Il riepilogo
La puntata del 25 settembre 2026 si apre con Giuseppe Cruciani impegnato su tre fronti: scuola, Silvio Berlusconi e velo islamico. Il primo tema è il limite del 30% di studenti stranieri che non parlano adeguatamente italiano nelle classi: Cruciani respinge le accuse di razzismo rivolte al provvedimento e lo presenta come una misura organizzativa, mentre Parenzo insiste sui rischi di discriminazione e sulla necessità di distinguere tra bambini nati o cresciuti in Italia e studenti realmente in difficoltà con la lingua.
Poi si passa all’intitolazione dell’aeroporto di Malpensa a Silvio Berlusconi. Cruciani la celebra senza riserve e attacca chi, come il sindaco di Milano Giuseppe Sala e altri esponenti del centrosinistra citati in trasmissione, vorrebbe rimettere in discussione la scelta. Nel mezzo torna anche il confronto sul velo islamico: Cruciani rivendica la libertà individuale, ma considera il velo un simbolo che spesso nasconde imposizioni familiari e una concezione della donna fondata sulla segregazione. Parenzo replica che il principio occidentale dovrebbe essere proprio quello di permettere a una donna di scoprirsi o coprirsi liberamente.
L’apertura tocca anche le polemiche su vecchie battute cinematografiche di Lino Banfi, le accuse di sessismo rivolte a Tajani e Vannacci e il caso Roberto Mollo, che resta il vero filo rosso della settimana.
Mimmo Scarcella: «Doveva farli fuori tutti»
A 34:05 entra Mimmo Scarcella, 88 anni, ex finanziere. In trasmissione viene ricordata la rapina subita in casa nel 2024: due uomini mascherati sarebbero entrati nell’abitazione, Scarcella avrebbe preso un revolver e sparato, ferendo uno degli aggressori; viene inoltre ricordato che fu indagato e successivamente prosciolto.
Sul caso Roberto Mollo, Scarcella non usa mezze misure. Alla domanda se abbia fatto bene a reagire, risponde di sì e arriva a sostenere che avrebbe dovuto colpire anche gli altri uomini presenti. Per lui chi entra in casa altrui per rapinare accetta il rischio di una reazione armata.
Scarcella torna anche sulla propria vicenda e sostiene che avrebbe meritato un premio anziché un processo. Racconta di aver sparato verso l’alto con l’intenzione di intimidire gli aggressori e protesta contro la decisione di togliergli successivamente l’arma.
Politicamente si dichiara vicino a Roberto Vannacci, dice di aver preso due tessere e arriva a sostenere che all’Italia servirebbe un “uomo forte”, associando questa esigenza a ordine, sicurezza e repressione della criminalità.
Adriano da Milano contro Scarcella
A 41:45 arriva Adriano da Milano, ex agente della polizia municipale e storico interlocutore della trasmissione. Sul caso Mollo si colloca dalla parte opposta: secondo lui non si doveva sparare contro gli uomini, ma eventualmente utilizzare colpi di avvertimento.
Quando sente Scarcella sostenere che Mollo avrebbe dovuto uccidere tutti, Adriano definisce quella posizione da Far West. Dice di comprendere la paura di chi si trova in una situazione del genere, ma rifiuta l’idea che qualunque reazione sia automaticamente giustificata.
Scarcella replica che non tutti reagiscono con lo stesso sangue freddo e porta se stesso come esempio: lui, dice, riuscì a sparare verso l’alto, ma non si può pretendere che ogni persona sotto attacco mantenga la stessa lucidità. Lo scontro diventa così una discussione sulla psicologia della paura: per Adriano esistono comunque limiti da rispettare, per Scarcella chi subisce una rapina non può essere giudicato come se avesse avuto il tempo di ragionare a freddo.
Il blocco devia poi sul 7 ottobre e Israele, con Adriano che rilancia una ricostruzione complottista secondo cui Israele avrebbe saputo in anticipo dell’attacco. Parenzo reagisce duramente e respinge l’accusa.
Paco da Belluno e l’accusa a Cruciani
A 55:16 torna Paco da Belluno, che questa volta se la prende direttamente con Cruciani. Lo accusa di essersi spostato troppo dalla parte di Vannacci e di trattare male chi telefona per contestare il generale.
Paco sostiene di avere già affrontato Vannacci in passato e ribadisce di non temere la cosiddetta rimigrazione. Il suo vero bersaglio è Cruciani: secondo lui il conduttore starebbe “coccolando” troppo i vannacciani e diventando aggressivo con gli oppositori.
È da qui che a 58:13 entra Mario da Massa, ascoltatore che si dichiara apertamente fascista e vicino a Vannacci. Mario attacca Paco, gli dice che con un governo della sua area politica dovrebbe “rigare dritto” e il confronto degenera immediatamente.
Alla domanda sulle ronde, Mario risponde di essere favorevole e dice che parteciperebbe in prima linea. Parla di manganelli, taser, ordine e disciplina. Paco lo ricopre di insulti e lo considera la dimostrazione vivente di ciò che contesta dell’area vannacciana.
Augusto Bassi: Putin e la “cupola transumanista”
A 1:11:48 arriva Augusto Bassi, giornalista appena tornato dalla Russia e apertamente favorevole a Vladimir Putin. Lo scontro con Parenzo parte praticamente dalla prima frase e diventa ancora più acceso quando Cruciani introduce le teorie di Bassi sulla cosiddetta “cupola transumanista”.
Secondo Bassi il mondo sarebbe controllato da una oligarchia finanziaria attraverso il credito. Nel suo racconto Rockefeller, Rothschild, Morgan e ambienti legati a Davos farebbero parte di un sistema interessato a disgregare famiglia, comunità e Stati nazionali. Arriva inoltre a sostenere che l’emancipazione femminile sarebbe stata favorita da grandi famiglie finanziarie per raddoppiare la popolazione tassabile e separare le donne dalla famiglia.
Sono teorie presentate da Bassi senza che nel blocco vengano offerte prove a sostegno. Parenzo reagisce furiosamente e contesta soprattutto l’idea che dietro il lavoro e la carriera delle donne debba esserci un piano orchestrato dall’alto.
Gay, aborto e “riapprodo”
Bassi estende la propria teoria anche all’omosessualità, sostenendo che sia stata culturalmente promossa per indebolire la famiglia tradizionale. Parenzo esplode e gli ricorda l’esistenza storica dell’omosessualità ben prima della società contemporanea, citando anche la Grecia antica.
Sull’aborto Bassi si dichiara personalmente contrario e lo considera un omicidio, pur precisando di non voler imporre la propria posizione agli altri.
Nel finale arriva l’immigrazione. Bassi dice che Vannacci commetterebbe un errore di comunicazione utilizzando la parola “remigrazione”, troppo vicina semanticamente a “segregazione”. Propone quindi un nuovo termine: “riapprodo”, cioè il ritorno degli immigrati nei paesi d’origine.
Il discorso precipita infine nel piano Kalergi, che Bassi collega nuovamente alla sua “cupola transumanista” e a un presunto progetto di immigrazione di massa e meticciato. Parenzo bolla apertamente il tutto come complottismo.
La puntata termina così nel punto più zanzaresco possibile: dopo due ore di ladri, fascisti, ronde, Vannacci e legittima difesa, si arriva a Putin, Rockefeller, omosessuali, aborto e un’oligarchia mondiale che, secondo Bassi, starebbe guidando perfino i cambiamenti della famiglia occidentale.













Commenti