The story
Dario Halfaxa arriva a La Zanzara con trucco marcato, tatuaggi, collari e due croci sovrapposte disegnate sulla fronte. Cruciani parte inevitabilmente dall’aspetto, ma il vero tema del collegamento è un altro: secondo Halfaxa in Italia esistono ancora omofobia e transfobia diffuse.
Halfaxa si presenta come attivista LGBT, non binary e successivamente si definisce pansessuale. Racconta di aver subito nel corso degli anni non soltanto prese in giro, ma anche schiaffi, molestie e altre aggressioni, episodi che dice di avere denunciato.
Per lui il problema non è quindi la semplice possibilità formale di vestirsi come vuole o dichiarare pubblicamente la propria identità: libertà legale e assenza di discriminazione, sostiene, non sono la stessa cosa.
Pride, intersezionalità e Palestina
Halfaxa rivendica un’idea di Pride intersezionale.
Alla richiesta di spiegare il concetto, dice di voler mettere insieme la tutela di tutte le persone considerate oppresse o fragili, citando persone LGBT, disabili, anziani e altre categorie. Per questo difende anche la presenza di istanze filopalestinesi nelle manifestazioni Pride.
Cruciani e Parenzo gli pongono allora la contraddizione più evidente: come può un attivista LGBT sostenere la causa palestinese quando in diversi contesti a maggioranza islamica l’omosessualità e le identità trans vengono represse molto più duramente che in Italia?
Halfaxa riconosce che le persone LGBT palestinesi non possono manifestarsi liberamente, ma respinge l’idea che questo renda irrilevanti le discriminazioni vissute in Italia.
Quando gli viene detto che qui potrebbe uscire tranquillamente vestito come in collegamento, replica raccontando le aggressioni che sostiene di aver subito fin dall’adolescenza. :chatgpt-content-reference{index="0"}
«Sono pansessuale»
Il confronto passa quindi alla sessualità.
Halfaxa si definisce pansessuale, spiegando in sostanza che l’attrazione non è limitata a un genere specifico. Cruciani traduce immediatamente il concetto nel linguaggio della Zanzara, chiedendogli se possa essere attratto da uomini, donne e persone trans.
È a questo punto che entra Nazzareno Perroni, parrucchiere, artigiano e tiktoker, gay dichiaratamente di destra.
E lo scontro cambia completamente direzione.
Perroni: «In Italia ai gay non manca nessun diritto»
Perroni parte da una posizione opposta a quella di Halfaxa.
Riconosce il suo diritto assoluto a vestirsi e presentarsi come vuole, ma respinge l’idea che l’Italia debba essere descritta come un Paese strutturalmente omofobo. Secondo lui le persone gay dispongono già dei diritti fondamentali e non esiste una normativa che impedisca loro di vivere apertamente la propria omosessualità.
Contesta inoltre la moltiplicazione delle definizioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Termini come “pansessuale”, nella sua visione, complicano qualcosa che considera molto più semplice.
È uno scontro particolare proprio perché non oppone un attivista LGBT a un conservatore eterosessuale: entrambi appartengono al mondo LGBT, ma ne danno una lettura politica e culturale praticamente opposta. :chatgpt-content-reference{index="1"}
Halfaxa: «Ai colloqui mi discriminano»
Halfaxa porta allora un esempio concreto.
Sostiene che, anche presentandosi ai colloqui di lavoro senza il trucco utilizzato durante la trasmissione, tatuaggi, identità di genere e sessualità finiscano per penalizzarlo e racconta di non essere stato assunto in diverse occasioni.
Perroni contesta il collegamento automatico: secondo lui Halfaxa non può sapere con certezza che ogni mancata assunzione dipenda dalla sessualità.
Cruciani introduce però una sfumatura: un datore di lavoro potrebbe cercare il nome di un candidato online, vedere immagini e profili pubblici e sviluppare un pregiudizio. Questo non dimostrerebbe che Halfaxa sia stato discriminato in ogni singolo caso, ma rende almeno plausibile l’esistenza del problema che sta descrivendo.
«L’Italia è un Paese eteronormativo»
Arriva quindi la definizione centrale del blocco.
Halfaxa sostiene che l’Italia sia un Paese eteronormativo.
Alla richiesta di spiegarsi, collega il concetto alla predominanza di un modello nel quale vengono riconosciuti essenzialmente due generi, uomo e donna, mentre identità differenti vengono ignorate o considerate anomale.
Perroni rifiuta completamente questa impostazione e richiama invece biologia e distinzione binaria dei sessi. Per lui è proprio il linguaggio delle identità multiple a essere il prodotto di una cultura ideologica che non rappresenta la maggioranza delle persone omosessuali.
La distanza non potrebbe essere più netta: Halfaxa interpreta l’eteronormatività come un sistema culturale che rende invisibili alcune identità; Perroni considera invece quelle stesse categorie una complicazione artificiale.
Schwa e linguaggio inclusivo
L’ultimo terreno di battaglia è la lingua italiana.
Cruciani chiede a Halfaxa perché ritenga necessario utilizzare schwa, asterischi e altre forme inclusive.
La risposta è immediata: per rispetto di “tutte, tutti e tutto”.
Perroni respinge anche questo principio. Per lui la lingua italiana possiede già le proprie regole e modificarle per includere nuove identità significa piegarla a una costruzione ideologica.
Il confronto si chiude quindi senza alcun avvicinamento.
Dario Halfaxa vede un’Italia ancora segnata da omofobia, transfobia ed eteronormatività e chiede che anche linguaggio e categorie sociali si allarghino alle identità non binarie. Nazzareno Perroni, pur essendo gay, rifiuta quella lettura e sostiene che la battaglia LGBT abbia ormai imboccato una direzione ideologica che non sente propria.
Due persone appartenenti alla stessa minoranza, due interpretazioni completamente incompatibili di cosa significhi oggi essere LGBT in Italia.













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