The story

Riccardo Vezzani, ventiquattrenne che vive a Berlino e lavora come pizzaiolo, arriva nello studio de La Zanzara con una maglietta antifascista e mette subito Cruciani davanti alla prima precisazione: definirsi agender non significa negare il proprio sesso biologico. Vezzani distingue infatti il sesso dal genere e spiega di non riconoscersi né nel ruolo sociale dell’uomo né in quello della donna, perché non sente il bisogno di collocarsi dentro quelle aspettative. La discussione arriva anche ai documenti: Vezzani si dice favorevole alla possibilità, per chi lo desidera, di eliminare l’indicazione del sesso dalla carta d’identità, sostenendo che quell’informazione continuerebbe comunque a esistere nei contesti medici o amministrativi in cui fosse necessaria.

Kinky, guinzagli e pet play

La conversazione cambia rapidamente terreno quando Cruciani gli mostra il filmato di una persona portata al guinzaglio per strada. Vezzani reagisce con entusiasmo e spiega di considerarsi kinky, termine che usa per indicare una sessualità diversa da quella che definisce “vanilla”, aperta quindi a pratiche di dominazione, sottomissione e giochi di ruolo. Racconta di essere già stato al guinzaglio in alcuni club, di aver ricoperto anche il ruolo dominante e di voler prima o poi provare quell’esperienza anche fuori da un locale. Parenzo osserva che personalmente non sente alcun bisogno di interrogarsi continuamente sulla propria identità di genere, mentre Vezzani ribatte che si stanno ancora confondendo due piani diversi: essere biologicamente maschio e identificarsi socialmente come uomo.

Vezzani parla poi apertamente di pet play, una pratica nella quale una persona interpreta il ruolo di un animale all’interno di un gioco consensuale. Dice di apprezzarla sia come dominante sia come sottomesso e spiega che impersonare un cane, oppure avere una partner che lo faccia, fa parte esattamente della fantasia. Non pretende che tutti debbano comprenderla o condividerla, ma rivendica un principio molto semplice: tra adulti consenzienti, ciò che conta è poter esplorare liberamente la propria sessualità senza danneggiare gli altri. Dice di preferire le donne, ma racconta anche di aver avuto esperienze omosessuali durante questa esplorazione e di considerare la curiosità sessuale qualcosa di legittimo.

Maurizio Ruggiero: «Si degrada a livello animale»

A quel punto viene collegato Maurizio Ruggiero, che ascolta il racconto di Vezzani da una prospettiva completamente opposta. Ruggiero parte dicendo che non spetta a lui giudicarlo perché il giudizio finale sarebbe di Dio, ma subito dopo interpreta identità agender, travestimento e pratiche kinky attraverso la propria visione religiosa. Richiama la Sacra Scrittura e sostiene che determinati comportamenti siano contrari all’ordine voluto da Dio. Il pet play, in particolare, viene descritto da Ruggiero come una degradazione dell’essere umano al livello animale.

Quando scopre che Vezzani ha avuto anche esperienze con uomini, Ruggiero considera pure quelle pratiche “contro natura” e contrappone alla curiosità sessuale di Vezzani un’idea di legge morale fondata sulla religione. Vezzani replica che non capisce perché le proprie esperienze private e consensuali debbano rappresentare un problema per qualcun altro. Cruciani pone esattamente la stessa domanda: se a una persona piace interpretare un cane all’interno di un gioco sessuale, perché dovrebbe interessare a Ruggiero? La risposta è coerente con tutta la sua impostazione: secondo Ruggiero il peccato individuale non resta mai esclusivamente privato, perché ogni comportamento contribuirebbe moralmente a migliorare o corrompere l’intera società. Da qui il richiamo finale ai Dieci Comandamenti, definiti come legge naturale valida per tutti.

La paura di AfD

L’ultima parte del confronto si sposta sulla politica tedesca. Vivendo a Berlino, Vezzani dice di essere fortemente preoccupato dalla crescita di AfD e dal ritorno, a suo giudizio, di una retorica nazionalista e autoritaria. Collega questa paura anche all’Italia e alle proposte che considera restrittive sulla famiglia, sull’omosessualità e sulla rappresentazione dei contenuti LGBT. Cruciani gli ricorda che il consenso elettorale fa parte della democrazia; Vezzani non lo nega, ma sostiene che il fatto che una forza politica venga votata non gli impedisca di considerare pericolose alcune delle idee che esprime.

Ruggiero, al contrario, minimizza completamente il pericolo e sostiene che AfD non sia un movimento neonazista ma semplicemente una forza più a destra. Ironizza quindi sul fatto che Vezzani dica di non temere il giudizio di Dio ma abbia paura dell’avanzata politica della destra tedesca. Vezzani insiste invece sul rischio di normalizzare idee che considera sempre più vicine all’estrema destra e critica anche quella che vede come un’incoerenza interna alla leadership di AfD.

Il confronto termina esattamente dove era iniziato: due concezioni inconciliabili della libertà individuale. Per Vezzani un adulto deve poter definire il proprio genere ed esplorare liberamente pratiche kinky, dominazione e pet play purché tutto sia consensuale. Per Ruggiero la libertà non può invece superare i confini della morale religiosa, perché ciò che una persona fa nella propria vita privata avrebbe comunque conseguenze sulla società. In mezzo, Cruciani continua a porre la domanda più elementare della discussione: se uno vuole farsi portare al guinzaglio, agli altri che cosa cambia?