
«Salvarmi da cosa?»
Nel finale Cruciani torna sulla volontà del pastore di “salvare” Bianca.
Carollo sostiene di voler aiutare le persone per amore e si offre ancora una volta di pregare con lei. Bianca gli pone allora la domanda più semplice dell’intero confronto:
«Salvarmi da cosa?»
La risposta di Carollo chiude il cerchio: «Dal principe di questo mondo», riferimento a Satana.
È la sintesi perfetta di due concezioni inconciliabili. Bianca considera la transizione il percorso attraverso cui rendere il proprio corpo coerente con un’identità avvertita fin dall’infanzia. Carollo vede invece quella stessa identità come qualcosa che deve essere recuperato dalla presunta influenza del male.
Per una, la religione ha contribuito al conflitto vissuto durante la crescita. Per l’altro, proprio la fede dovrebbe essere lo strumento per risolverlo.













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