Il riepilogo

Il riepilogo

La puntata del 21 settembre 2026 parte ancora una volta da Roberto Vannacci e dal dibattito intorno a Futuro Nazionale, attraversa immigrazione, degrado urbano e integrazione e finisce tra Putin, complotti sull’11 settembre, nostalgia per Mussolini, sesso a pagamento e BDSM. Cruciani apre sostenendo che continuare a descrivere Vannacci come fascista o nazista finisca soltanto per rafforzarlo e arriva a indicare come auspicabile, per chi non vuole la sinistra al governo, un’alleanza tra il centrodestra e Futuro Nazionale. Parenzo gli contesta apertamente di stare ormai facendo campagna per quell’area politica. Cruciani difende inoltre il diritto degli artisti a non prendere posizione obbligatoriamente sul conflitto israelo-palestinese e scherza su una classifica delle città italiane dove, secondo una rilevazione citata in trasmissione, verrebbero cercate maggiormente persone trans sui siti di incontri, con Varese, Milano e Bergamo ai primi posti.

Il confronto su Vannacci continua con alcuni interventi raccolti da Parenzo per strada, tra cui quello di un fruttivendolo egiziano a Roma fortemente critico verso il generale. Cruciani ironizza sull’“inchiesta” del collega, mentre vengono rilanciate anche accuse politiche contro il programma di Futuro Nazionale. In mezzo arrivano, come sempre, telefonate che portano la puntata altrove: Mario Roggero torna nel dibattito, un ascoltatore propone teorie su Ustica e altri si scontrano su Ucraina, Russia e fascismo.

Modou Gueye contro Jolly Time

A 33:50 interviene Modou Gueye, inizialmente per contestare alcune dichiarazioni di Silvana De Mari sul diritto a non voler essere circondati da persone “diverse”. Modou reagisce chiedendo diverso rispetto a chi e sostiene che in una società reale sia impossibile pretendere di vivere soltanto accanto a persone della stessa origine, religione o cultura. Poco dopo, a 35:21, entra Jolly Time, influencer nigeriano che vive a Bologna e che ha costruito parte della propria notorietà filmando situazioni di degrado urbano.

Jolly Time racconta di intervenire nei parchi quando vede persone consumare droga davanti ai bambini, si dichiara favorevole alle forze dell’ordine e sostiene che una parte della sinistra e dei centri sociali lo attacchi invece di affrontare il degrado. Respinge l’etichetta di fascista e dice di frequentare persone di destra semplicemente perché apprezzano quello che fa. Per lui il problema non dovrebbe essere destra contro sinistra, ma cittadini che si uniscono contro spaccio, criminalità e degrado. Difende inoltre la rimigrazione degli irregolari e di chi delinque, sostenendo che alcuni immigrati compromettano l’immagine di quelli che rispettano le regole.

Modou parte da un punto comune — il sostegno alle forze dell’ordine e il rimpatrio di chi commette reati — ma considera completamente sbagliato il metodo di Jolly e soprattutto la sua vicinanza a gruppi dell’estrema destra. Parla di atteggiamenti da “squadrismo”, contesta l’idea delle ronde private e sostiene che la sicurezza debba restare compito della polizia. Lo accusa inoltre di alimentare una rappresentazione negativa dell’immigrazione e gli ricorda che, secondo quanto emerge dallo stesso confronto, anche Jolly arrivò inizialmente in Italia in una condizione irregolare prima di ottenere successivamente la possibilità di restare. Da lì lo scontro diventa durissimo: Modou gli rinfaccia la contraddizione tra la propria storia migratoria e il sostegno alla rimigrazione, mentre Jolly sostiene che chi arriva deve integrarsi, rispettare le regole e accettare anche il diritto degli italiani di porre limiti all’immigrazione. Alla domanda su chi sceglierebbe politicamente, dice di essersi trovato bene con il governo Meloni, pur precisando di non poter ancora votare.

Il ritorno del Dottor Garbo

A 1:00:30 torna un personaggio storico della trasmissione: il Dottor Garbo, Ferdinando Lorenzotti, collegato dal Principato di Monaco. Cruciani lo introduce ricordando i suoi video sui social, la vita tra località molto ricche e soprattutto le sue posizioni filorusse. Garbo racconta di essere diventato cittadino russo e di essersi “liberato” politicamente dell’Italia, paese che descrive come insicuro e mal governato. Difende Vladimir Putin e sostiene che la Russia stia reagendo alla possibile espansione della NATO verso l’Ucraina; per lui gli amici dell’Italia dovrebbero essere i russi e non gli americani.

