L’articolo

Maria Sofia Federico torna a La Zanzara e questa volta il centro della discussione non è OnlyFans, ma una posizione ancora più radicale: l’antinatalismo.

La frase che introduce il confronto non lascia molto spazio alle interpretazioni:

«Fare figli è un atto disgustoso».

Federico sostiene che creare una nuova vita significhi esporre deliberatamente una persona a sofferenze che nessun genitore può impedire: malattie, violenza, vecchiaia e infine morte.

«Se tuo figlio si ammala, lo hai messo al mondo tu»

Il ragionamento viene portato immediatamente alle estreme conseguenze.

Federico afferma che, se un figlio si ammala gravemente, il genitore ha comunque una responsabilità originaria: è stato lui a decidere di far nascere quella persona sapendo che non avrebbe mai potuto proteggerla da ogni possibile dolore.

Cruciani e Parenzo contestano radicalmente questa impostazione. Per loro malattia, invecchiamento e morte fanno semplicemente parte delle contingenze della vita e non possono trasformare la nascita in una colpa morale.

Federico insiste invece sul problema del consenso: chi nasce non può scegliere se venire al mondo e si troverà inevitabilmente davanti alla propria mortalità.

Arriva persino a dire che i suoi stessi genitori avrebbero fatto meglio a non farla nascere.

Non lo presenta come un attacco personale al padre, presente durante il confronto, ma come conseguenza della propria teoria: anche una persona animata dalle migliori intenzioni può compiere, secondo lei, una scelta moralmente sbagliata mettendo al mondo un individuo destinato a soffrire.

Maria Sofia: «Sono pro estinzione»

Quando Parenzo le fa notare che, se tutti seguissero questa idea, l’umanità scomparirebbe, Federico non arretra.

«Sono pro estinzione».

La sua risposta è esplicita: se nessuno nascesse più, nessuno soffrirebbe e nessuno potrebbe rimpiangere i piaceri della vita, perché prima della nascita non esistono bisogni o desideri da soddisfare.

Per sostenere che l’antinatalismo non sia soltanto una provocazione personale, cita anche filosofi e autori che hanno affrontato il problema della nascita e della sofferenza, tra cui Cioran, Schopenhauer e David Benatar.

Cruciani e Parenzo continuano invece a contrapporre a questa visione il valore delle esperienze positive dell’esistenza.

«Il lavoro è violenza»

Alla denatalità Federico collega anche il proprio giudizio sul lavoro.

Nel video riproposto in studio afferma che «il lavoro è violenza» e contesta l’idea tradizionale secondo cui lavorare nobiliterebbe l’essere umano.

Secondo lei, gran parte delle persone è costretta a sacrificare una porzione enorme della propria esistenza in lavori faticosi o insoddisfacenti semplicemente per poter sopravvivere.

Da qui un'altra provocazione: se proprio si decide di avere un figlio, bisognerebbe almeno metterlo economicamente nelle condizioni di non essere costretto a lavorare.

Federico aggiunge poi un altro elemento alla sua posizione antinatalista: se una persona sente il desiderio di diventare genitore, considera l’adozione moralmente preferibile alla creazione di una nuova vita.

Perché creare un altro individuo, domanda, quando esistono già bambini privi di figure genitoriali?

Cruciani risponde rivendicando la libertà individuale di una coppia di avere figli. Federico ribatte che, dal suo punto di vista, la libertà personale non basta a rendere etica qualsiasi scelta.

Dal non fare figli al non bere latte

La seconda metà del confronto riporta Maria Sofia Federico sul terreno del veganismo.

Viene fatta ascoltare la tesi secondo cui non sarebbe coerente definirsi femministi continuando a consumare latte, perché anche la produzione lattiero-casearia comporterebbe il controllo della riproduzione e del corpo degli animali.

Federico condivide il principio generale.

Descrive il ciclo produttivo delle mucche, la separazione dei vitelli e l'utilizzo degli animali fino a quando risultano produttivi, sostenendo che il latte rappresenti una forma di sfruttamento evitabile.

Cruciani le chiede quindi se andrebbe abolito.

Per Federico sì: sostiene che non sia necessario per vivere in salute e che, quando esistono alternative, si dovrebbe scegliere quella che riduce la sofferenza.

Uova, miele e api regine

Il ragionamento viene esteso alle uova.

Federico cita il trattamento dei pulcini maschi e la selezione delle galline ovaiole come ulteriori esempi di un sistema produttivo costruito, nella sua visione, sul dolore animale.

Poi arriva il miele.

Anche qui la risposta è negativa: Federico contesta alcune pratiche dell’apicoltura e arriva a discutere persino dell’uccisione delle api regine.

Cruciani reagisce con il suo consueto pragmatismo: se gli piace il miele, vuole poter mangiare il miele.

Federico mantiene invece lo stesso principio utilizzato per la natalità: quando possiamo evitare una sofferenza senza rinunciare a qualcosa di indispensabile, secondo lei abbiamo il dovere morale di farlo.

È questo il filo che tiene insieme tutte le sue posizioni, per quanto diverse possano sembrare: non fare figli, preferire l’adozione, rifiutare prodotti animali e ridurre la sofferenza degli esseri senzienti.

Nel finale si torna anche su OnlyFans, pornografia e peli delle ascelle, ma il cuore del confronto resta altrove: Maria Sofia Federico porta fino alle conseguenze più estreme una domanda apparentemente semplice — se sappiamo che vivere significa anche soffrire, abbiamo davvero il diritto di decidere che qualcun altro debba nascere?