The story

Elisa Mazzucchelli arriva nello studio de La Zanzara dopo essere stata una delle ragazze coinvolte nell’apparizione promozionale di Sfera Ebbasta a San Siro. È proprio quella scena, con un gruppo di donne vestite in modo coordinato intorno al rapper, ad aver acceso nei giorni precedenti una discussione su sessismo, oggettificazione e utilizzo del corpo femminile. Mazzucchelli, però, non si presenta affatto come vittima dell’operazione: dice di aver partecipato liberamente, di averlo fatto per lavoro e di non essersi sentita sfruttata.

Cruciani insiste subito sulla sua bellezza, Parenzo osserva le immagini che la riguardano e in pochi minuti il discorso scivola già sul terreno più tipico della trasmissione. Mazzucchelli racconta anche di essere attratta sia da uomini sia, occasionalmente, da donne. Ma il primo vero tema è il catcalling.

«A me i complimenti fanno piacere»

Alla domanda su come reagisca ai complimenti ricevuti per strada, Mazzucchelli dice che, per quanto riguarda la propria esperienza personale, generalmente li gradisce. Fa però una distinzione: un apprezzamento può farle piacere, mentre un comportamento invadente, insultante o fisicamente aggressivo supera il limite. Riconosce inoltre che altre donne possano viverlo in maniera completamente diversa.

Cruciani la provoca cercando di stabilire fin dove possa spingersi un complimento e quali espressioni diventino invece troppo esplicite. Ne esce una posizione molto personale: Mazzucchelli non considera automaticamente offensivo essere apprezzata fisicamente, ma non pretende che tutte le donne debbano reagire allo stesso modo. :chatgpt-content-reference{index="0"}

La sfilata con Sfera Ebbasta

Il cuore del blocco è però San Siro. Mazzucchelli spiega di avere un’agenzia di modelle e hostess e descrive quella partecipazione come un incarico professionale arrivato quasi all’ultimo momento, legato alla promozione di un singolo. Alla domanda più diretta — “ti sei sentita usata?” — risponde di no.

Anzi, paragona i rapper contemporanei alle rockstar del passato e sostiene che molte persone avrebbero accettato volentieri un’esperienza analoga accanto a un artista famoso. Secondo lei l’operazione ha funzionato proprio perché ha fatto parlare tutti, compresi quelli che l’hanno criticata duramente. :chatgpt-content-reference{index="1"}

Mazzucchelli vede inoltre una contraddizione nel dibattito pubblico: da una parte si difende il diritto delle donne a vestirsi e mostrarsi come preferiscono; dall’altra, quando alcune decidono liberamente di partecipare a una campagna di questo tipo, vengono accusate di essersi sottomesse al maschilismo.

«Vi siete fatte usare»

Qui entra il vero scontro. La controparte liquida l’operazione come una rappresentazione delle donne ridotte a “pezzi di carne”, sostiene che le ragazze siano state utilizzate come decorazione attorno a un uomo e contesta a Mazzucchelli di presentare quella scelta come emancipazione.

Mazzucchelli non arretra: ribadisce che nessuno l’ha costretta, che si trattava di un lavoro retribuito e che lo rifarebbe. Arriva perfino a dire che, trovandolo divertente e interessante, potrebbe rifarlo anche senza compenso. Cruciani sostiene apertamente questa lettura e insiste sul diritto di una donna adulta di decidere autonomamente come utilizzare la propria immagine e il proprio corpo.

È in questo passaggio che in studio compare anche la provocazione sul “body shaming sulle fighe”: il dibattito sulla libertà femminile finisce paradossalmente per trasformarsi in una serie di giudizi proprio sui corpi e sull’immagine delle donne. :chatgpt-content-reference{index="2"}

Femminismo contro libertà individuale

La divergenza di fondo diventa evidente. Da una parte c’è l’idea che una scelta non diventi automaticamente emancipata solo perché compiuta volontariamente: secondo questa posizione, accettare di essere utilizzata come elemento estetico in una promozione musicale continuerebbe a riprodurre un modello sessista.

Mazzucchelli ragiona al contrario. Se una donna adulta accetta consapevolmente un lavoro, viene pagata, conosce il contesto e non si sente umiliata, non vede perché qualcun altro debba stabilire dall’esterno che quella scelta la renda meno libera. Ricorda inoltre di aver già lavorato in videoclip anni prima e tratta l’esperienza di San Siro come una normale attività legata al mondo dello spettacolo.

La discussione finisce sulla grassofobia

Nel finale arriva un altro cortocircuito. Nel tentativo di discutere i criteri estetici utilizzati per selezionare le ragazze, viene fatto l’esempio di donne sopra i cento chili. Mazzucchelli reagisce accusando la sua interlocutrice di utilizzare proprio un esempio grassofobico, osservando che chi si presenta come difensore delle donne rischia poi di giudicare a sua volta i corpi femminili.

La discussione si chiude senza alcun punto d’incontro. Elisa Mazzucchelli rivendica la possibilità di essere contemporaneamente imprenditrice, modella, sensuale e libera di prestare la propria immagine a una campagna promozionale. Dall’altra parte resta l’idea che quella stessa scelta finisca per rafforzare un immaginario maschilista.

Il risultato è un paradosso perfettamente zanzariano: si parte accusando qualcuno di trasformare le donne in corpi da guardare e si finisce discutendo di chi sia abbastanza bella, abbastanza magra o abbastanza rispettabile da poter decidere liberamente che cosa fare del proprio corpo.