The story
L’8 settembre 1943 diventa terreno di scontro a La Zanzara quando Fausto da Genzano interviene per proporre una lettura apertamente nostalgica della storia italiana.
La data è quella dell’annuncio dell’armistizio con gli Alleati. Fausto la definisce senza esitazioni «la vergogna d’Italia», sostenendo che in quel passaggio storico quelli che fino al giorno prima avevano indossato la camicia nera si sarebbero successivamente presentati come partigiani.
Il suo giudizio non resta sul piano della provocazione storica. Quando gli viene chiesto di chiarire la propria posizione politica, Fausto si dichiara apertamente fascista e rivendica anche il proprio sostegno a Roberto Vannacci.
Fausto: «Orgogliosamente fascista»
Il confronto si irrigidisce quando Parenzo gli chiede esplicitamente conto della sua posizione sul fascismo.
Fausto non prende le distanze: si definisce «orgogliosamente fascista» e, di fronte al riferimento all’alleanza dell’Italia mussoliniana con la Germania di Hitler, replica sostanzialmente rivendicando anche quella scelta storica.
La reazione in studio è immediata. Parenzo lo attacca duramente, mentre Cruciani prova più volte a mantenere il confronto sul significato dell’8 settembre e annuncia che alle 19:42, l’ora ricordata in trasmissione per il proclama, verrà riproposto l’annuncio radiofonico di Pietro Badoglio.
La trasmissione trasforma così l’anniversario in una sorta di ricostruzione provocatoria in tempo reale, mentre Fausto continua a contestare la narrazione dell’8 settembre come momento di liberazione.
Roberto da Milano entra nello scontro
A quel punto interviene Roberto da Milano, che attacca frontalmente Fausto.
Il tono è subito durissimo. Roberto contesta la sua preparazione storica e richiama le conseguenze dell’alleanza con la Germania nazista, accusando fascisti e repubblichini di aver contribuito alla morte di italiani.
Nel confronto emerge anche il riferimento alla Repubblica Sociale Italiana e all’eccidio di Cefalonia. Roberto richiama infatti i soldati italiani uccisi dai tedeschi dopo l’armistizio per contestare radicalmente l’idea di celebrare l’alleanza precedente con la Germania.
La discussione degenera rapidamente negli insulti, ma dietro il caos rimane una contrapposizione precisa: Fausto interpreta l’8 settembre come un tradimento e una resa nazionale; Roberto lo considera invece inseparabile dalle responsabilità del fascismo e dalle conseguenze dell’alleanza con Hitler.
Dall’8 settembre a Vannacci
Il confronto torna poi al presente.
Fausto conferma di essere sostenitore di Roberto Vannacci, raccontando di essere stato consigliere comunale per dieci anni e di attendere un eventuale coinvolgimento nell’area politica che fa riferimento al generale.
Per Parenzo la continuità tra la rivendicazione fascista di Fausto e il sostegno a Vannacci è politicamente significativa. Fausto, invece, non mostra alcun disagio nell’accostare le due posizioni e continua a rivendicare la propria identità.
È proprio questo passaggio a rendere l’intervento qualcosa di più di una discussione storica sull’armistizio: l’8 settembre diventa il punto di partenza per uno scontro sulla memoria del fascismo e sul modo in cui quella memoria viene ancora utilizzata nel dibattito politico contemporaneo.
Tra proclami di Badoglio, riferimenti alla Repubblica di Salò e accuse reciproche, Fausto da Genzano e Roberto da Milano finiscono così per rappresentare due letture inconciliabili dello stesso passaggio della storia italiana.













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