Lo scontro con David Parenzo diventa immediatamente personale. Garbo lo provoca sulla sua identità ebraica e rilancia anche una teoria complottista sull’11 settembre, sostenendo che l’attentato sarebbe stato organizzato da non meglio precisati “poteri forti”. Parenzo gli ricorda la responsabilità rivendicata dal terrorismo islamista e considera le sue affermazioni deliranti. La discussione passa poi al modo in cui Garbo ostenta la propria ricchezza sui social: orologi, case, vacanze costose e vita a Montecarlo. Parenzo lo definisce un cafone e gli contesta il disprezzo mostrato verso chi vive in condizioni economiche più normali; Garbo ribatte che a criticarlo sarebbero soprattutto persone invidiose.

Il terreno diventa ancora più esplosivo quando Cruciani gli ricorda vecchie dichiarazioni su Benito Mussolini. Garbo nega di avere un tatuaggio del Duce ma rivendica frasi legate a “ordine e disciplina”, sostiene che durante il fascismo sarebbero state fatte anche cose positive e arriva a dire che oggi servirebbe una dittatura sul modello Putin. Parenzo reagisce ricordando la storia della propria famiglia e la fuga del nonno in Svizzera durante le persecuzioni. Sul finale Garbo definisce l’omosessualità “contro natura”, pur dicendo che ognuno può fare ciò che vuole in privato, e si dichiara contrario ai Gay Pride. Cruciani chiude già promettendo di riportarlo in trasmissione.

Caterina Collovati contro Julia Roccuzzo

A 1:12:40 entra Caterina Collovati e il punto di partenza è il messaggio di un’ascoltatrice che racconta di essere andata ad Amsterdam con il compagno e di aver condiviso con lui un’esperienza con una sex worker. Collovati reagisce duramente: per lei una coppia che ha bisogno di introdurre una terza persona a pagamento dovrebbe interrogarsi sul proprio rapporto, e se viene meno lo stimolo sessuale sarebbe più coerente lasciarsi anziché cercare esperienze che considera degradanti. Cruciani le contesta la solita impostazione moralista; Collovati ribatte di avere semplicemente principi morali precisi e di distinguere tra amore, affetto e pulsioni sessuali.

A 1:15:00 entra quindi Julia Roccuzzo, dominatrice professionista che racconta di avere numerosi clienti sottomessi, definiti “schiavi” nel linguaggio BDSM. Precisa che non ha rapporti sessuali con loro e che le pratiche avvengono all’interno di dinamiche concordate e consensuali. Dice di avere tra i clienti anche personaggi conosciuti, compreso un conduttore televisivo di cui non rivela il nome, e racconta che alcuni preferiscono pratiche fetish relativamente leggere mentre altri cercano forme di sottomissione più intense.

Collovati non crede che un comportamento del genere possa essere considerato normale e arriva a sostenere che attività simili dovrebbero essere vietate. Roccuzzo replica che sono gli stessi clienti a cercarla, che tutti sono adulti consenzienti e che il suo compito è conoscere i limiti delle pratiche per non provocare danni seri. Racconta inoltre di avere aperto una partita IVA per “servizi alla persona”, di lavorare su prenotazione e di non accettare semplici curiosi o neofiti. Alcuni clienti, dice, le pagano viaggi e regali semplicemente per il piacere di compiacerla.

La discussione termina su una frattura impossibile da ricomporre. Collovati considera quelle pratiche il sintomo di un problema da curare; Roccuzzo le presenta invece come una forma consensuale di BDSM praticata da adulti perfettamente consapevoli. Cruciani, naturalmente, osserva il tutto da una prospettiva molto più semplice: se qualcuno vuole pagare per essere sottomesso e nessuno viene costretto, non vede perché dovrebbe intervenire lo Stato. Una conclusione perfettamente in linea con una puntata iniziata parlando di Vannacci e terminata discutendo di clienti che pagano volontariamente una mistress.