L’articolo
Illuminazione Cosmica torna a La Zanzara dopo un lungo periodo lontano dallo studio e viene accolto da Cruciani come un “sovranista individuale”, deciso a considerarsi quasi uno Stato autonomo rispetto alle istituzioni italiane. Racconta di aver trascorso circa sette mesi in carcere, oltre ad altre fasi della propria vicenda giudiziaria, ma il confronto prende subito una direzione ancora più personale quando scopre che David Parenzo ha quattro figli. Per Illuminazione, mettere al mondo qualcuno significa necessariamente imporgli l’esistenza, perché nessun essere umano può chiedere preventivamente di nascere. Parenzo gli fa notare che i propri figli potrebbero essere perfettamente felici della loro vita, ma l’ospite insiste: la nascita rimane comunque una decisione presa da altri. Alla domanda più semplice, «Sei contento di essere nato?», la risposta diventa il centro dell’intervento: «Non tanto».
«Nessuno ti chiede se vuoi venire al mondo»
Illuminazione costruisce il proprio ragionamento partendo da quella che definisce una questione di “logica strutturale”: prima della nascita non esiste alcuna possibilità di consenso, quindi ogni genitore decide unilateralmente di far esistere un’altra persona. Cruciani e Parenzo cercano di portare il ragionamento sul piano concreto, osservando che una persona può successivamente essere felice di essere viva, ma Illuminazione replica che chi comprendesse davvero, secondo lui, “come è fatto il pianeta” non potrebbe guardare con entusiasmo alla propria nascita. Cruciani ricorda inoltre che l’ospite ha avuto in passato un rapporto molto conflittuale con i genitori proprio su questo punto, salvo poi riavvicinarsi a loro. Illuminazione non nega il nucleo della contestazione: anche dopo la riconciliazione, continua a considerare la propria venuta al mondo una scelta compiuta da altri senza il suo consenso.
Il nome anagrafico come «nome da schiavo»
La stessa logica viene applicata all’identità personale. Illuminazione non vuole essere identificato con il proprio nome anagrafico, che definisce un “nome da schiavo”, perché scelto dai genitori e registrato dalle istituzioni senza che lui abbia partecipato alla decisione. Parenzo insiste sul fatto che quello riportato sulla carta d’identità sia semplicemente il suo nome reale; l’ospite risponde che si tratta invece di un’etichetta costruita dal cervello di qualcun altro e successivamente applicata alla sua persona. Arriva persino ad annunciare di voler abbandonare in futuro lo stesso nome “Illuminazione Cosmica”, ormai collegato dalle autorità alla sua identità anagrafica. Per lui il problema non riguarda quindi soltanto un soprannome o un documento, ma la convinzione più generale che gran parte dell’identità sociale venga costruita attraverso scelte fatte da altri: nome, cognome, cittadinanza e appartenenza allo Stato.
Da questa premessa nasce il progetto più ambizioso raccontato durante l’intervento: la creazione di un proprio Stato, sul quale sostiene di avere già preparato 26 atti per oltre 1,2 milioni di caratteri. Il nome scelto sarebbe “Dominio dell’Io Sono”, formula con cui Illuminazione vuole rappresentare un’identità che non dipenda da categorie assegnate dall’esterno. Dice di aver completato la parte documentale e di dover soltanto impaginare il materiale. Cruciani gli chiede allora se distruggerà la carta d’identità italiana, ma qui emerge la prima contraddizione pratica: Illuminazione ammette che probabilmente continuerà a conservarla “per quieto vivere”, perché il mondo attuale lo costringe a utilizzare strumenti che rifiuta sul piano teorico.
Tasse, ospedali e treni: «Il mondo degli schiavi»
La discussione si allarga alle tasse, che Illuminazione considera obblighi imposti all’interno di quello che definisce il “mondo degli schiavi”. Quando Cruciani gli domanda come si potrebbero finanziare strade, ospedali e servizi pubblici senza contribuzione fiscale, l’ospite mette in dubbio anche il funzionamento della sanità: osserva che si parla di “aziende ospedaliere” e sostiene che un’azienda, dovendo produrre ricavi, finisca per avere un rapporto economico con il malato. Parenzo gli contesta il ragionamento e gli chiede concretamente chi dovrebbe pagare medici e strutture, ma Illuminazione resta dentro la propria impostazione, secondo cui il sistema economico e amministrativo crea prima gli obblighi e poi presenta i propri servizi come giustificazione degli stessi.
Riemerge anche la vicenda che lo aveva reso noto alla trasmissione: il rifiuto di fornire i normali documenti durante un controllo su un treno e l’utilizzo di un documento di autodeterminazione. Illuminazione continua a sostenere che, in linea di principio, il trasporto non dovrebbe necessariamente essere subordinato al pagamento e collega la questione al concetto di proprietà della terra: nessuno, secondo lui, potrebbe realmente affermare che una determinata porzione del pianeta gli appartenga se non grazie alla forza dello Stato che riconosce e difende quel possesso. Quando il ragionamento arriva alle leggi penali, Cruciani prova a portarlo al limite chiedendo se anche un omicida dovrebbe sottrarsi alla detenzione. Illuminazione non arriva a sostenere che chiunque debba poter fare ciò che vuole, ma utilizza il tema per introdurre un’altra delle sue convinzioni: se si considera moralmente grave uccidere un essere umano, bisognerebbe interrogarsi allo stesso modo sull’uccisione degli animali.
Lo Stato italiano come «finzione giuridica»
Nel finale Cruciani gli pone la domanda definitiva: che cos’è per lui lo Stato italiano? Illuminazione risponde senza esitazioni: una “finzione giuridica”, creata dagli esseri umani e trasformata in un sistema al quale ciascuno sarebbe costretto ad aderire dalla nascita. Parenzo continua volutamente a chiamarlo con il suo nome anagrafico e l’ospite rifiuta perfino di rispondere quando viene interpellato in quel modo, sostenendo che usare quel nome significhi imporgli ancora una volta l’identità scelta da altri. Quando gli viene chiesto del rapporto con la propria sorella, aggiunge un’ultima dichiarazione coerente con l’intero personaggio: dice di non essere affezionato a nessuno.
L’intervento si chiude così esattamente dove era iniziato. Per Illuminazione Cosmica nascere, ricevere un nome, appartenere a uno Stato, pagare tasse e sottostare alle sue regole sono diversi livelli della stessa imposizione originaria. La soluzione che propone è costruire una sovranità personale capace di sottrarsi almeno idealmente a queste strutture, fino alla creazione del suo “Dominio dell’Io Sono”. Cruciani e Parenzo continuano a evidenziare le contraddizioni pratiche di questa visione, dalla carta d’identità che conserverà ai servizi pubblici di cui qualunque individuo finisce per avere bisogno. Ma Illuminazione non cerca realmente un compromesso: la sua teoria parte da un presupposto molto più radicale, quello pronunciato quasi casualmente all’inizio della conversazione. Essere nato? Non ne è “tanto” contento, soprattutto perché nessuno glielo ha chiesto.













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