L’articolo

Roberto Jonghi Lavarini entra nella puntata presentandosi con entusiasmo per i risultati della destra tedesca e parlando di una possibile “riscossa europea”. Da lì il confronto prende immediatamente una direzione estrema, perché l’ospite non arretra rispetto alle posizioni già espresse in passato e rivendica apertamente il proprio giudizio sui fascismi del Novecento.

«Giudizio complessivamente positivo sui fascismi europei»

Alla domanda sulle sue posizioni politiche, Jonghi Lavarini afferma di avere un “giudizio complessivamente positivo sui fascismi europei” e precisa di non voler rinnegare quelle valutazioni.

Cruciani gli chiede quindi in modo diretto se avrebbe preferito una vittoria delle potenze dell’Asse nella Seconda guerra mondiale. La risposta è netta: Jonghi Lavarini dice di sì e sostiene che, secondo la sua opinione, sarebbe stato “un mondo migliore per tutti”.

È un’affermazione che scatena immediatamente la reazione degli interlocutori. Il confronto si sposta così dal presente alla concezione stessa della democrazia e del rapporto con il passato fascista.

Jonghi Lavarini sostiene che, nello specifico contesto storico al quale fa riferimento, il fascismo fosse preferibile alla democrazia. Aggiunge però che oggi immagina una forma diversa di sistema politico: parla di un rapporto più diretto tra popolo e presidente e di governi stabili che definisce “nazional popolari”.

Quando viene citato Mein Kampf, evita una condanna assoluta del testo e sostiene che, come altri libri politici e ideologici, possa contenere anche elementi da analizzare senza un approccio che definisce manicheo.

Lo scontro con Briganti

È proprio su questo terreno che il confronto con Annarita Briganti esplode.

Jonghi Lavarini la attacca definendola ripetutamente “comunistella” e contestandole il diritto di impartire, a suo giudizio, lezioni di storia e democrazia. Briganti reagisce duramente e gli contesta sia il contenuto delle affermazioni sia il tono personale utilizzato nei suoi confronti.

Cruciani interviene più volte per fermare lo scontro e chiede espressamente a Jonghi Lavarini di scusarsi per alcune frasi rivolte alla giornalista. L’ospite, però, non arretra e continua ad attaccarla sul piano politico.

Il dibattito diventa così sempre meno storico e sempre più personale, fino a trasformarsi in una raffica di accuse reciproche.

Omosessualità, famiglia e “propaganda gender”

La discussione cambia nuovamente terreno quando viene affrontato il tema della presenza degli omosessuali in televisione e delle posizioni attribuite all’area politica vicina a Roberto Vannacci.

Jonghi Lavarini distingue tra una persona omosessuale che lavora come conduttore, attore o professionista dello spettacolo e quella che lui definisce “propaganda gender”. Dice di non avere problemi con il primo caso, ma di voler limitare la promozione di determinati messaggi nelle fasce protette.

Il confronto si irrigidisce ulteriormente quando si parla di natalità. Jonghi Lavarini sostiene che omosessualità e aborto rappresentino, secondo la sua visione, un problema per lo sviluppo demografico e collega il tema alla diminuzione della popolazione bianca europea.

Arriva quindi ad auspicare società con più famiglie, più matrimoni e “tanti bei figli bianchi”, sostenendo che ogni popolo dovrebbe svilupparsi nella propria terra conservando tradizioni, cultura, etnia e religione.

Sono affermazioni che vengono immediatamente contestate in studio e che Briganti interpreta come ulteriore conferma della natura radicale della posizione dell’ospite.

Jonghi Lavarini: «Sono putiniano convintissimo»

Nella parte finale si passa alla Russia.

Jonghi Lavarini distingue la propria posizione da quella di Vannacci, che definisce un “patriota pragmatico”, e afferma invece senza esitazioni: “Io sono putiniano convintissimo”.

Secondo la sua tesi, per gli interessi economici, energetici e geopolitici italiani sarebbe strategica un’alleanza con Vladimir Putin. Arriva inoltre a indicare il presidente russo come un modello al quale, a suo giudizio, potrebbero ispirarsi le nazioni europee.

Il confronto termina sul tema di Israele e degli ebrei in Germania, con un nuovo scontro verbale e la reazione durissima di Parenzo.

L’intervento di Jonghi Lavarini diventa così uno dei passaggi più accesi della puntata: non soltanto per la rivendicazione di un giudizio positivo sui fascismi europei, ma per una visione politica complessiva che tocca democrazia, identità nazionale, famiglia, omosessualità, natalità e rapporti con la Russia.