The story

La provocazione sulla legittima difesa continua a crescere e, nella puntata del 30 settembre, trova finalmente un avversario disposto non soltanto a telefonare ma a presentarsi direttamente nello studio de La Zanzara.

Giuseppe Cruciani torna sulla cosiddetta legge Giordano-Cruciani, la proposta che sta elaborando mediaticamente insieme a Mario Giordano. La formulazione annunciata in trasmissione è estrema: chi entra illegalmente in una casa, in un ufficio, in un negozio o nelle relative pertinenze dovrebbe perdere le tutele nei confronti del proprietario, che verrebbe sostanzialmente protetto dalle conseguenze penali della propria reazione.

Cruciani aggiunge anche un secondo principio: nessun risarcimento ai familiari di un rapinatore rimasto ferito o ucciso durante l'azione.

Non è una legge in vigore né un testo parlamentare già definito: è la proposta politica e provocatoria che Cruciani sta sostenendo in trasmissione.

Emilio: «Vuoi privatizzare la pena di morte»

A contestarlo è Emilio da Milano.

La prima parte dello scontro avviene al telefono. Emilio ribattezza ironicamente il progetto e accusa Cruciani e Giordano di voler “privatizzare la pena di morte”.

Il suo ragionamento è semplice: un conto è riconoscere il diritto di difendersi da un'aggressione, un altro è permettere al proprietario di decidere autonomamente quando una persona meriti di essere colpita o uccisa.

Cruciani risponde che il punto centrale è invece la paura di chi subisce l'intrusione. Se qualcuno entra illegalmente in casa sua e lui teme per la propria sicurezza, sostiene, deve poter reagire liberamente senza che lo Stato intervenga successivamente a contestargli il modo in cui si è difeso.

Emilio prova immediatamente a portare il principio alle estreme conseguenze: cosa accade se chi entra non è realmente un rapinatore? Se qualcuno sbaglia abitazione? Se si tratta di uno scherzo o di una situazione interpretata male?

Per Cruciani chi entra senza autorizzazione si assume comunque un rischio enorme.

«Vieni qui se hai coraggio»

Lo scontro telefonico si trasforma rapidamente in una sfida personale.

Emilio sostiene che al posto di Cruciani condurrebbe meglio la trasmissione. Cruciani gli risponde invitandolo direttamente nella sede di Radio 24 a Milano.

Emilio accetta.

Poco dopo viene annunciato il suo arrivo e il confronto riparte faccia a faccia.

Cruciani gli chiede di ripetere ciò che aveva sostenuto al telefono. Emilio non arretra: quella che il conduttore continua a chiamare futura “legge” per lui è soltanto un'opinione estrema che, trasformata in norma, eliminerebbe controlli fondamentali.

Chi decide se avevi davvero paura?

È questo il punto centrale del confronto.

Cruciani sostiene che, se una persona entra illegalmente nella sua abitazione e lui ha paura, dovrebbe bastare quella paura a giustificare la reazione.

Emilio gli pone la domanda decisiva: chi stabilisce che quella paura fosse reale e sufficiente a giustificare uno sparo?

Per lui devono continuare a essere i giudici a ricostruire ciò che è accaduto e a stabilire se esistesse davvero una situazione di legittima difesa.

Cruciani vuole invece ridurre drasticamente quello spazio di valutazione: chi viene assaltato in casa non può sapere se l'intruso sia armato, se voglia soltanto rubare o se abbia intenzioni molto più violente. Pretendere lucidità assoluta da chi si trova in quella situazione, sostiene, significa scaricare sul proprietario un rischio che non dovrebbe sopportare.

Ladro non significa condanna a morte

Emilio continua a distinguere tra reato contro il patrimonio e diritto di uccidere.

Dice esplicitamente che non sta difendendo i ladri, ma che tra commettere un furto e morire per quel furto esiste una distanza enorme. È proprio qui che torna la sua definizione di “pena di morte privatizzata”: nella sua interpretazione, Cruciani vorrebbe trasferire al singolo proprietario un potere che nemmeno lo Stato italiano possiede.

Cruciani respinge la lettura. Non sostiene che il proprietario sia obbligato a sparare, ma che debba avere la possibilità di farlo se percepisce un pericolo.

Il dibattito richiama anche i casi Roggero e Mollo, già discussi ampiamente nelle puntate precedenti. Cruciani li utilizza per sostenere che chi si trova davanti a un'intrusione violenta non può conoscere in anticipo le intenzioni degli aggressori. Emilio replica che proprio per questo servono indagini e un giudice, non una regola automatica.

Anche un ubriaco che sbaglia porta?

Il confronto prosegue attraverso casi limite.

Emilio ipotizza una persona che entri per errore in una proprietà. Cruciani insiste: se qualcuno entra di notte in casa sua e lui ha paura, deve poter reagire.

La formula diventa sempre più netta: «Se ho paura sparo», sostiene in sostanza Cruciani.

Emilio ribatte che dire “amen” dopo aver sparato è esattamente il problema: qualcuno dovrà comunque stabilire se quella reazione fosse giustificata.

Anche gli ascoltatori si dividono. C'è chi sostiene un modello molto più vicino a quello auspicato da Cruciani e chi gli ricorda che avere un'arma comporta una responsabilità e che non ogni violazione della proprietà può autorizzare automaticamente l'uso della forza.

Proprietà privata contro controllo dello Stato

Alla fine i due restano sulle rispettive posizioni.

Per Cruciani, chi entra illegalmente nella proprietà altrui deve assumersi il rischio della reazione del proprietario, soprattutto quando quest'ultimo teme per sé o per la propria famiglia.

Per Emilio, togliere ai giudici la possibilità di verificare concretamente quella paura e la proporzionalità della risposta significa trasformare la legittima difesa in una forma di giustizia privata.

Cruciani chiude comunque riconoscendogli una cosa: Emilio aveva criticato duramente la proposta al telefono, è stato sfidato a presentarsi e lo ha fatto davvero.

Non ha cambiato idea, non ha convinto Cruciani e Cruciani non ha convinto lui. Ma almeno la “privatizzazione della pena di morte”, come la chiama Emilio, è stata discussa guardandosi negli occhi.