Recap

Il riepilogo

La puntata del 22 settembre 2026 si apre ancora nel pieno dello scontro politico intorno a Roberto Vannacci. Cruciani parte dalle dichiarazioni di Antonio Tajani, che aveva utilizzato una metafora tra donne più appariscenti e donne più affidabili per parlare delle scelte politiche del centrodestra, e difende come semplice battuta la successiva risposta di Vannacci sulla preferenza per una donna “senza gonna”. Parenzo la considera invece una battuta sessista e indegna di un leader politico. Tornano poi Mario Roggero, con ascoltatori divisi tra chi continua a difenderlo e chi ricorda le due vittime della rapina, e il caso di un uomo coinvolto in una sparatoria contro presunti ladri nella zona di Alba: anche qui Cruciani e Parenzo si scontrano sui limiti dell’autodifesa e sulle responsabilità di chi usa un’arma.

Parenzo arriva infine in studio indossando la kippah, spiegando di voler aderire simbolicamente alla manifestazione milanese di solidarietà contro l’antisemitismo. Tra provocazioni, telefonate e nuove discussioni su Vannacci, la puntata entra quindi nel suo blocco politico principale.

Roberto Jonghi Lavarini contro Parenzo

A 28:28 entra Roberto Jonghi Lavarini, il “Barone Nero”, vicino politicamente all’area di Futuro Nazionale. Il confronto con Parenzo parte immediatamente dalla storia del fascismo: Parenzo sostiene provocatoriamente che l’amnistia Togliatti fu un errore, mentre Jonghi Lavarini difende una lettura molto diversa della continuità tra fascismo e Repubblica e rivendica un giudizio storico non manicheo.

Cruciani lo porta quindi su uno dei suoi temi più controversi: Jonghi Lavarini conferma che, collocandosi nel contesto storico dell’epoca, avrebbe preferito la vittoria dell’Italia e dell’Asse nella Seconda guerra mondiale. Parenzo reagisce duramente, ricordando nazismo, occupazione e persecuzioni. Lo scontro continua sui cimeli fascisti posseduti da Jonghi Lavarini e sulle sue valutazioni di Mussolini e Hitler, che lui insiste a presentare all’interno di un giudizio storico comparativo, mentre Parenzo respinge qualunque tentativo di relativizzazione.

Il discorso passa quindi all’immigrazione, che Jonghi Lavarini definisce un’invasione europea e, in particolare, islamica. Sostiene che alcune comunità sarebbero difficilmente assimilabili e difende politiche molto più rigide verso chi non si integra. Parenzo lo incalza sul rischio di discriminazione e il confronto si estende anche a Israele, Gaza e alla guerra. Nel finale Jonghi Lavarini difende inoltre le ronde come forme di autodifesa dei cittadini nelle zone dove ritiene assente lo Stato, arrivando a giustificare interventi fisici graduali contro chi continua a creare problemi. Sono posizioni espresse da lui durante il confronto e immediatamente contestate in studio.

Francesco Leone e il confronto sui diritti LGBT

A 49:38 entra Francesco Leone, attivista LGBT. Cruciani parte dal linguaggio e gli chiede quali termini riferiti all’omosessualità consideri offensivi. Leone distingue tra parole che personalmente può tollerare e termini che, soprattutto quando rivolti a ragazzi molto giovani, possono diventare ferite pesanti e contribuire a isolamento e sofferenza.

Il confronto con Jonghi Lavarini si concentra quindi su Vannacci, famiglia e omosessualità. Leone dice di essere preoccupato da un eventuale ingresso al governo di quell’area politica e contesta l’idea di descrivere gli omosessuali come “anormali” soltanto perché minoritari. Jonghi Lavarini insiste invece sul ruolo privilegiato che, secondo lui, lo Stato dovrebbe riconoscere alla famiglia composta da uomo e donna finalizzata alla procreazione.

Leone racconta di essere unito civilmente al proprio compagno e rivendica che quella relazione sia per lui una famiglia a tutti gli effetti. Jonghi Lavarini sostiene invece che lo Stato debba distinguere tra unioni omosessuali e famiglia eterosessuale con figli e aggiunge valutazioni sulla durata e sulla promiscuità delle coppie omosessuali che Leone contesta. Lo scontro arriva anche alla presunta forza delle “lobby” LGBT: Jonghi Lavarini le descrive come minoranze influenti in determinati settori, mentre Leone ribatte che parlare di potere LGBT è difficilmente compatibile, a suo giudizio, con proposte volte a limitare la presenza pubblica di determinati contenuti.

Anna da Roma contro Francesco Leone

A 59:38 entra Anna da Roma, indignata soprattutto dal fatto che Leone porti una fede per rappresentare la propria unione. Anna considera il matrimonio esclusivamente come unione tra uomo e donna e utilizza argomentazioni religiose per condannare l’omosessualità e i rapporti tra persone dello stesso sesso.

Leone reagisce accusandola di confondere il cristianesimo con il giudizio e l’odio verso gli altri. Rivendica l’amore per il proprio compagno, richiama il messaggio di Papa Francesco sul non giudicare e ripete che la propria relazione non è una provocazione contro la religione. Anna non arretra e continua a considerare l’unione omosessuale incompatibile con la propria concezione della fede. Il blocco si trasforma così in uno scontro frontale tra morale religiosa tradizionale e riconoscimento delle relazioni omosessuali.

Il dottor Angelo Stuto e la scienza del deretano

A 1:05:38 la politica scompare completamente. Arriva il chirurgo proctologo Angelo Stuto, chiamato a risolvere l’ormai interminabile dibattito della trasmissione sulla corretta igiene anale.

Stuto sconsiglia di utilizzare le dita per la pulizia interna e, nella sua spiegazione, suggerisce una sequenza precisa: prima acqua, preferibilmente tiepida, e successivamente carta igienica, senza strofinare con forza. Cruciani scopre così di aver seguito per anni il procedimento opposto. Il medico spiega inoltre che evacuare più volte al giorno non indica automaticamente una patologia, anche se irritare continuamente la zona con la carta può creare problemi.

La conversazione si allarga alla fisiologia della defecazione, definita da Stuto un atto sorprendentemente complesso, e alla manovra di Valsalva, lo sforzo effettuato durante l’evacuazione. Inevitabile il passaggio al sesso anale: il proctologo dice di non demonizzarlo, ma sottolinea la necessità di attenzione, lubrificazione e strumenti adatti per evitare lesioni.

Dopo fascismo, immigrazione, omosessualità e religione, La Zanzara riesce quindi a chiudere la puntata discutendo seriamente di acqua tiepida, carta igienica e anatomia del retto. Perfettamente in linea con la descrizione ufficiale del programma: “notizie e politica”, ma a modo suo.