Il riepilogo

La puntata del 15 ottobre 2026, in questa versione tagliata a 38:05, rimane interamente dentro gli editoriali di Giuseppe Cruciani e David Parenzo. Si parte dalle mense scolastiche, si passa alla pena di morte, all’Islam, al fascismo, a Gaza, alla legittima difesa e alla cittadinanza, fino a chiudere ancora una volta sulla sicurezza.

L’elogio del maiale

Cruciani apre con quella che definisce senza mezzi termini una battaglia in difesa del maiale nelle mense scolastiche. In trasmissione viene citato il caso di Pordenone, dove la carne di maiale sarebbe stata eliminata dal menu per rendere l’offerta più inclusiva.

Per Cruciani è il principio a essere sbagliato: se una pietanza faceva parte del menu, l’aumento degli studenti stranieri o appartenenti ad altre religioni non dovrebbe determinarne la cancellazione. Parenzo, che personalmente non mangia maiale per motivi religiosi, non condivide però l’idea di eliminarlo per tutti. La sua soluzione è molto più semplice: mantenere il menu ordinario e offrire alternative adatte a musulmani, ebrei, vegetariani, celiaci o bambini con altre esigenze alimentari.

La discussione diventa così un confronto più generale su integrazione e scuola: per Cruciani inclusione non può significare cancellazione delle abitudini precedenti; per Parenzo significa aggiungere possibilità senza togliere nulla agli altri.

Pena di morte e famiglie delle vittime

Subito dopo torna uno dei temi più discussi nei giorni precedenti: l’esecuzione dell’autore della strage di Fort Hood. In trasmissione viene riferito che Donald Trump avrebbe rinunciato alla trasmissione pubblica dell’esecuzione, mantenendo però la possibilità per i familiari delle vittime di assistervi.

Cruciani approva apertamente questa seconda soluzione e la presenta come una forma di giustizia nei confronti delle famiglie. Il tema resta quello della pena di morte, con il conduttore molto più aperto alla componente punitiva e vendicativa rispetto a Parenzo.

Più avanti torna anche Carlo Freccero, che nei giorni precedenti aveva immaginato la fucilazione come un grande evento televisivo. Freccero scherza sulla costruzione di una vera diretta, con dibattito prima e dopo, telecamere, pubblicità e un lungo avvicinamento del condannato al momento dell’esecuzione.

Ali Scek Nur, Cisint e l’Islam

Altro fronte è Ali Scek Nur, già protagonista di numerose discussioni della trasmissione. Viene ripreso un suo intervento contro l’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint, impegnata nelle proprie battaglie contro l’Islam radicale e contro quello che viene definito in trasmissione il presunto tribunale islamico di Padova.

Scek Nur attacca Cisint anche sul piano personale, facendo riferimento alla sua età e alla menopausa. Successivamente accusa alcuni giornalisti Mediaset di essere “corrotti”.

Cruciani e Parenzo reagiscono duramente soprattutto a quest’ultima accusa. Il confronto non riguarda più soltanto Islam e politica, ma il confine tra critica pubblica e attacco personale.

Facchinetti, padel e sessismo

Si passa poi a Francesco Facchinetti, criticato per alcune dichiarazioni sul padel. Il concetto espresso è che gli uomini sarebbero maggiormente concentrati sulla competizione sportiva, mentre alcune donne utilizzerebbero il padel anche come occasione per conoscere uomini.

Per Cruciani è una generalizzazione discutibile, ma non necessariamente una manifestazione di sessismo. Parenzo la considera invece una sciocchezza.

Cruciani rilancia sostenendo di conoscere personalmente anche uomini che avrebbero iniziato a frequentare circoli di padel con l’obiettivo di rimorchiare e tradire la propria compagna. Il problema, secondo lui, non sarebbe quindi il sesso della persona ma l’uso del luogo sportivo come spazio di incontro.

Cazzullo e l’allarme fascismo

Il discorso politico arriva quindi ad Aldo Cazzullo e al fascismo. Cruciani sostiene che nel dibattito pubblico ci sia un ricorso eccessivo all’allarme sul possibile ritorno del fascismo e ritiene che Cazzullo contribuisca ad alimentarlo.

