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Luana Absoluta torna a La Zanzara con un problema molto meno erotico del solito: due conti aziendali bloccati e diversi POS diventati inutilizzabili.

Luana, escort brasiliana e madre di tre figli, era già stata ospite della trasmissione proprio per una particolarità: permetteva ai propri clienti di pagare anche con carta, bancomat e sistemi elettronici.

Questa volta racconta che il meccanismo si è inceppato proprio dopo il tentativo di rendere ancora più trasparente la propria attività.

Luana: «Mi hanno bloccato tutto»

Secondo il racconto di Luana, dopo la precedente apparizione a La Zanzara sarebbero arrivate alcune segnalazioni.

Da lì sarebbero partiti i problemi.

Dice di essersi ritrovata con due conti aziendali bloccati, collegati alla propria partita IVA, e con i POS utilizzati da anni non più disponibili.

Luana collega la vicenda al codice ATECO adottato per la propria attività e sostiene che alcuni operatori finanziari non vogliano gestire servizi riconducibili al settore per adulti.

Il paradosso, per lei, è evidente.

Prima, quando si presentava in banca con grandi quantità di contanti, racconta di sentirsi guardata con sospetto.

Quando invece ha cercato di rendere chiara la provenienza del denaro, regolarizzarsi e pagare le tasse, sostiene di essersi trovata davanti a un nuovo ostacolo.

«Adesso che lo sanno da dove arrivano, non vogliono accettare più».

Cruciani: vuole pagare le tasse e non può usare il POS

Cruciani prende immediatamente posizione a favore di Luana.

Il suo ragionamento è molto semplice: se una persona decide di dichiarare i guadagni e pagare regolarmente le tasse, dovrebbe poter utilizzare strumenti normali come conti aziendali e pagamenti elettronici.

Per il conduttore il problema non è stabilire se piaccia o meno il mestiere di Luana, ma permetterle di gestire fiscalmente il denaro che guadagna.

La provocazione arriva inevitabile: se rendere tutto trasparente produce soltanto ostacoli, tanto vale tornare al contante e al nero.

Ed è a questo punto che entra Chiara Parolin.

Chiara Parolin: «Non è lavoro»

Parolin non concede praticamente nulla.

Dice di non provare empatia per la situazione di Luana e rifiuta alla radice la definizione di lavoro applicata alla prostituzione.

Secondo lei vendere prestazioni sessuali non può essere equiparato a una normale attività professionale.

La invita quindi ad andare al centro per l'impiego, presentare un curriculum e cercare quello che definisce «un lavoro vero».

Luana replica subito che un altro lavoro ce l'ha già: racconta di fare anche spettacoli e serate brasiliane.

Ma soprattutto rivendica il punto essenziale:

continuare a fare l'escort è una sua scelta.

«Io non sono schiava di nessuno»

Il vero scontro tra le due è sulla parola schiavitù.

Parolin definisce la prostituzione una delle forme più antiche di schiavitù e sostiene che danneggi la dignità delle donne.

Luana rifiuta completamente questa rappresentazione.

Dice di non essere costretta da nessuno, di pubblicare autonomamente i propri annunci, scegliere i clienti e decidere personalmente se continuare o meno.

«Io non sono schiava di nessuno».

Per Luana il punto è proprio la possibilità di distinguere tra chi viene sfruttato e chi, come lei sostiene di fare, sceglie autonomamente l'attività.

Parolin non cambia posizione: per lei la disponibilità volontaria della singola persona non basta a trasformare la prostituzione in un mestiere da riconoscere come gli altri.

Escort Advisor e gli esposti di Parolin

Nel confronto entra anche Escort Advisor, il sito sul quale Luana pubblicizza la propria attività.

Luana racconta di aver ricevuto assistenza legale attraverso il portale dopo i problemi con i servizi finanziari.

Parolin ricorda invece di aver presentato due esposti contro Escort Advisor e contesta radicalmente il modello di questi siti.

Il confronto diventa quindi molto più ampio del semplice blocco di un conto corrente: da una parte la richiesta di poter svolgere e fiscalizzare un'attività scelta volontariamente, dall'altra il rifiuto di considerare quell'attività un lavoro legittimo.

I «ferri del mestiere» di Luana

Come sempre a La Zanzara, però, la discussione abbandona presto banche e codici ATECO.

Luana ha portato in studio alcuni preservativi di grandi dimensioni e li definisce semplicemente strumenti di lavoro.

Cruciani la interroga sulle misure e sui clienti per i quali vengono utilizzati.

Da lì si arriva inevitabilmente al racconto di un uomo che, secondo Luana, aveva dimensioni talmente eccezionali da convincerla a rifiutare il rapporto.

Lei racconta che il cliente, dopo il rifiuto, si sarebbe addirittura messo a piangere.

Luana utilizza l'episodio anche per sfatare l'idea che dimensioni maggiori siano automaticamente un vantaggio: nella sua esperienza possono diventare un problema concreto.

Parolin assiste alla deriva del confronto ricordando di aver passato la giornata tra impegni professionali e udienze, mentre in studio si discute ormai del cliente troppo dotato.

Ma dietro il caos rimane la questione iniziale: se Luana vuole dichiarare i propri incassi e pagare le tasse, può il sistema finanziario rifiutarsi di offrirle gli stessi strumenti utilizzati da altre attività?

Per Luana il problema è una discriminazione contro il settore in cui lavora.

Per Chiara Parolin la domanda è posta male alla radice, perché quella di Luana non dovrebbe essere considerata un'attività lavorativa.