Il riepilogo
La puntata del 20 ottobre 2026 riparte esattamente dal punto in cui si era fermata quella precedente: le proteste, le vetrine distrutte, gli scontri con la polizia e la battaglia politica su come interpretarli. Giuseppe Cruciani apre costruendo provocatoriamente il suo “podio del cretino”, nel quale inserisce una serie di personaggi pubblici accusati di avere giustificato, minimizzato o contestualizzato troppo le violenze. Tra dichiarazioni attribuite a Marracash, esponenti politici, accademici e commentatori, il conduttore ribadisce la propria linea: protestare è legittimo, ma chi saccheggia negozi, incendia beni pubblici o colpisce le forze dell’ordine va trattato come un criminale. Torna ancora l’immagine del funzionario di polizia Angelo De Simone, ferito durante gli scontri e trasformato da Cruciani nel simbolo di uno Stato che, a suo giudizio, avrebbe le mani troppo legate.
Il “sacco di Milano” e la difesa della polizia
Cruciani insiste sulla necessità di una risposta molto più severa e arriva a sostenere l’idea di una manifestazione pubblica in appoggio alle forze dell’ordine e ai commercianti danneggiati. Riprende inoltre favorevolmente dichiarazioni che chiedono regole d’ingaggio più dure per la polizia, mentre Parenzo prova più volte a segnare una distanza dalle soluzioni più estreme. Nella discussione entrano anche Fedez, Marracash e Andrea Ruggieri, sempre dentro lo stesso schema: da una parte chi concentra l’attenzione sui danni, dall’altra chi insiste sulle ragioni sociali delle proteste. Cruciani respinge soprattutto l’idea che povertà, caro vita o rabbia possano diventare una giustificazione automatica per il saccheggio.
Clizia De Rossi: «State parlando solo delle vetrine»
A 39:10 arriva Clizia De Rossi, che contesta frontalmente l’impostazione della trasmissione. Secondo lei l’attenzione quasi ossessiva dedicata a qualche decina di ragazzi, alle vetrine e al poliziotto ferito serve a nascondere temi molto più grandi: studenti fuori sede che pagano cifre altissime per una stanza, famiglie in difficoltà, agricoltori, autotrasportatori e lavoratori che protestano contro il costo della vita. Quando Cruciani le mostra nuovamente le immagini delle forze dell’ordine colpite, Clizia risponde di essere molto più interessata ai manifestanti feriti e alle condizioni economiche che hanno portato le persone in piazza. La sua posizione diventa così una delle due polarità della puntata: le violenze non vengono celebrate, ma considerate marginali rispetto alle cause sociali che le precedono.
Prosperini: ordine pubblico, immigrazione e proiettili di gomma
A 47:05 entra Pier Gianni Prosperini e lo scontro con Clizia è immediato. Prosperini rivendica una posizione di destra molto dura, difende il consumo di carne contro gli animalisti e poi entra nel tema centrale della serata: gli scontri nelle città. Torna sulle sue storiche posizioni in materia di immigrazione e sostiene che anche per le seconde generazioni il rispetto delle leggi debba essere una condizione imprescindibile. Quando Cruciani gli chiede cosa avrebbe fatto al posto di chi gestiva l’ordine pubblico a Milano, Prosperini propone l’utilizzo di proiettili di gomma e di strumenti repressivi capaci, secondo lui, di fermare immediatamente chi devasta o aggredisce.
Clizia reagisce duramente e il confronto precipita rapidamente negli insulti personali. Lei ricorda le vicende giudiziarie di Prosperini e lo attacca sul passato politico; lui risponde con offese altrettanto pesanti. Al di là della rissa verbale, resta una contrapposizione chiara: per Prosperini chi assalta negozi e forze dell’ordine deve essere fermato fisicamente con grande decisione; per Clizia la trasmissione continua invece a ingigantire gli episodi violenti per non affrontare le cause economiche della protesta.
Filippo Champagne contro Jamal Favelas
A 1:03:10 entra Filippo Champagne, affiancato dal rapper Jamal Favelas. Jamal chiarisce subito di considerare sbagliati furti e violenze, ma dice anche di non provare particolare preoccupazione per la vetrina distrutta di una grande multinazionale. Il suo ragionamento è che i problemi realmente importanti siano altri: sanità, povertà, lavoro e condizioni di vita. Cruciani e Champagne gli chiedono quale collegamento concreto esista tra una lista d’attesa sanitaria e il saccheggio di un negozio.
Champagne porta il discorso all’estremo opposto. Ripropone la sua idea di utilizzare cecchini e reparti armati come deterrente contro devastazioni e saccheggi, arrivando a sostenere che colpirne uno servirebbe a far fuggire gli altri. Cruciani lo lascia sviluppare la provocazione ma prende le distanze dall’idea di sparare sui manifestanti. Champagne insiste però sul principio della deterrenza: secondo lui, sapere di trovare una risposta armata impedirebbe in partenza a molti ragazzi di distruggere auto e negozi. Jamal rimane sulla posizione opposta: condanna formalmente i reati, ma considera assurdo trasformare qualche vetrina di una multinazionale nel problema principale del Paese.
Fabio Marcon e i cassonetti come “punta dell’iceberg”
A 1:19:40 Cruciani chiama Fabio Marcon, dopo aver ripreso una sua frase sui cassonetti in fiamme. Marcon precisa che il senso del suo intervento non era celebrare i danni, ma considerarli la “punta dell’iceberg” rispetto a problemi che giudica più importanti: lavoro sottopagato, cementificazione, trasformazioni urbane e crisi climatica. Cruciani gli contesta l’equiparazione tra scelte politiche e violenza fisica, chiedendogli ripetutamente quale rapporto esista tra quelle questioni e una vetrina distrutta o un sasso lanciato contro un poliziotto.
Marcon rifiuta comunque di “condannare il bordello” nel modo richiesto da Cruciani. Dice di volerlo capire e collocare dentro un sistema economico e sociale che, dal suo punto di vista, produce altre forme di violenza meno visibili. Sostiene inoltre che la polizia, durante le proteste, sia parte di un apparato statale e contesta alcune cariche. Cruciani ribatte che davanti a saccheggi e lanci di pietre le forze dell’ordine devono necessariamente intervenire.
Due letture incompatibili della stessa piazza
L’intera puntata resta quindi inchiodata a una domanda che nessuno riesce davvero a risolvere. Cruciani, Prosperini e Champagne, con livelli molto diversi di radicalità, partono dall’atto concreto: una vetrina viene spaccata, un negozio saccheggiato, un agente colpito, e dunque lo Stato deve reagire. Clizia De Rossi, Jamal Favelas e Fabio Marcon insistono invece sul contesto: caro vita, salari, casa, precarietà, crisi economica e una rabbia che non può essere letta soltanto attraverso i danni provocati.
La distanza sta tutta lì. Per una parte della trasmissione il rischio è giustificare la violenza in nome del disagio. Per l’altra, il rischio opposto è usare la violenza di pochi per evitare di parlare del disagio di molti.













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