Viene trasmesso un intervento nel quale il giornalista sostiene invece che alcune idee fondanti del fascismo e del nazismo non siano scomparse: la convinzione che gli esseri umani abbiano un valore diverso in base a origine, etnia, religione o orientamento sessuale. Cazzullo richiama inoltre il rifiuto di Giorgia Meloni di definirsi antifascista.

Cruciani contesta proprio l’obbligo simbolico della definizione: per lui una persona può dichiararsi contraria a ogni totalitarismo senza dover necessariamente costruire la propria identità politica attorno all’antifascismo.

Gaza e la guerra dei numeri

Torna inevitabilmente anche Gaza. Cruciani manda in onda alcune dichiarazioni di Silvana De Mari, che utilizza dati demografici e proprie stime sulle vittime per contestare l’utilizzo del termine genocidio.

Le conclusioni e i numeri esposti da De Mari vengono trattati in studio come sue affermazioni e non come dati verificati dalla trasmissione. Parenzo, pur riconoscendo che alcune questioni vadano discusse, dice esplicitamente che non si sentirebbe di utilizzare quelle cifre con la stessa sicurezza.

Le telefonate riportano immediatamente il confronto ai livelli abituali, con paragoni tra Israele e nazismo e accuse rivolte a Parenzo. In un passaggio particolarmente pesante un ascoltatore sostiene che Israele sarebbe diventato un rifugio per criminali: Parenzo respinge l’affermazione e contesta la generalizzazione.

Legge Cruciani-Giordano: «Non si spara agli evasori»

La legge Cruciani-Giordano produce invece una delle domande più surreali della serata. Un ascoltatore chiede se, seguendo la logica della difesa della proprietà, si possa arrivare a sparare anche agli evasori fiscali perché sottraggono risorse alla collettività.

Cruciani respinge immediatamente il ragionamento.

La sua proposta, ribadisce, riguarda chi entra fisicamente in una casa o in un negozio mettendo in pericolo persone e proprietà. L’evasione fiscale deve essere perseguita dallo Stato e non giustifica alcuna reazione armata privata.

Poco dopo interviene Vincenzo da Napoli, ex commerciante, che racconta di aver subito aggressioni nel proprio negozio e si schiera apertamente dalla parte di Mario Roggero. Dice che voterebbe qualsiasi partito disposto a liberarlo e racconta di aver tenuto un coltello sul banco come strumento di difesa.

La telefonata prende poi una deviazione sul suo livello di istruzione: Vincenzo rivendica con orgoglio la quinta elementare e sostiene di essersi formato successivamente leggendo da solo.

La cittadinanza torna ancora

Proprio Vincenzo diventa il nuovo esempio utilizzato da Cruciani per tornare sul caso di Cadoneghe e della donna marocchina alla quale il sindaco Marco Schiesaro non aveva completato il passaggio legato alla cittadinanza dopo aver constatato, secondo il suo racconto, che non riusciva a parlare italiano.

Cruciani ribadisce la propria posizione: il fatto che esistano italiani con un italiano imperfetto non sarebbe un argomento valido, perché quelle persone sono già cittadine, mentre chi chiede di diventarlo deve rispettare i requisiti previsti.

Torna quindi ad attaccare le critiche rivolte al sindaco da Parenzo e Karima Moual e sostiene che Schiesaro si sia limitato a verificare una condizione prevista dalla procedura.

Il gioielliere che vuole armarsi

Gli editoriali si chiudono sulla sicurezza.

Viene trasmessa la testimonianza di un gioielliere veneto, indicato in trasmissione come Danieli, che racconta di aver subito numerosi furti e rapine. L’uomo dice di sentirsi indifeso e, interrogato sulla possibilità di armarsi, risponde di essere disposto a farlo.

Per Cruciani è l’ennesima conferma della sua tesi: una persona ripetutamente colpita dalla criminalità dovrebbe incontrare meno ostacoli nel momento in cui decide di proteggersi.

È proprio qui che arriva Clizia De Rossi in studio.

Ma questa versione della puntata si ferma a 38:05. Tutto quello che viene dopo resta fuori.