The story

Alex Theory e Frank Theory arrivano a La Zanzara con una filosofia aziendale che non lascia molto spazio alle mezze misure.

Raccontano di guidare un gruppo in forte espansione nel settore delle palestre, con centinaia di dipendenti e l’obiettivo dichiarato di portare la società a una valutazione da un miliardo entro pochi anni.

Ma il punto che interessa davvero alla trasmissione non è il fatturato. È il metodo.

Dipendenti rasati, abbigliamento simile, tatuaggi con il logo aziendale, disciplina e una continua enfasi sui risultati hanno alimentato l’accusa di avere creato una struttura quasi militare.

Alex e Frank respingono però l’idea della “setta”.

Rasarsi per smettere di pensare all’apparenza

Secondo Alex, la rasatura e il look essenziale non sarebbero imposizioni ma simboli.

L’idea è eliminare elementi considerati superficiali e spostare l’attenzione su ciò che una persona produce concretamente.

Nella loro filosofia, un dipendente non dovrebbe sentirsi superiore perché ha un taglio di capelli migliore o un look più curato, ma perché ottiene risultati migliori.

Negano quindi che sia obbligatorio rasarsi o vestirsi in un certo modo, pur riconoscendo che molti collaboratori abbiano adottato spontaneamente quello stile.

Il messaggio che vogliono trasmettere è netto: conta ciò che fai, non come appari.

«Il debole devi farlo soffrire»

La parte più controversa arriva quando vengono riproposti alcuni loro interventi sull’obesità.

In uno degli audio trasmessi, il ragionamento è brutale: una persona sovrappeso, secondo loro, non dovrebbe essere protetta dalle conseguenze della propria condizione.

Alex e Frank sostengono che, se si evita a una persona ogni disagio, ogni critica e ogni conseguenza sociale, quella persona potrebbe non avere alcuno stimolo a cambiare.

Il concetto viene riassunto con una frase particolarmente dura: «Te quello devi far soffrire. Se non lo fai soffrire, lo proteggi. Non si muoverà da lì».

È qui che nasce il cuore dello scontro.

Per i Theory, usare termini più morbidi significa spesso nascondere il problema. Se una persona è fortemente sovrappeso, sostengono, dirle semplicemente che “va tutto bene” può impedirle di modificare il proprio stile di vita.

La loro comunicazione punta quindi deliberatamente sullo shock.

Obesità, responsabilità e risultati

Alex e Frank insistono molto sulla responsabilità individuale.

Nel loro discorso ricorrono continuamente concetti come forza di volontà, allenamento, disciplina e capacità di affrontare situazioni scomode.

Rifiutano però l’idea che il peso determini automaticamente il valore professionale di una persona.

Quando viene chiesto se un loro manager possa essere grasso, viene indicato proprio un collaboratore sovrappeso che ricopre un ruolo importante nell’azienda. Il messaggio, quindi, viene presentato più come pressione personale al miglioramento che come criterio formale di selezione.

Resta però evidente il linguaggio aggressivo con cui affrontano il tema.

I tatuaggi: Hitler, Stalin, Che Guevara e la “legge del successo”

Un altro elemento che attira immediatamente l’attenzione è il corpo di Alex, ricoperto di tatuaggi.

Spiega di avervi inserito battaglie e centinaia di figure storiche dalle quali ritiene possibile imparare qualcosa sul successo, sul potere e sulla capacità di guidare altre persone.

Tra i nomi compaiono anche Hitler, Stalin, Che Guevara e Fidel Castro.

Alex precisa ripetutamente di non considerarli modelli politici e di non condividere necessariamente le loro idee. La sua tesi è che si possa studiare una persona anche per comprendere come sia riuscita a convincere milioni di individui, separando quella capacità dal giudizio complessivo sulla sua storia.

Descrive inoltre la propria azienda come simile a un esercito, almeno sul piano della disciplina e dell’organizzazione.

Le accuse di setta e body shaming

Nel finale entra Annarita Briganti, che contesta soprattutto tre aspetti: l’uniformità estetica del gruppo, la pressione esercitata sui collaboratori e il linguaggio utilizzato nei confronti delle persone obese.

Parla di body shaming e mette in dubbio che il consenso dei dipendenti sia sempre completamente libero quando esiste un rapporto di lavoro.

Alex e Frank respingono l’accusa di condizionamento.

Sostengono che nessuno sia obbligato a rasarsi, tatuarsi o seguire uno specifico stile di vita e insistono sul concetto di equilibrio: non tutti devono allenarsi come loro, vivere per il lavoro o diventare estremamente muscolosi.

La loro richiesta, dicono, è più semplice: prendersi cura di sé e non utilizzare l’accettazione come giustificazione per smettere di migliorare.

Il confronto rimane quindi su due visioni opposte: da una parte una filosofia costruita su disciplina, disagio e responsabilità personale; dall’altra l’accusa di trasformare il miglioramento in pressione sociale e di usare l’umiliazione come strumento motivazionale.

Ed è proprio quella frase sul “far soffrire il debole” a sintetizzare meglio di tutte il metodo Theory: il disagio, nella loro visione, non è necessariamente un problema da eliminare, ma può diventare il motore del cambiamento.